<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228</id><updated>2011-07-28T06:51:51.527-07:00</updated><category term='PAVESE'/><category term='darwin'/><category term='rondini'/><category term='antropologia'/><category term='alitalia'/><category term='relativismo'/><category term='pasqua neve'/><category term='prostituzione'/><category term='povertà'/><category term='politica'/><category term='mastella'/><category term='elezioni'/><category term='labirinto'/><category term='vangelo'/><category term='cina'/><category term='USA'/><category term='economia'/><category term='Sinistra'/><category term='ideologia'/><category term='annunciazione'/><category term='genetica'/><category term='bambini'/><category term='sesso'/><category term='mitologia'/><category term='nazismo'/><category term='Maria'/><category term='che guevara'/><category term='aborto'/><category term='burocrazia'/><category term='satira'/><category term='peccato'/><category term='avventura'/><category term='bossi'/><category term='società'/><category term='berlusconi'/><category term='chiesa'/><category term='evoluzionismo'/><category term='felicità'/><category term='creazionismo'/><category term='fiorello'/><title type='text'>TRECENTOSESSANTA°</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>61</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-6561315956938945070</id><published>2010-03-01T02:03:00.001-08:00</published><updated>2010-03-01T02:11:29.988-08:00</updated><title type='text'>IL BRUTTO DELLA DIRETTA</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S4uQ-zIJnCI/AAAAAAAAAb8/Oz5LRHdv0C4/s1600-h/d7951af27abc105224532d22d798045c%5B7%5D.jpg"&gt;&lt;img title="d7951af27abc105224532d22d798045c" style="border: 0px none; display: inline;" alt="d7951af27abc105224532d22d798045c" src="http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S4uQ_YFa_MI/AAAAAAAAAcA/jqwOrSWHads/d7951af27abc105224532d22d798045c_thumb%5B5%5D.jpg?imgmax=800" border="0" height="231" width="367" /&gt;&lt;/a&gt;      &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; E’ accaduto. Inevitabile come i ritardi della Freccia Rossa. Cartesianamente certissimo come il prossimo attacco berlusconiano alle toghe talebane la cui certissima esistenza procede ineluttabile dal cogito paranoide dell’arcoretano. Tuttavia continuo ancora a non crederci. Quando si dice l’ottimismo della volontà…&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Insomma ieri sera verso le 19 stavo in attesa davanti al plasma da 42 pollici HD ready, full optional 4x4 con blocco automatico del differenziale. Pregustavo un’oretta di sci di fondo ad altissimo livello: la gara conclusiva delle olimpiadi invernali di Vancouver. E chissà, anche una medaglietta per gli azzurri.  E infatti le prime immagini spiegavano che Di Centa e Pillercottrer stavano lì, con i migliori. La mia Adelscott era quasi finita ma non me ne accorgevo neppure tanta era la tensione  con la quale mi godevo le rigorose ancorché retoriche geometrie disegnate dagli sci sottili sulla granita bianca di &lt;i&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Whistler_Olympic_Park&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;&lt;span style="color:#7eb807;"&gt;Whistler Olympic Park&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color:#7eb807;"&gt; .   &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt; Brava Rai, esclamavo fra me e me, di tanto in tanto. Nonostante spinte sempre più invadenti in direzione della tv satellitare, della Pay tv e la lenta avanzata del digitale terrestre, c’è in Rai qualcuno che si preoccupa anche delle regioni, come la Lombardia, che la DGT-TV  ancora la stanno aspettando. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Insomma, la 50 Km a tecnica classica proseguiva mentre gli azzurri, tutti tranne l’immarcescibile Di Centa, si perdevano lungo la pista.  Tecnica classica. C’è ancora chi, nelle alte sfere olimpiche e non solo lì, considera positiva la sopravvivenza forzata di un modo di praticare lo sci di fondo privo ormai di qualsiasi ragione  tecnica, atletica o storica che sia. Imporre in gare importanti come quelle olimpiche l’utilizzo di uno stile  sciistico  come il passo alternato e il passo spinta in sostituzione dello &lt;em&gt;skating&lt;/em&gt;, sarebbe come imporre nel salto in alto lo scavalcamento ventrale. O, in ambito ciclistico, l’adozione dei freni a bacchetta. Vabbé.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Torniamo a bomba. La 50 km si avvia alla fine. Mancano 3000 metri (3 km, vale a dire circa 5 o 6 minuti, al traguardo. E Di Centa, con qualche fatica, è ancora lì con i primi. La tensione sale alle stelle. E l’immagine scompare in dissolvenza dallo schermo mentre una voce maschile calda e suadente annuncia che le riprese dalle fasi finali della gara di chiusura di Vancouver 2010 finiscono qui e si spostano su &lt;em&gt;Rai sport più&lt;/em&gt;. Ma cazzo! &lt;em&gt;Rai sport più&lt;/em&gt; è sul digitale terrestre! Che in Lombardia partirà ( se va tutto bene) nel maggio prossimo. Io  (insieme ad alcuni milioni di telespettatori lombardi) non posso aspettare, non ho tutto quel tempo; la gara finisce fra 5 minuti! Porca troia! Non possono farmi questa vigliaccata. Possono, possono, eccome se possono. E infatti sul plasma compare il faccione di un mezzobusto del TG2 che annuncia seraficamente l’inizio di un’edizione breve del telegiornale &lt;em&gt;“… a causa della diretta da Vancouver delle Olimpiadi invernali”&lt;/em&gt;.  Non ci credo ancora. Scanalo come un pazzo fra Rai 1, 2 e 3. Lo zapping si fa frenetico mentre scorrono i minuti. Adesso riparte la diretta, mi dico sempre meno convinto. Non è possibile che finisca così. E’ possibile, è possibile eccome. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; L’edizione “breve” del TG2 dura 13 minuti.  Di Centa è ormai scomparso per sempre tra i marosi ghiacciati di Whistler. La diretta della gara si è conclusa (sul digitale terrestre) da molto tempo. Quando riprende il collegamento analogico da Vancouver si fanno solo chiacchiere guidate dalla bidimensionale presenza di Ivana Vaccari sulla 50 km e ci rifanno vedere in differita l’arrivo di un Di Centa stremato e undicesimo.  Noi lombardi analogici siamo arrivati stremati e ultimi. Anzi non abbiamo nemmeno finito la gara. Mi piacerebbe tanto, ma proprio tanto, rimanere solo anche per pochi secondi, con il genio che ha deciso il taglio delle trasmissioni analogiche a 5 minuiti dalla conclusione della 50 km. Il bello della diretta? Ma de che? &lt;em&gt;“Ahi serva Italia di dolore ostello…”.  &lt;/em&gt;(Purgatorio, VI, 76-78)&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-6561315956938945070?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/6561315956938945070/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=6561315956938945070' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6561315956938945070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6561315956938945070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2010/03/il-brutto-della-diretta.html' title='IL BRUTTO DELLA DIRETTA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S4uQ_YFa_MI/AAAAAAAAAcA/jqwOrSWHads/s72-c/d7951af27abc105224532d22d798045c_thumb%5B5%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-6486405858549254885</id><published>2010-02-28T06:28:00.001-08:00</published><updated>2010-02-28T06:28:23.443-08:00</updated><title type='text'>INDIFFERENTE A CHI?</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S4p9gugPYzI/AAAAAAAAAbs/aZGz_4YntfY/s1600-h/locandina%5B3%5D.jpg"&gt;&lt;img title="locandina" style="border-right: 0px; border-top: 0px; display: inline; border-left: 0px; border-bottom: 0px" height="394" alt="locandina" src="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S4p9hmbHdhI/AAAAAAAAAbw/F3bUGZ9cU7I/locandina_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800" width="278" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;font color="#80ff80"&gt;La locandina del film di Francesco Maselli tratto dal romanzo di Moravia. Con Rod&lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=148"&gt;&lt;font color="#80ff80"&gt; Steiger &lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font color="#80ff80"&gt;, &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=202"&gt;&lt;font color="#80ff80"&gt;Claudia Cardinale&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font color="#80ff80"&gt;, &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=330"&gt;&lt;font color="#80ff80"&gt;Shelley Winters&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font color="#80ff80"&gt;, &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=3520"&gt;&lt;font color="#80ff80"&gt;Tomas Milian&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font color="#80ff80"&gt;, &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=4381"&gt;&lt;font color="#80ff80"&gt;Paulette Goddard&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font color="#80ff80"&gt; (1964).&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160; &lt;font color="#ff8040"&gt; “ L'uomo non è dunque &lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;font color="#ff8040"&gt;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160; altro che questo?”&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;font color="#ff8040"&gt;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160; Shakespeare (&lt;i&gt;Re Lear&lt;/i&gt;; III I) &lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;Non ci sono preamboli, né attese o annunci. Un'irruzione, piuttosto. Moravia erompe improvviso nel panorama culturale italiano ormai pienamente e graniticamente controllato da littoria censura. Diciotto anni appena ma già maturo e completo autore; smaliziato e sensibile osservatore di una società in crisi profonda. Ideale, economica, culturale. Nasce qui il crollo interiore dei personaggi che si agitano nelle pagine del romanzo. Il malaticcio, anzi malatissimo, Moravia fa il suo ingresso insieme alla protagonista: &lt;i&gt;&amp;quot;Entrò Carla...&amp;quot;&lt;/i&gt;. Non c'è una porta che si apre. La realtà è già totalmente spalancata sull'accidiosa società piccolo borghese che popola le pagine di uno splendido esordio letterario il cui colore dominante è &lt;i&gt;&amp;quot;...un'oscurità grigia...&amp;quot;&lt;/i&gt; che opprime ambienti, oggetti, pensieri, anime. La luce, il suo piccolo cerchio, rivelando pochi, brevi segmenti di mondo, respinge tutto il resto &lt;i&gt;&amp;quot;...nell'ombra del salotto...&amp;quot; &lt;/i&gt;e separa con feroce affilatezza &lt;i&gt;&amp;quot;..i gingilli e gli altri oggetti...&amp;quot; &lt;/i&gt;dai&lt;i&gt; &amp;quot;...loro compagni morti e inconsistenti sparsi nell'ombra...&amp;quot; &lt;/i&gt;di un'opaca indifferenza&lt;i&gt;. &lt;/i&gt;In significativa consonanza col titolo dell'opera.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Moravia entra in argomento con bruciante folgorazione divaricando con violenza i battenti del soggettivismo pessimista che sostiene le vicende di cinque indifferenti attori. Per questo si capisce che gli oggetti, la loro &amp;quot;fisica&amp;quot;, non sono reali se non c'è luce ad illuminarli. Non esistono se non esiste prima e accanto un soggetto ad osservarli, ad attribuire loro consistenza e ragion d'essere. Senza la luce di uno sguardo essi non si limitano a risultare invisibili ma si dematerializzano e muoiono. È la presenza umana ad animare la materia inerte. L'asino del &lt;i&gt;&amp;quot;budda campagnolo&amp;quot;&lt;/i&gt; lo conferma assentendo con ottuse oscillazioni del capo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma chi dà moto ed anima al soggetto? Chi fa vivere l'uomo? Nulla, sentenzia il pessimismo moraviano. L'uomo è solo perchè non ha un anima. Sartre con la sua depressa &lt;i&gt;weltanschauung&lt;/i&gt; è già ben operante nel giovanissimo Pincherle, alias Moravia. Per questo la breve descrizione di Carla assume le caratteristiche asettiche di una scheda tecnica e di un manifesto epocale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;C'è, in Moravia, una psicologia delle cose che integra e spesso sostituisce quella umana talché l'oggetto, la cosa, sviluppa a volte un evidente, anche se difficilmente decifrabile, profilo interiore, una visibilità quasi antropomorfa in assenza della quale anche l'umano perde di profondità e significato.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Solo la stolida, semi meccanica incombenza del sesso dà l'illusione della vita. E dell'odio; onnipresenza cupa tuttavia vitale che suscita dall'ombra &lt;i&gt;&amp;quot;...l'onda cupa del rancore &lt;/i&gt;(...)&lt;i&gt; nera e senza schiuma...&amp;quot;. &lt;/i&gt;Schiuma: leggera inconsistenza dalla quale siamo nati, esile primordialità organica che la melma dell'indifferenza non riesce neppure a produrre. Solo la lutulenta libidine di Leo è in grado di conferire a Carla una parvenza di vitalità. Vuoto e improduttivo cinematismo: è, la giovane, per l'uomo, una porcellana cinese esteticamente accattivante. Nient'altro. E' lui, Leo, l'egocentrico, l'opportunista amante della madre, avido (ma almeno vitale) concupitore della figlia, a parlare per tutti con monomaniacale engastrimismo. Carla avverte oscuramente di essere destinata al peggio. E persino lo desidera. Anche se la presenza asfissiante del desiderio suscita un &lt;i&gt;&amp;quot;...meschino disgusto...&amp;quot;. &lt;/i&gt;L'alternativa si rivela &lt;i&gt;&amp;quot;...una vergogna, un rossore, un disonore...&amp;quot;. &lt;/i&gt;Ma la coscienza totale non si manifesta mai. La giovane è preda di una totale alienazione che le preclude ogni possibilità di scelta autonoma. Per questo chiede lumi alla propria immagine riflessa dallo specchio. La risposta è spietata e Carla scopre di non essere in grado neppure di pensare. Scopre di potere soltanto dimenarsi nel magma della più assoluta spersonalizzazione. E’ un’altra maschera, proprio come la madre. Non le resta che la fuga nel sonno &lt;i&gt;“…nero come la pece”&lt;/i&gt;. Carla avverte solo il disagio profondo dell’esistere. Fuggirà per sempre. Tutti, nel romanzo di Moravia, sono in fuga. Ma non c’è un luogo, un approdo verso il quale dirigersi. Anche se ne intuiscono vagamente l’esistenza.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Neppure di questo opaco presentimento è capace Mariagrazia. Attorno alla sua figura prende forma la &lt;i&gt;&amp;quot;...faccia immobile...&amp;quot; &lt;/i&gt;d'un immemorabile tabù che Leo ha da tempo violato e il cui &lt;i&gt;mana&lt;/i&gt;, ormai assopito nella polvere dell'indifferenza, assume i contorni di un’arcaica maschera senza volto. La madre è infatti soltanto una &lt;i&gt;&amp;quot;...maschera stupida, patetica...&amp;quot;&lt;/i&gt; ottusamente e incrollabilmente ancorata al profondo nulla che Leo erutta senza sosta. Non capisce, Mariagrazia, quel che succede, ciò che sta per accadere, ciò che &lt;i&gt;deve&lt;/i&gt; accadere.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;È Michele, condannato a pensare con imbelle ma tenace lucidità, a cogliere fino in fondo l'inamovibile fatalità di una vita che afferra il vuoto e lo dissolve. Il giovane sa perfettamente che i suoi conati di odio verso l'amante della madre e della sorella sono soltanto brevi e snervate deflagrazioni destinate subito a spegnersi, a trasformarsi in tremolanti fuochi fatui nel cimitero dei sentimenti. Tutto è finzione: le parole, i rapporti umani, i sentimenti, gli sguardi. Michele lo sa e tenta qualche debole resistenza. Ma cade sempre in ginocchio, sconfitto dalla pigrizia e dall’indifferenza. Anche lo “scontro fisico” con Leo si conclude con una resa. E si lascia travolgere da. &lt;i&gt;“…quell’indegna commedia”&lt;/i&gt; E s’agita a vuoto, inerme di fronte ai fantasmi esangui di un volere esausto. E’ condannato a pensare, a vedere, a capire con lucida nettezza. Ma è incapace di agire. Come Carla, come Mariagrazia, come tutti in fondo. Anche Leo è, in realtà, “inattivo”. Si limita a prendere ciò che trova, a raccogliere frutti già caduti, a lasciarsi trasportare dall’indifferenza, dall’egoismo, dall’interesse. E’ questa la società, il mondo descritto dal giovane Moravia. Sono il nostro mondo, la nostra società. Siamo noi?&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-6486405858549254885?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/6486405858549254885/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=6486405858549254885' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6486405858549254885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6486405858549254885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2010/02/indifferente-chi.html' title='INDIFFERENTE A CHI?'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S4p9hmbHdhI/AAAAAAAAAbw/F3bUGZ9cU7I/s72-c/locandina_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-6281553739314338842</id><published>2010-02-02T08:35:00.001-08:00</published><updated>2010-02-02T11:56:31.634-08:00</updated><title type='text'>IL SIGNORE DELLE MOSCHE</title><content type='html'>&lt;p&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S2hUQFTJaBI/AAAAAAAAAbg/7Jsznx_ftMU/s1600-h/Beelzebub%5B3%5D.png"&gt;&lt;img title="Beelzebub" style="border: 0px none; display: inline;" alt="Beelzebub" src="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S2hUQqvNsQI/AAAAAAAAAbk/X16Koaq6TX0/Beelzebub_thumb%5B1%5D.png?imgmax=800" border="0" height="307" width="270" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tutto ha inizio alcune migliaia di anni fa. Golding lo sa bene. Per questo il titolo del suo romanzo più famoso traduce l’espressione arcaica Baal-zebub, letteralmente il signore delle mosche, citato con questa espressione nel libro dei Re (&lt;i&gt;“Andate e interrogate Baal-zebub, dio di Accaron…” &lt;/i&gt;2,1-2). Stiamo parlando di Satana, insomma, l’Avversario, l’Accusatore, divinità di origine fenicia con il nome di Baal, idolatrata in seguito dai cananei e chiamata da Cristo “principe di questo mondo”. Lunga è la teoria dei nomi di Baal-zebub. Da diavolo &lt;i&gt;“colui che divide&lt;/i&gt;”, a Lucifero &lt;i&gt;“portatore di luce”&lt;/i&gt;. Inquietante la circostanza che l’altro portatore o creatore di luce sia il dio misericordioso della Bibbia il cui lufiferente attributo coincide con le caratteristiche dell’Avversario.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La vicenda dei bimbi e bambini catapultati su un’isola corallina del tutto deserta, a causa di un incidente aereo, appare dunque segnata fin dalla prima di copertina da un fetore sulfureo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ecco, avverte Golding, come eravamo. E come siamo tuttora, irrimediabilmente legati alle nostre oscure origini. Proveniamo da radici crudeli e spietate che affondano in una superficie melmosa e buia. C’è, nel bel libro di Golding, un grido d’allarme urlato a gran voce davani agli occhi del mondo contemporaneo (il romanzo uscì nel 1954). Un invito pressante a riflettere, a fermarsi anche solo per qualche istante a guardare intorno a noi. Dentro di noi. Nulla è cambiato però. Quei bambini condannati dal caso ad una convivenza forzata, percorrono a ritroso in poco tempo, senza la minima deviazione, la medesima strada seguita dall’umanità nel corso di un’evoluzione durata molte centinaia di migliaia di anni. Un percorso lastricato di violenza. Con gli stessi, tragici esiti. Come allora l’unica speranza di sopravvivenza per l’Uomo-bambino è l’accettazione di alcune regole di convivenza, se non del tutto pacifica, almeno armistiziale. Norme che totemizzano nell’oggetto simbolo del potere. Dapprima nella conchiglia-scettro. Poi, in pieno parossismo, nella testa di maiale divorata dalle mosche. Baal-zebub è già presente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La storia dei bambini sull’isola prende a muoversi dalla scoperta della grossa conchiglia di cui Ralph si impossessa. L’istinto, sempre lo stesso che guiderà l’azione del gruppo, gli dice che la salvezza di quella minuscola società risiede nello strumento che è, insieme, tromba del giudizio, cimbalo di guerra, campana di adunanza, ancora primordiale di salvezza. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;“Dov’è l’uomo col megafono?” &lt;/i&gt;. La prima domanda&lt;i&gt; &lt;/i&gt;indica con precisione il simbolo dell’autorità che può salvare dal caos del tutti contro tutti instaurando una gerarchia che posa reggere una sorta di solidarietà coatta del gruppo destinato però in breve tempo a trasformarsi in orda. Non conta chi lo impugna. Conta la normatività dello strumento che diventa quasi subito un’altra cosa . &lt;i&gt;“Dov’è l’uomo con la tromba?” &lt;/i&gt;chiede Jack attirato sulla spiaggia con altri ragazzi dal suono imperioso della &lt;i&gt;“zanna lucente”. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;La regressione, il ritorno alle origini è già in atto: la voce umana trasmessa dall’”imbuto” trasfigura nel potere arcaico e arcano del suono puro E immediatamente si presenta l’antagonista. E’ chiarissimo. Sarà lui, Jack, a far crollare con esiti tragici l’autorità della “zanna” alla quale Ralph si aggrapperà disperatamente fino all’ultimo. E’ il grassoccio Piggy a porre per primo l’interrogativo. E’ trascorsa solo una manciata di minuti ma l’oggetto assume già i connotati autoritativi dello scettro. Piggy cerca la legge degli adulti che finora lo ha sempre confortevolmente guidato e rassicurato. Desidera una norma alla quale aggrapparsi. Vuole che la tromba squilli forte per mettere in fuga i fantasmi della solitudine e dell’abbandono, gli elfi maligni della foresta. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E ecco la conchiglia. Ralph la trova e se la tiene stretta. Chiama a raccolta i sopravvissuti con la voce eterna del mare. La storia ha inizio qui e qui finisce.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sappiamo già quello che sta per accadere, riga dopo riga, sotto un cielo di cristallo blu. Fino all’esito tragico del sacrificio umano voluto e perpetrato da primati-bambini in nome del &lt;i&gt;“ramo d’oro” &lt;/i&gt;strappato dalle mani di un piccolo re-della-conchiglia . Un re, dai tratti nemorensi, che deve morire. Il Signore delle mosche esige un tributo di sangue&lt;i&gt;. “Prendetelo! Ammazzatelo! Scannatelo!” &lt;/i&gt;Simone ha il solo torto&lt;i&gt; &lt;/i&gt;di aver rivelato la vera natura della bestia, il suo aspetto umano, la sua anima terrena e psichica. Per questo deve morire: per aver fatto luce sul mistero , colpevole di aver rivelato una verità indicibile e innominabile. Ogni rivelazione, ogni conoscenza, da Adamo a Cristo, da sempre comporta un sacrificio. La bestia è nella nostra mente e ne abbiamo bisogno per accettare e giustificare un’antica colpa, un peccato mai commesso. L’uomo, la nostra “umanità”, è morto già dal prologo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il lieto (lieto?) fine non inficia il senso della sconvolgente parabola che descrive una sorta di &lt;i&gt;“Apocalypse now”&lt;/i&gt; ante litteram, densa di echi frazeriani. &lt;i&gt;“Orrore, orrore…” &lt;/i&gt;mormora il lettore con adeguata espressione di disgusto insieme a Brando- Kurtz che sta per essere ucciso dal “nuovo re” mentre la cinepresa guidata dalla mano di Coppola, pochi secondi prima del sacrificio, con lento e apparentemente distratto movimento, inquadra un vecchio libro abbandonato su un tavolo: &lt;i&gt;“The golden bough”&lt;/i&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Al termine delle intense pagine di Golding i ragazzi vengono salvati. Ne mancano “soltanto” due: il grassoccio e femmineo Piggy “caduto sul campo”, e il piccolo Simone, vittima sacrificale della “bestia”. Tutto si fa chiaro nella &lt;i&gt;“sacra selva di Nemi”&lt;/i&gt;. Tutto accade perché da sempre deve accadere.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-6281553739314338842?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/6281553739314338842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=6281553739314338842' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6281553739314338842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6281553739314338842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2010/02/il-signore-delle-mosche.html' title='IL SIGNORE DELLE MOSCHE'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S2hUQqvNsQI/AAAAAAAAAbk/X16Koaq6TX0/s72-c/Beelzebub_thumb%5B1%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-9134350927166757837</id><published>2010-01-29T06:57:00.001-08:00</published><updated>2010-01-29T07:01:42.420-08:00</updated><title type='text'>IL RISVOLTO DI CUPERTINO</title><content type='html'>&lt;p&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S2L3cuSVAeI/AAAAAAAAAbQ/ClwCkxl747I/s1600-h/apple-ipad%5B3%5D.jpg"&gt;&lt;img title="apple-ipad" style="border: 0px none; display: inline;" alt="apple-ipad" src="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S2L3dFitgjI/AAAAAAAAAbU/bYEyF7Z4Idg/apple-ipad_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800" border="0" height="227" width="345" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sia l’ipad. E l’ipad fu.  E Styahweh  Jobs vide che era buono e giusto. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E’ nato, finalmente. C’è chi dice che sia nato morto. Altri sostengono con entusiasmo che si tratta di una rivoluzione senza pari in materia di multimedialità.  Insomma il solito Steve Jobs (il dio-genio-padrone di Apple) che, avvolto da un’aureola  virante al blu intenso, fra gli applausi di una ben organizzata &lt;em&gt;claque &lt;/em&gt;di rappresentanti della cosiddetta “stampa specializzata” (ma non solo quella), ha presentato sul palco dello Yerba Buena Center di San Francisco, nel cuore della schwarzeneggeriana California,  l’ipad: summa tecnologica dell’e-universo multi-touching-tasking-searching-playing &lt;em&gt;and so on. &lt;/em&gt;Metteteci tutto quanto fa informatica di consumo e avrete un’idea sostanzialmente esatta delle caratteristiche del prossimo oggetto del desiderio virtuale di milioni di assatanati &lt;em&gt;teenagers&lt;/em&gt; ma non solo. Come sempre accade  in questo settore, il mondo si è diviso.  &lt;em&gt;“Avrà un successo epocale”&lt;/em&gt;; &lt;em&gt;“Sarà un iflop disastroso”&lt;/em&gt;. Non ci sono vie di mezzo.  Bipolarismo informatico globalizzato. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Ma l’ipad stevejobsiano è davvero uno strumento avveniristico destinato a soppiantare in sol colpo notebook, netbook, ebook, iphone, ipod, gps,  e via siglando? Le prime notizie parlano di una specie di contenitore elettronico tuttofare con caratteristiche d’avanguardia in grado di far immergere in un empireo di ebbrezze informatiche i “fortunati possessori” del magico strumento. Cito da un sito internet specializzato (&lt;a href="http://www.wintricks.it/"&gt;www.wintricks.it&lt;/a&gt;) : &lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;em&gt;L’iPad dispone anche di accelerometro, bussola digitale, microfono, altoparlante, connettività Bluetooth 2.1 e può collegarsi ad Internet tramite Wi-Fi. Su iPad possono girare le applicazioni già sviluppate per iPod Touch e iPhone, anche a tutto schermo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;  Porca puttana! E’ una bomba. Non sappiamo però se sia in grado di produrre anche té,  caffé,  cappuccino e cioccolata calda con panna. In compenso consente di&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;em&gt;navigare su Internet e consultare la posta elettronica, visualizzare foto e filmati, ascoltare musica, consultare mappe digitali e giocare.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;  Figo!  I lavoratori della (ormai quasi ex) Fiat  di  Termini Imerese faranno la coda per accaparrarsene uno alla modica cifra (modello base) di quasi 500 dollari, circa €360 . Mica pochissimo ma vuoi mettere per uno strumento che fa futuro come una bestia  e che pesa appena 670 grammi, è lungo circa 30 centimetri e largo 20 e ha uno schermo &lt;em&gt;multi touch&lt;/em&gt; con la diagonale di 9.7 pollici (pardon: &lt;em&gt;inches; &lt;/em&gt;apprezzate la precisione &lt;em&gt;multilingual&lt;/em&gt; o no?) e uno spessore di appena 1.3 centimetri.  &lt;em&gt;Par condicio&lt;/em&gt; impone adeguata conversione: circa 0.5 pollici. O, se preferite, 0.7 anulari, ovvero 0.6 medi. Un algoritmo di conversione centimetri – alluci non è stato ancora implementato. Ma Steve Jobs ha rivelato che, in collaborazione con alcuni ricercatori del Mit, ne sta progettando uno da inserire tra i pacchetti software disponibili nella prossima versione dell’ipad che sarà denominato,  per l’occasione, &lt;em&gt;ibigtoe&lt;/em&gt;. Oppure &lt;em&gt;ihandjobs &lt;/em&gt;se gli jeromonaci di Cupertino riusciranno ad implementare tra le funzioni di ipad anche una &lt;em&gt;suite&lt;/em&gt; per realizzare sesso sicuro e garantito. &lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Ma la vera e sconvolgente novità del neonato mostro (o mostriciattolo?) di Cupertino, Silicon Valley,  riguarda un risvolto assolutamente inatteso: l’ipad consentirà di sfogliare quotidiani e libri: La notizia, come si può capire, è una vera bomba. Basta leccate di dita per  passare da una pagina all’altra.  Basta crisi isteriche in caso di perdita del segnalibro preferito. Basta, soprattutto, con quella spossante ginnastica sul metrò affollato, nel vano tentativo di aprire e consultare il nostro quotidiano preferito. E’ sufficiente sborsare €360 e il gioco è fatto. Sotto gli sguardi lividi d’invidia degli altri passeggeri, ostenteremo con superiore indifferenza il nostro e-quotidiano formato &lt;em&gt;tablet &lt;/em&gt;essendo ormai il &lt;em&gt;tabloid&lt;/em&gt; reperto archeologico desueto e tardoromanticamente improponibile. Certo dovremo adattarci alla novità dello strumento evitando di umettare l’indice nel tottiano tentativo di sfogliare l’ipad, notoriamente privo di pagine cartacee. Ma dopo i primi giorni non sarà più un problema: ce la faremo. E saremo finalmente felici. Insieme a Jobs. E gli editori di libri e giornali saranno infelici. Per sempre. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-9134350927166757837?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/9134350927166757837/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=9134350927166757837' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/9134350927166757837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/9134350927166757837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2010/01/il-risvolto-di-cupertino.html' title='IL RISVOLTO DI CUPERTINO'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S2L3dFitgjI/AAAAAAAAAbU/bYEyF7Z4Idg/s72-c/apple-ipad_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-3178053573160459791</id><published>2010-01-25T06:31:00.001-08:00</published><updated>2010-01-25T06:34:07.127-08:00</updated><title type='text'>LA BOCCIATURA DI BOCCIA                E GLI ASINI DI BURIDANO</title><content type='html'>&lt;p&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S12rMm6Z6ZI/AAAAAAAAAbI/Um3ciaTZPqg/s1600-h/asino-monte-amiata%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img title="asino-monte-amiata" style="border-right: 0px; border-top: 0px; display: inline; border-left: 0px; border-bottom: 0px" height="294" alt="asino-monte-amiata" src="http://lh6.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S12rNOB0x0I/AAAAAAAAAbM/9S_Qw97L4Y4/asino-monte-amiata_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800" width="262" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E' andata come tutti (tranne D'Alema) si spettavano. Vendola succede trionfalmente a se stesso. Lo fa a furor di popolo con una maggioranza bulgara. Il 73% dei voti con i quali il Governatore pugliese uscente si aggiudica le primarie contro il dalemiano Boccia, è più che illuminante. Per una serie di motivi alcuni dei quali dirimenti per una valutazione politicamente corretta del Pd e del futuro del centro-sinistra italiano. O, se preferite, sinistra-centro: l'inversione dei termini non mi sembra significativa né la presenza o meno del trattino.  &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Innanzitutto perché conferma, con buona pace dei detrattori, che il sistema delle primarie, oltre a costituire strumento potente di democrazia interna, funziona davvero.  La seconda &lt;em&gt;nomination&lt;/em&gt; di Vendola ne è una prova indiscutibile. Anche se, ovviamente, l'esito del confronto elettorale di marzo, in Puglia, è tutt'altro che scontato.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Poi perché  i risultati usciti dalle "urne" chiariscono una volta per tutte come, ancora una volta, Massimo D'Alema abbia assunto una decisione che i risultati, quelli che soli contano in una competizione di qualsivoglia natura, hanno mostrato essere completamente sbagliata.   Nel merito, perché la "figura politica" di Vendola nell'ambito delle primarie era, per chi non volesse chiudere pervicacemente entrambi gli occhi, assolutamente inattaccabile.   Nel metodo perché battersi apertamente e scriteriatamente contro un avversario (tale è D'Alema per Vendola anche se formalmente il contendente era Boccia) in condizioni di palese inferiorità numerica e soprattutto politica, è sempre un errore gravissimo. Spesso rinunciare allo scontro (non alla lotta) è segno di buon senso, lungimiranza e coscienza dei propri limiti. Chi non lo sa fare è destinato alla sconfitta. Terreno, quest'ultimo, la cui polvere il pidiessino "re di Puglia", grande ed esperto perditore, conosce piuttosto bene fin dagli antichi tempi della sciagurata esperienza bicameralista. Per questo ha spiegato: &lt;em&gt;“La larga vittoria di Vendola conferma il legame del presidente della nostra Regione con tanta parte dell'elettorato del centrosinistra, compresi gli elettori del Partito democratico'' . C'est à dire&lt;/em&gt; che stimo meno l'intelligenza politica di d'Alema che la sua intelligenza.  Ma forse mi sono perso qualche cosa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;  Tertium,&lt;/em&gt; ma non per importanza, i fatti di Puglia fanno emergere per l'ennesima volta i problemi strutturali di una forza politica (chiamare il Pd “partito” è esercizio di temeraria approssimazione ed onomastica nostalgia), completamente e forse irrimediabilmente impastoiata in una rete inestricabile di poteri contrapposti, di giustapposizioni intestine, di spinte e controspinte destinati a rendere improponibile qualsiasi politica di alleanze, qualsiasi poltica tout court  e ingovernabile il "soggetto politico". Vale a dire  la sinistra pressoché intera.  La politica è, mutatis mutandis, come un perenne stato di guerra. Con le sue strategie, le sue tattiche, truppe, eserciti, ufficiali.  Anche alleanze, certo. Ma D'Alema, contrariamente a quanto fece Stalin nei confronti del Papa, si è mai chiesto quante divisioni avesse Vendola? Una compagine (politica o militare) nel cui nucleo principale allignano troppi colonnelli, generali e capi di Stato maggiore, precipita prima o poi nella paralisi. E nel ridicolo. A proposito di divisioni: non sarebbe opportuno parlare seriamente anche di quelle presenti (in senso aritmetico) nel Pd?  &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Su tutto ciò pesa, infine, il problema delle alleanze, che solo in apparenza è un altro tema visto che l’abbandono di Vendola per Boccia è, in definitiva,  un problema di scelta dei compagni di strada. Proprio come la decisione di allacciare occasionali alleanze con l'Udc di Casini (e passi!) ma anche di Salvatore Cuffaro, condannato nei giorni scorsi a sette anni in appello per aver favorito un boss della mafia. Farà, anche questa volta, il senatore udc una indigestione di cannoli per festeggiare la condanna come  fosse un'assoluzione? Da sottolineare la non irrilevante circostanza che la Corte d'appello di Palermo ha riformato la sentenza di primo grado, portando la condanna da 5 a 7 anni. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  In realtà è stata, quella del Pd, una scelta quanto mai improvvida e miopissima. Non è possibile chiedere a gran voce la moralizzazione della vita pubblica, la cacciata dalle liste elettorali di tutti i pregiudicati, la rigorosa denuncia delle connivenze tra criminalità e politica, per poi scendere a patti, sia pure localmente, con un partito nelle cui file Cuffaro, ex governatore della Sicilia, ricopre tuttora un ruolo di rilievo.  &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Ma, si potrebbe obiettare, anche in politica la presunzione di innocenza dell'imputato vale fino alla sentenza definitiva. Verissimo. Ma stiamo parlando, appunto, di politica e in questa sfera i tanto invocati motivi di opportunità, se non vogliamo scomodare valori come l'onestà e il rigore morale, devono essere tenuti in grandissimo conto. Questo, nel caso delle alleanze elettorali con l'Udc, il Pd non l'ha fatto. Siamo compagni di merende di un "presunto" (la prudenza non è mai troppa: manca ancora un grado di giudizio)  favoreggiatore della mafia. Per soprammercato il localmente alleato Casini continua a difendere Cuffaro e a "metterci la mano sul fuoco" (cito &lt;em&gt;ad&lt;/em&gt; sensum). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Il segretario dell'Udc si ricordi di Porsenna. Invitiamo anche il compagno Bersani a sfogliare Wikipedia per rinfrescarsi la memoria sul gesto (assolutamente cosciente, in quel caso)  del lucumone di Chiusi, che si colloca fra storia e leggenda ma che potrebbe trasformarsi in attualissima  cronaca politica. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Intanto in Umbria il gioco al massacro all'interno del Pd rischia di ripetersi. l'ex tesoriere del partito di Bersani, Mauro Agostini, rimane aggrappato alla sua candidatura in caso di primarie, in contrapposizione alla governatrice uscente Rita Lorenzetti. Per salvare capra e cavoli si pensa di mediare con il segretario regionale pd Lanfranco Bottini. Che farà il Pd? Ricordate l'asino di Buridano che morì di fame per non saper  decidere, fra due, da quale balla di fieno mangiare?  Ecco. In Umbria la situazione è ancor più complicata perché le"balle" sono tre.  Evenienza che nemmeno Leibniz, trattando il problema del determinismo causalistico nei “S&lt;em&gt;aggi di teodicea”&lt;/em&gt;, aveva preso in considerazione. Avete davvero bisogno che vi dica come andrà a finire?&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-3178053573160459791?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/3178053573160459791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=3178053573160459791' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3178053573160459791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3178053573160459791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2010/01/la-bocciatura-di-boccia-e-gli-asini-di.html' title='LA BOCCIATURA DI BOCCIA                E GLI ASINI DI BURIDANO'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S12rNOB0x0I/AAAAAAAAAbM/9S_Qw97L4Y4/s72-c/asino-monte-amiata_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-8191885185982300000</id><published>2010-01-22T07:00:00.001-08:00</published><updated>2010-01-22T07:29:23.250-08:00</updated><title type='text'>SE IL  VELO DIVENTASSE BANDANA</title><content type='html'>&lt;p&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S1m9evtseAI/AAAAAAAAAaw/YlwdcKPd34E/s1600-h/re221yxzX_201001213.jpg"&gt;&lt;img title="re221yxzX_20100121" style="border-top-width: 0px; display: inline; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" height="207" alt="re221yxzX_20100121" src="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S1m9fF_uexI/AAAAAAAAAa0/0rIO59M70ZI/re221yxzX_20100121_thumb1.jpg?imgmax=800" width="287" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il caso, l’ennesimo in questa materia, è esploso per così dire con sommesso clamore. “Qualcuno” ha impedito a Fatima, studentessa di 13 anni, di origine palestinese, di leggere il suo discorso al presidente Napolitano durante la visita del capo dello Stato a Reggio Calabria. Un impedimento (anche questo legittimo?) derivante dal velo che la ragazzina, di famiglia musulmana, avrebbe indossato durante la lettura di un testo, preparato per giorni con meticoloso impegno.  “Qualcuno” le ha telefonato durante il viaggio da Riace a Reggio C. per “suggerirle” di togliersi &lt;em&gt;l’hijab&lt;/em&gt;  durante la lettura del suo intervento  davanti a Napolitano. Il quale, per inciso, l'ha comunque ricevuta ed ascoltata.&lt;em&gt; &lt;strong&gt;(nella foto)&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  La storia, anzi la cronaca, è tutta qui. Certo non è poco. Torna a manifestarsi quella paura dell’ignoto (dell’altro, del diverso chiamatelo come volete) che accompagna l’uomo dalle sue più lontane origini. Si tratta di una di quelle caratteristiche umane che René Girard definirebbe &lt;em&gt;“…nascoste fin dalla fondazione del mondo”. &lt;/em&gt;E che improvvisamente ma non del tutto inattese, irrompono in superficie e ci si rivelano con immediatezza prorompente. Si rivelano, appunto. Rivelare, “&lt;em&gt;re  velare”. &lt;/em&gt;Mostrare? O nuovamente celare, dissimulare? &lt;em&gt;  &lt;/em&gt;Nascondimento  oppure manifestazione? La lingua, questa è la verità, è ambigua almeno quanto l’umano pensare.  &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;   Equivocità che appare sottolineata persino dall’aspetto lessicale dell’oggetto.  Lo chiamano tutti &lt;em&gt;velo&lt;/em&gt;. Ma non tutti sono d’accordo sul significato  del termine. Molti sotto questo  nome comprendono anche &lt;em&gt;hijab,&lt;/em&gt; &lt;em&gt;burka&lt;/em&gt; e  &lt;em&gt;niqab&lt;/em&gt;, quell’abito monacale che lascia scoperti soltanto gli occhi.  Insomma, velo, foulard, hijab, burka o niqab, sempre di pietra dello scandalo si tratta. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma  guardate la foto che illustra questo scritto. Un volto puro di giovanissima donna incorniciato da un panno decorato, a coprire il capo e le spalle. Preferiamo definirlo f&lt;em&gt;oulard&lt;/em&gt;, alla francese  insomma. No, dicono inviperiti i puristi catto-giudaico-cristian-padani,  è un velo islamico. Dunque da abolire e proibire  almeno nei luoghi pubblici. Nel privato, se non le becchiamo sbirciando dal buco della serratura, se lo possono anche mettere. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  E’ soltanto (e non è poco), sostengono ancora altri, l’ennesimo segno di sottomissione maschilista dell’elemento femminile diffuso nel mondo islamico. Ergo va abolito. Anche perché il Corano non lo prescrive. Dunque la religione non c’entra. Non è del tutto vero ma insomma un po’ di approssimazione può servire. Soprattutto agli ignoranti. Chi sa leggere e scrivere (non è necessario saper anche far di conto) sfogli il Corano fino alla Sura XXIV An-Nûr (La Luce); 30 – 31&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;  &lt;em&gt;“E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto “.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt; Allora il Corano e la religione che su esso si fonda, c’entrano o no? La risposta inevitabile è un sonoro &lt;em&gt;boh!&lt;/em&gt; Anche perché quel  sibillino &lt;em&gt;“…se non quello che appare” &lt;/em&gt;rimescola le carte di un mazzo già molto disordinato. Se dobbiamo mostrare ciò che appare non si capisce bene che cosa si debba coprire. Pardon, velare. A meno che quel &lt;em&gt;“ciò che appare”&lt;/em&gt; significhi qualcos’altro. Entriamo così nel terreno melmoso dell’esegesi e dell’interpretazione testuale. Infatti c’è chi traduce i versetti incriminati in questo modo &lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;em&gt;“…dì alle credenti che abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne e non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel che di fuori appare, e si coprano i seni d'un velo  e non mostrino le loro parti belle altro che ai loro mariti, o ai loro padri o ai loro suoceri o ai loro figli... ».&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt; Un testo nel quale taluni potrebbero individuare un allusivo  invito a rapporti incestuosi o comunque interparentali. Invito che è presente anche nella precedente citazione e che ho omesso solo per esigenze di brevità. Su questo punto  le traduzioni sono unanimi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  In base alla seconda traduzione, però, &lt;em&gt;“ciò che appare”&lt;/em&gt; potrebbero essere i seni, questi sì da coprire. Ma allora perché celare anche il capo e il viso? Questo il segretario di Muhammad non l’ha scritto. Come? Non lo sapevate? Il Corano non l’ha scritto Maometto che pare non sapesse leggere né scrivere (anche su questo elemento non ci sono certezze, solo ipotesi più o meno ragionevoli). Sembra che il testo sia stato composto nel 632 d.C., circa 20 anni dopo la morte del Profeta, dal suo segretario  Zaid ibn Thabit  su richiesta  del califfo Othman.  Ma anche in questo caso certezze non ce ne sono. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Un bel pasticcio. Ma i cattolici sono abituati a ben altri esegetici salti mortali in materia di testi sacri. Un pasticciaccio per una volta almeno non solo “all’italiana”.  In Francia, proprio la patria della Marsigliese, del motto illuministico rivoluzionario &lt;em&gt;“libertè, egalité, fraternité”&lt;/em&gt;,  sono messi peggio  di noi visto che il &lt;em&gt;foulard &lt;/em&gt;(questa volta il francese si impone) è proibito in tutte le scuole  pubbliche primarie e secondarie. Il divieto non si limita al velo islamico ma riguarda anche le croci cristiane di una certa dimensione, (bisogna armarsi di righello e/o calibro per rispettare la legge) la &lt;em&gt;kippah&lt;/em&gt; ebraica, il turbante dei &lt;em&gt;sikh &lt;/em&gt;e, con supremo sprezzo del ridicolo, come spiegò Luc Ferry il ministro dell’istruzione in carica all’epoca della entrata in vigore della legge (2004) , &lt;em&gt;"una certa pelosità" &lt;/em&gt;(sic!), vale a dire l’onor del mento (barba) qualora sia fatto crescere in base ad alcune regole del diritto musulmano.  Per la barba del Profeta, non è ridicolo tutto ciò? No, è grottesco. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Di fronte a simili &lt;em&gt;querelle&lt;/em&gt; persino la disputa crocefisso sì, crocefisso no che ci ha deliziati qualche settimana fa, appare come una nobile disputa, ancorchè quodlibetale.  Ho una proposta: proibire nei luoghi pubblici, insieme a veli, chador, burka &lt;em&gt;aut similia&lt;/em&gt;, anche  l’uso della bandana affinché si mostri &lt;em&gt;“solo ciò che appare…”&lt;/em&gt;. Una bella e lucida piazza. La norma, severa e rigorosa,  opererebbe in deroga da ogni immunità anche per le alte cariche dello Stato e avrebbe natura retroattiva. Proprio come la legge sul processo breve.  Naturalmente senza patteggiamento.  &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-8191885185982300000?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/8191885185982300000/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=8191885185982300000' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/8191885185982300000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/8191885185982300000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2010/01/se-il-velo-diventasse-bandana.html' title='SE IL  VELO DIVENTASSE BANDANA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/S1m9fF_uexI/AAAAAAAAAa0/0rIO59M70ZI/s72-c/re221yxzX_20100121_thumb1.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-3433605614714971838</id><published>2009-12-18T05:44:00.001-08:00</published><updated>2009-12-18T07:35:51.038-08:00</updated><title type='text'>VA PENSIERO</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SyuHTBO3R_I/AAAAAAAAAao/VRpwBrooyPw/s1600-h/250px-The_Thinker_close%5B3%5D.jpg"&gt;&lt;img title="250px-The_Thinker_close" style="border-right: 0px; border-top: 0px; display: inline; border-left: 0px; border-bottom: 0px" height="260" alt="250px-The_Thinker_close" src="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SyuHTdIke6I/AAAAAAAAAas/xfmM5S6TBCI/250px-The_Thinker_close_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800" width="204" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;“Il pensatore”. Museo Rodin; Parigi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Libertà di espressione e di parola, censura, chiusura dei siti web “violenti” proposta da Maroni. Su questi delicati problemi l’amico Gap ha prodotto un interessantissimo post &lt;a title="http://vengodalontanomasodoveandare.blogspot.com/" href="opera:illegal-url-6"&gt;(http://vengodalontanomasodoveandare.blogspot.com)&lt;/a&gt; al quale mi ero accinto a rispondere brevemente. Poi lo scritto, procedendo, ha subito un processo inflativo-compulsivo inarrestabile. Così ho deciso di trasformarlo in post. A pieno merito del notevole  testo che l’ha suscitato.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;em&gt;                                     ***&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Mala tempora currunt.&lt;/em&gt; Tempi duri, insomma. Il post di Gap è puntuale, preciso, commovente. E anche un pochino cialtrone, se mi si concede l'affettuoso pizzicotto. Gap cita alla grande: "&lt;b&gt;&lt;em&gt;Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione&lt;/em&gt;"&lt;/b&gt;. E' persino stucchevole dichiararsi d'accordo con un principio irrinunciabile di democrazia costituzionale elementare e sostanziale. Idee e  pensieri  DEVONO POTER ESSERE ESPRESSI NELLA MASSIMA LIBERTÀ. Su questo argomento il popolo di sinistra e tutti i democratici degni di questo nome devono vigilare e, qualora occorresse, battersi. Una vera “linea del Piave” insomma. Allora provo ad esprimere, vestendo panni che ovviamente non sono miei,  pensieri da “destravestito”. E immagino di scrivere (da destravestitissima carogna) sul mio blog, insieme ad altri tre o quatto o mille o 100 mila, che mi auguro una pronta rinascita del fascismo con annessi e connessi: olio di ricino, manganelli, sovversivi comunisti in prigione, littoria censura sulla stampa eversiva ecc. Anzi, già che ci sono, e un buona e numerosa compagnia esclamo un entusiastico &lt;em&gt;“va’ pensiero” e &lt;/em&gt;affido ai venti che il web sospinge sulle ali della libertà, la mia ferma volontà di far rinascere i fasti del nazismo con Hitler, Gobbels, Himmler, Auscwitz, Treblinka e così  via. Immagino di far questo con altri schierati con me, le mie “idee” e i miei “valori”. Valori: termine elastico come il chewing gum e scivoloso come il ghiaccio verde della Brenva. &lt;a title="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ghiacciaio_della_Brenva.JPG" href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ghiacciaio_della_Brenva.JPG"&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/File:Ghiacciaio_della_Brenva.JPG&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Dico anche, inoltre, e lo affermo con forza sul web e in ogni propizia occasione, che è cosa buona e giusta gasare altri 5 o 6 o 60 milioni di ebrei (meglio ammazzarli tutti così risolviamo il problema con una bella soluzione finale) nel quadro auspicabile di una salutare e purificatrice pulizia etnica planetaria. Inoltre, (i panni altrui incominciano a farmi sudare) lancio tramite Facebook un appello a tutti quelli che ci stanno (non chiedo la condivisione di idee così palesemente folli ma solo un generico &lt;i&gt;endorsement&lt;/i&gt;), perché, nel tempo libero, girino per le strade a pestare a sangue &lt;i&gt;li neggri, &lt;/i&gt;a incendiare le &lt;em&gt;roulottes&lt;/em&gt; dei rom e a sbattere in quelle galere che sono i centri temporanei di identificazione e di transito (si chiamano così?) tutti quelli con la melanina permanente a brunire la faccia. Infine esprimo, sempre in nome della libertà di pensiero, massima e incondizionata solidarietà ai galantuomini ingiustamente detenuti: Riina, Provenzano, Graviano e compagnia bella invitando quotidianamente  i picciotti ad assaltare le carceri per liberarli e restituirli alle amorevoli braccia di Cosa nostra. Inoltre, da camaleontico trasformista, pubblico sul mio blog tutte le istruzioni necessarie per costruire ordigni esplosivi assortiti indicando anche gli obiettivi da colpire: sedi di partito, abitazioni di giornalisti scomodi e così via. Potrei infine fornire precise indicazioni sull’ubicazione dei negozi che vendono a buon prezzo le più pesanti miniature del Duomo di Milano allegando un elenco degli indirizzi dei titolari delle facce da colpire. Potrei anche allungare il tiro ai siti che inneggiano alla pedofilia ma preferisco evitare conati di vomito. Mi fermo dunque ma potrei esprimere “liberamente” le mie idee travestite anche su molti altri argomenti sensibili. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Che si fa, Gap? Li lasciamo agire o li “censuriamo”? La questione è proprio quella frasetta e il principio che la regge e sospinge: &lt;b&gt;&lt;em&gt;“…bisogna vedere come si interviene”&lt;/em&gt;.  &lt;/b&gt;Caro Gap, il problema è proprio il come e il relativo cosa. Non possiamo invocare una volta, ad esempio, la mannaia per l’apologia del fascismo e la messa al bando dei proclami naziskin e un’altra sostenere un'assoluta, totale, ecumenica, onnicomprensiva  “libertà di opinione”.  A meno che non si abbia il coraggio di sostenere che questa libertà debba essere assoluta solo per le "nostre idee". Certo la questione di chi è autorizzato a decidere che cosa è violenza e che cosa no, è molto ma molto spinosa. Il problema però esiste e non si annulla ignorandolo . Per questo c’è un’opposizione democratica, per esercitare funzioni di controllo sugli atti del governo.    Per “vedere come si interviene”. E non sono “amenità”.  Certo è possibile sostenere che l’opposizione latita o addirittura che è connivente. Ma questo è un altro capitolo di un altro libro.  Che pure va letto con attenzione.  &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; Chi ha detto che le parole sono pietre? Spesso si trasformano anche in bottiglie molotov, bombe e, pur se &lt;i&gt;de minimis non curat praetor&lt;/i&gt;, in miniature del Duomo sostenute da  esecrabile funzione balistica. So bene, e abbandono finalmente lo scomodo travestimento, che è del tutto ragionevole sostenere che l’impatto con la cattedrale, ancorché in scala ridotta, in qualche modo B. se l’è andato a cercare a colpi di parole e insulti a 360 gradi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  E’ una situazione difficile Gap. Ho solo sollevato una serie di problemi, a proposito dei quali (censura o no) non ho  soluzioni pronte e a portata di mano. Inoltre quando Maroni (ma non lui solo) apre bocca sono sempre tentato di cambiar canale. Lui e tutti quelli che  &lt;em&gt;“mettiamo la croce sulla bandiera italiana”&lt;/em&gt; e intanto officiano riti celtici alle foci del Padre Po.  Lasciamoli alla loro ignobile incoerenza.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  La ricerca dell’equilibrio, in tutti i campi, è un’arte difficile ma necessaria. Massime in politica. Fra proibire tutto ciò che non è espressamente consentito e consentire tutto ciò che non è espressamente proibito, corre ossimoricamente un abisso sottile. Corre anche la linea esile e fragile che separa libertà e arbitrio. Su questo filo però si regge la democrazia. A pensar male sempre e comunque si fa un favore a chi non pensa a quel che dice e a chi non dice quel che pensa.  Compreso il comandante La Russa che a proposito di riti e crocifissi,  or non è guari ha espresso strabuzzando gli occhi ma con esemplare chiarezza il suo  nobile, raffinato e perfettamente equilibrato pensiero: &lt;em&gt;“devono morire” .   &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;P.S. L’autochiusura dei blog, fra l’altro, non è una specie di inconscia autocensura? &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-3433605614714971838?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/3433605614714971838/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=3433605614714971838' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3433605614714971838'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3433605614714971838'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/12/va-pensiero.html' title='VA PENSIERO'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SyuHTdIke6I/AAAAAAAAAas/xfmM5S6TBCI/s72-c/250px-The_Thinker_close_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-4429855798784305196</id><published>2009-12-14T00:30:00.001-08:00</published><updated>2009-12-14T00:41:35.639-08:00</updated><title type='text'>L’UOMO CHE RIDE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SyX6NIWKtlI/AAAAAAAAAag/-M6Qh0SXMII/s1600-h/duomoberlusca.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 220px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SyX6NIWKtlI/AAAAAAAAAag/-M6Qh0SXMII/s320/duomoberlusca.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5415009230468593234" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il mio elogio del silenzio è durato meno di 24 ore. L’evento, però, pretende due righe. Sto parlando, ovviamente, dell’attentato messo a segno da un pirla al fondotinta di Berlusconi. Ecco. Con indecente incoerenza sono caduto nella trappola che spesso addito nelle discussioni con famigliari, amici e conoscenti, per consentire a tutti di evitarla: ho ironizzato con sarcasmo sul volto sanguinante di B. E’ un errore grave. E quando, ieri sera, attorno a una tavola imbandita per la cena, ho assistito a sghignazzi e sorrisini mentre sul plasma appariva il volto attonito e sanguinante del presidente del Consiglio, mi sono venuti brividi di sconforto. Soprattutto perché so perfettamente che quei sorrisi, quelle battutacce crudeli, da osteria padana, non appartengono in alcun modo alla sensibilità di chi le produceva. Di chi, tuttavia, le aveva prodotte. Ripetutamente. Alzi la mano chi non si è rallegrato, o non ha visto altri farlo, alla vista dello sguardo smarrito del premier ingigantito dallo zoom delle telecamere. Se nessuno solleva il braccio significa solo che gli ipocriti sono più numerosi di quanto non si pensi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;   Mi domando: a chi risale la responsabilità di questa disumanizzazione del discorso politico? A chi ride soddisfatto delle disgrazie altrui? Troppo facile. Il meccanismo è profondo e non è questa la sede per discuterne. Anche perché so poco di psicanalisi. Però una cosa si può dire: che nasce anche da una sfida sfacciata, quotidiana, sempre più violenta condotta per oltre 15 anni da Berlusconi e dalla sua politica di esasperata autotutela protesa contro (pescando a caso nel mucchio), i &lt;i&gt;“magistrati antropologicamente diversi&lt;/i&gt;”; contro &lt;i&gt;“la Corte costituzionale che fa politica”;&lt;/i&gt; contro le &lt;i&gt;“toghe rosse”&lt;/i&gt;; contro &lt;i&gt;“l’opposizione che vuole abbattere il governo con mezzi sovversivi”; &lt;/i&gt;contro il &lt;i&gt;“presidente della Repubblica di parte”&lt;/i&gt;. Contro ogni critica. Peggio: contro la democrazia. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  La punta più evidente di questo atteggiamento paranoicamente vittimistico è emersa recentemente a lato del processo di appello per Dell’Utri dove, sotto lo sguardo compiaciuto dell’occhiceruleo avvocato Ghedini, la “stampa libera” e proprio per questo di sicura fede berlusconiana ha trovato modo di sostenere l’inaffidabilità del pentito Spatuzza (killer al soldo dei fratelli Graviano) in quanto mafioso e, contemporaneamente, con supremo sprezzo del ridicolo, l’affidabilità del camorrista Graviano (datore di lavoro di Spatuzza) per gli stessi motivi. Ergo: se un camorrista coinvolge Berlusconi è inattendibile in quanto camorrista. Se un camorrista difende Berlusconi è attendibile in quanto camorrista. Mi sono perso qualcosa? &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Ovvio che ciò non può costituire invito all’aggressione fisica. Né può giustificare alcuna forma di soddisfazione per i fatti di piazza Duomo. Significa, molto più ragionevolmente, riaffermare il principio che le armi della critica costituiscono l’essenza stessa della libertà democratica. Della libertà &lt;i&gt;tout court&lt;/i&gt;. E se un demente tira il Duomo di Milano in faccia a Berlusconi e se Di Pietro (non “l’opposizione” come dice Bonaiuti) sostiene che lo capisce e che B. se l’è cercata non possiamo essere d’accordo. Anche perché quei sorrisi e quelle battutacce serotine all’ora di cena sono, se possibile, ancor più pericolose del volto sanguinante del cavaliere e del gesto patologico dell’attentatore. In realtà, dietro quel sangue, l’ho visto benissimo, Berlusconi sorrideva a 30 denti (due sono stati eradicati dal duomo di Milano) e mormorava ai suoi: &lt;i&gt;“Visto che avevo ragione?”. &lt;/i&gt;Questo è davvero grave e pericoloso. Passo e chiudo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;P.S. Appena finito di comporre questo post ho scoperto che Berlusconi dopo il ricovero in ospedale avrebbe detto al fido Bonaiuti: &lt;i&gt;''Visto, non ci credevi invece è accaduto' (&lt;/i&gt;dal &lt;i&gt;Portale del gruppo ADN Kronos. &lt;/i&gt;Ref. &lt;i&gt;Ign, 14 dicembre, ore 09:04). &lt;/i&gt;Abbiamo un premier dotato anche di poteri chiaroveggenti. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-4429855798784305196?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/4429855798784305196/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=4429855798784305196' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4429855798784305196'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4429855798784305196'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/12/luomo-che-ride.html' title='L’UOMO CHE RIDE'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SyX6NIWKtlI/AAAAAAAAAag/-M6Qh0SXMII/s72-c/duomoberlusca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-4681828636731654266</id><published>2009-12-13T01:44:00.001-08:00</published><updated>2009-12-13T01:44:10.557-08:00</updated><title type='text'>UNO SPARO NEL BUIO</title><content type='html'>&lt;p&gt;Prelevo assumendomene tutta la responsabilità dal blog di Gap: &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;“Da giorni penso che questo blog &amp;quot;ha esaurito la spinta propulsiva&amp;quot;, se mai l'ha avuta. Ne parli con Luz, con qualche amico al telefono e rifletti sul da farsi. C'è chi ti dice che fai male e dovresti continuare e, cosa più preoccupante, scopri che molti hanno avuto lo stesso pensiero. Chiudere bottega. Riflettendoci, è lo stesso motivo che ci ha spinto ad aprirli.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;Se facessimo una indagine sul periodo di nascita di molti blog, principalmente a sinistra e similiaria, il periodo va dalla caduta del governo Prodi a subito dopo le elezioni vinte da Berlusconi. Si era mossi da sacro furore per recuperare terreno prima delle elezioni o per riprendere a combattere per alcuni, per denunciare altri ma tutti spinti da un impeto di impegno civile e politico.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;Oggi scopro che Crocco 1830 vuole chiudere e non è il solo...”.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160;&amp;#160; ***&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ecco. Forse è arrivato il momento del silenzio. Non della rinuncia. Del semplice, difficile, tormentato silenzio. Non una fuga ma un esserci diverso. La parola, c’è chi lo chiama Verbo, è creativa, sostiene sospinge, ristora, lenisce. Può anche illudere e ingannare. Soprattutto indica e prepara. Prepara l’azione. Spesso l’azione più efficace è il silenzio della riflessione. Certo non la rinuncia. Piuttosto una sosta per valutare il percorso e a pesarne i risultati. C’è un tempo per tutte le cose. Il blog non è azione né azione comune ma comunicazione. Spesso mormorio, quasi sempre esile chiacchiera. Anche se l’argomento rimbomba come Zeus megabrontes. Forse è arrivato il tempo di ricondurre lo strumento al suo uso originario: comunicazione, informazione interpersonale: &lt;i&gt;“Ciao come stai? E’ un po’ che non ti sento. Ho appena letto Larsson. Tu l’hai letto?. Sei stato alla manifestazione? Ma quanti eravamo? Altro che novantamila!” &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questo sì la rete lo può fare: accorciare le distanze fino ad annullarle, farci sentire l’uno vicinissmo agli altri. Bellissimo.&amp;#160; Ma non basta. E’ come sparare nel buio. Senti il colpo, l’arma che sussulta nella mano, l’odore della polvere. Ma è tutto qui. L’azione-proiettile è altrove. I suoi effetti potrebbero non manifestarsi mai. Certo si potrebbe continuare a tirare nella notte. Ma il maestro zen che colpisce il bersaglio ad occhi bendati ha riflettuto molto prima di scoccare la freccia. Non tira alle tenebre. Mah. Forse sono solo cazzate. Forse. Però a volte ritornano. Arrivederci.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-4681828636731654266?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/4681828636731654266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=4681828636731654266' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4681828636731654266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4681828636731654266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/12/uno-sparo-nel-buio.html' title='UNO SPARO NEL BUIO'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-3777392128207798247</id><published>2009-11-25T02:10:00.001-08:00</published><updated>2009-11-25T02:20:08.805-08:00</updated><title type='text'>CIME  SANGUINOSE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/Sw0EAPa2jXI/AAAAAAAAAaQ/sQVdeIxCu_Q/s1600/barnabo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 257px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/Sw0EAPa2jXI/AAAAAAAAAaQ/sQVdeIxCu_Q/s320/barnabo.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407983129727503730" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt; &lt;/i&gt;&lt;p&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;   Poi dopo lungo scorrere di tempo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:8"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; Risorgerai e rivedrai la luce.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="line-height:150%"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:8"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;  ES&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;CHILO, “Prometeo incatenato”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="line-height:150%"&gt;   &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="line-height:150%"&gt;Barnabo, i suoi luoghi, i suoi pensieri, l’agire sommesso della sua incerta umanità, l’attesa dell’Evento che risolve il dramma. &lt;i&gt;“Barnabo delle montagne”&lt;/i&gt; rappresenta nell’universo di Buzzati, più che un esordio, un annuncio. Molti dei temi che lo scrittore bellunese svilupperà nel suo capolavoro, &lt;i&gt;“Il deserto dei Tartari”&lt;/i&gt;, sono già presenti in forma embrionale ma precisa, fra gli abeti delle Grave, nei ghiaioni che sostengono la croda dei Marden, lungo i &lt;i&gt;“…cinque sentieri che si addentravano nella foresta.”&lt;/i&gt;. Tutto, cielo e terra, boschi e animali, uomini e cose, si annunciano nella sospensione acronica dell’attesa. Passano i giorni i mesi le stagioni e gli anni. Ma il tempo no. Quello appartiene a un passato che la vischiosa ostinazione del presente costringe a sopravvivere, costringendoci a non &lt;i&gt;“…dimenticare la giovinezza”.&lt;/i&gt; Non dimenticare: irrevocabile condanna. Anche se, in apparente contraddizione con l’assunto, &lt;i&gt;“Senza che nessuno vi faccia caso, il tempo continua a passare”&lt;/i&gt;. Pura apparenza. In questo senso, per Buzzati, il passato è sempre presente poiché &lt;i&gt;“&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Memoria&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;è il centro del confronto fra tempo della vita e tempo del mondo”&lt;/i&gt;(H. Blumenberg, &lt;i&gt;“Tempo della vita e tempo del mondo”;&lt;/i&gt; pag. 334. Il Mulino)&lt;i&gt;.&lt;/i&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;  Panta rei&lt;/i&gt;, tutto ci illude: il mondo &lt;i&gt;“…è un fanciullo che gioca”. &lt;/i&gt;&lt;em&gt;Quel &lt;/em&gt;fanciullino, proprio quello di pascoliana memoria, costituisce in Barnabo, l’aspetto più essenziale della fuga dall’esserci, della nostalgia del primordiale inesistere, del malinconico e platonico ricordo del “prima”. Dunque della quiete nullificante  che ci cullava nel dimenticato mondo iperuranico. Non Cronos, né la sua voce sincopata. Non l’oscillazione bipolare e inarrestabile della vita espressa dalla metronomia del mondo. Il luogo - tempo dell’azione si espande nel &lt;i&gt;continuum&lt;/i&gt; psicologizzante dell’&lt;i&gt;aion&lt;/i&gt;, radice dell’eternità atemporale. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;    Cifra e figura del tempo immobile, il vecchio tamburo &lt;i&gt;“…gettato nelle Grave, sotto alla piazza del mercato: rimangono ancora le parti in ferro, tutte arrugginite”.  &lt;/i&gt;L’essenziale, la ruggine, sopravvive sempre. Il tamburo è lo scrittore, siamo tutti noi. Subiamo l’oppressione del tempo che ci sopravvive. E intanto lo produciamo. L’antico cembalo non riferisce una cronologia ma ne crea la premessa. Barnabo cerca di difendersi dal ritmo generato dal timpano cosmico teso tra valli e giogaie, fingendo di attendere qualche cosa, qualcuno: un sospiro del vento, una nuvola, una cornacchia ferita, millenni grigi di rugoso calcare, il perdono che redime. Il tamburo attende, insieme a Barnabo, l’ultimo colpo di mazza, sotto lo sguardo cieco delle &lt;i&gt;“grandi crode”.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Il tempo è tutto per Buzzati. Tutto è tempo. Ci affanniamo a misurare l’attesa per affermarci nell’esistere. L’orologio del campanile di San Nicola, canuto metronomo, sembra ansimare nella polvere. Il vecchio tamburo non segna il tempo, lo produce tramite la ritmica della percussione manuale. E’ l’uomo al centro del fluire cronico. Ma ora lo strumento giace spento sul greto del torrente a testimoniare l’arcaicità originaria del mondo. L’orologio del campanile, invece, non genera il tempo ma si limita a misurarlo, spezzandone la natura alchemica e frantumandolo in mille inesistenti istanti. Scompare l’universalità analogica del flusso continuo per far posto alla digitalizzazione del mondo. Questa è la modernità impotente suggerita da Buzzati. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Il diagramma digitale disegnato dalle lame rocciose traduce in materia le sincopi della vita. Il ritmo dell’immobilità. Ogni vetta conquistata produce una sconfitta poiché genera nuova attesa, infinite attese. Siamo inconsapevoli, tuttavia volontari, sudditi di &lt;i&gt;Cronos pantocrator&lt;/i&gt; , signore dell’illudenza epifenomenica. Interpretiamo, con Buzzati, i nostri sogni. E ogni giorno nasce &lt;i&gt;“…una specie di vita nuova”&lt;/i&gt; simulacro animato che attende un fendente. Qui catastrofico; solo metastrofico nel &lt;i&gt;“Deserto&lt;/i&gt;”.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  C’è sempre una lama a dissecare il mondo. Quando, all’inizio del capitolo terzo, Barnabo rinuncia agli indugi e si lancia nel ballo, la musica si interrompe. Un segno. Il caso, metodico come il tempo, interviene e ci indica il vuoto. Il silenzio parla con voce antica. E, come la ruggine acre del vecchio cembalo, si accontenta della vita così com’è mentre la banda, dopo aver creduto di suonare, tace producendo la realtà. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Senza annunciarsi, proprio come il tempo del futuro, Del Colle &lt;i&gt;“…suona l’armonica e gli altri stanno zitti a sentire”. &lt;/i&gt;Lo strumento, trasfigurazione moderna del flauto panico, spezza l’origine e fa ripartire il sogno della modernità. L’organo abbatte il liuto fingendosi orchestra e, abbandonata la vita, produce il vivere del presente nel quale nasce l’attesa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  L’universo di Barnabo ruota sotto la spinta di correnti panpsichiche che la prosa “primitiva” di Buzzati scolpisce con efficace descrittivismo, solo apparentemente disadorno e marcatamente simbolico. La fortezza Bastiani, qui, ha l’aspetto dimesso e minuscolo di una polveriera di fortuna. Un vecchio bidone al quale dedicare tuttavia lunghe notti di veglia ad ascoltare, ad intuire il tempo che, afferma Novalis, &lt;i&gt;“…nasce con la noia..”. &lt;/i&gt;E l’attimo s’aggruma nella stabilità dell’istante: &lt;i&gt;“Le crode sembrano ancora più immobili, come attendessero qualcuno”&lt;/i&gt;. Alle&lt;i&gt; &lt;/i&gt;ansie solitarie di Giovanni Drogo, manca soltanto il nulla.  La storia arretra in cronaca e mostra, umano, un destino. Sarà il sangue, infatti, a decretare la fine del tempo e dell’attesa; a far riemergere dal passato il &lt;i&gt;tragos&lt;/i&gt; la cui espiazione restaura temporaneamente la nostra quotidianità. Il sangue di Del Colle percola tra le maglie del tempo e partorisce la storia. Il colpo di fucile che annuncia, insieme, una fine e un inizio, replica il colpo di cembalo che accompagnava il rapido moto della lama ad officiare il sacrificio espiatorio. Il sangue bagna la terra e restaura l’arcaico rito di fecondità la cui efficacia pretende l’assoluta innocenza del sacrificato. Del Colle è capro perfettamente privo di colpa: non sa perché muore, non sa perché vive. Altri hanno descritto l’irragionevole purezza del carnefice - Asterion. Buzzati addita con stupore la colpa inconsapevole d’una vittima del cui sacrificio tutti abbiamo bisogno per tornare a vivere. &lt;i&gt;“C’era un silenzio pesante…”&lt;/i&gt;. Tutto accade nel silenzio del mondo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Buzzati scrive impugnando un chiodo da roccia che si insinua tra le fessure dell’ispirazione traendone scintille pesanti come le montagne che incombono sulla casa dei Marden,. E’ all’opera quel &lt;i&gt;“grande scultore”&lt;/i&gt; descritto da Marguerite Yourcenar che induce nel marmo della carne: &lt;i&gt;“…perdita senza morte, sopravvivenza senza resurrezione…” &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Intanto il tempo collassa sotto il passo pesante di Barnabo che &lt;i&gt;“…tra poco ha raggiunto le ghiaie”. &lt;/i&gt;Il futuro avverbiale declina rapido il passato verbale capovolgendo concordanze e montagne. Buzzati decostruisce ogni possibile cronologia. Il presente, postulato dell’uomo, è assente. E quando &lt;i&gt;“tutto sarà scomparso nel tempo”&lt;/i&gt;, la vita &lt;i&gt;“…continuerà a passare, ininterrotta, su tutta la terra”. &lt;/i&gt;Il fiume, immobile, piega l’acqua che scorre. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-3777392128207798247?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/3777392128207798247/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=3777392128207798247' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3777392128207798247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3777392128207798247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/11/cime-sanguinose.html' title='CIME  SANGUINOSE'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/Sw0EAPa2jXI/AAAAAAAAAaQ/sQVdeIxCu_Q/s72-c/barnabo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-5303462962960987596</id><published>2009-06-12T05:18:00.001-07:00</published><updated>2009-06-12T05:21:01.497-07:00</updated><title type='text'>DONNE CHE ODIANO GLI UOMINI</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SjJIJEi0o3I/AAAAAAAAAZM/KdaBad8O1YA/s1600-h/jane.jpeg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 128px; height: 206px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SjJIJEi0o3I/AAAAAAAAAZM/KdaBad8O1YA/s320/jane.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5346415028318020466" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SjJHmlr0WxI/AAAAAAAAAZE/oEoP8-buvJQ/s1600-h/jane%5B3%5D.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; &lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;em&gt;                                         La glorificazione del carattere &lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;                                              femminile implica l'umiliazione &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;                                             di chiunque lo possiede.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;                                               T. W. Adorno “Minima moralia”&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;C'è un vuoto nelle pagine di &lt;i&gt;Jane Somers&lt;/i&gt;. Una mancanza dalla quale nasce il &lt;i&gt;testo&lt;/i&gt;, precisamente nel senso di &lt;i&gt;tessuto. &lt;/i&gt;Dunque una trama ed un ordito che provengono da un'assenza e purtuttavia producono un significato preciso, nodi fondamentali, incroci essenziali. Rapporti umani, insomma. C'è, per meglio dire, la mancanza di una presenza, un'area depressionaria che si manifesta qua e là nel corso della narrazione. Ciò che manca (non in senso negativo, sia chiaro) è l'elemento maschile. Gli uomini vengono depennati con decisione dalla vicenda angosciosa e tenera del rapporto fra Janna e Maudie. L'uomo non è neppure accessorio. I maschi sono assenti. Se non sono assenti sono inutili. Quando non sono inutili nuocciono gravemente alla salute della donna. Nei casi meno gravi sono dotati di molteplici elementi di stupidità. Vogliamo affondare il bisturi che spacca il capello? Bene: c'è una figura maschile sostanzialmente positiva. E' Freddie, il marito di Janna. Infatti muore subito. Anzi è già morto. Presenza postuma tuttavia significativa. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; Janna vive, opera, lavora, soffre in un universo popolato di sole donne. Un grande, brulicante gineceo nel quale gli uomini sono poco più, poco meno, che affreschi alle pareti. Timidi e incerti bassorilievi in assenza di luce radente. Fanno parte dello sfondo, presenze diafane attraversate dall'estenuazione dei ricordi. Semplici allusioni bidimensionali. E' sempre, il maschio, egoista o violento o incapace. Spesso senza disgiunzione. Un libro, dunque, scritto da una donna, per sole donne, per donne sole, solo per donne, popolato di donne che parlano con altre donne, che lavorano fra donne. Perché sono le donne  &lt;i&gt;“...che tengono insieme le cose”&lt;/i&gt;.  &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;  Verità tanto sacrosanta quanto problematica.  Da questa caratteristica essenziale del mondo di J. S. emerge il ruolo antropologicamente determinante perché centripeto, aggregante, del femminile la cui coerenza coagula il rapporto sociale dentro e fuori dal nucleo famigliare; in opposizione all'incoerenza centrifuga patrifocale. Talché la  &lt;i&gt;“massoneria delle donne” &lt;/i&gt; si manifesta nella congiura che &lt;i&gt;“...straripa e si sparge dentro l'autobus...” &lt;/i&gt;e in ogni piega della vita. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;   Lessing - Somers è spietata come una donna. Verga righe feroci e corrosive simili all'acido molecolare di &lt;i&gt;“Alien”&lt;/i&gt;, altro testo. O, meglio, altro contesto declinato al femminile al cui interno si svolge interamente l'agone non solo dialettico. L'inconsistenza delle figure virili appare scolpita nella superficialità delle chiacchiere con il &lt;i&gt;“...vero signore, galante e pieno di senso dell'umorismo...”.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;Nel&lt;i&gt; “Diario”&lt;/i&gt; l'uomo può solo far ridere nei panni del moderno cicisbeo &lt;i&gt;“...che disprezza tutto ciò che non sa di fumo, cuoio e crema da barba, e in particolare le donne...” &lt;/i&gt;(T.W. Adorno &lt;i&gt;“Minima Moralia”&lt;/i&gt;). La definizione conclusiva di costui è letale: &lt;i&gt;“Divertente”&lt;/i&gt;.  Una pennellata esiziale. Un colpo di pistola alla tempia dei padri e delle loro arroganti divinità. La verità del maschio si manifesta solo tramite l'esile cortina dell'apparire. Che rivela sempre la caratteristica fondamentale dell'&lt;i&gt;antropos sophos&lt;/i&gt;: non capisce. E se capisce non sa che fare. Anzi, non sa &lt;i&gt;tout court.&lt;/i&gt; Sapere è precipitare nel pozzo buio della vita sperando, solo questo, che una fine ci sia. Capire è galleggiare nel teporoso oceano dell'istinto. E' il gesto preconscio del neonato che stringe le mani cercando di afferrare (&lt;i&gt;cap&lt;/i&gt;&lt;i&gt;ĕ&lt;/i&gt;&lt;i&gt;re&lt;/i&gt;) una corda ormai recisa per risalire alla pace della &lt;i&gt;vita prior &lt;/i&gt;perduta per sempre.&lt;i&gt; &lt;/i&gt;Figura del sapere è l'interrogativo che trova un orizzonte. Misura del capire è l'esclamazione che s'irrigidisce nello stupore del vuoto. La radice di tutto il sapere è Sophia. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; Anche quando si lotta, quando ci si confronta, quando si soffre o si ama , l'azione si svolge fra donne. Spesso, molto spesso, Jane è in lizza con se stessa. O con “l'altra Janna”, Mrs. Fowler che è come sono tutti i vecchi: &lt;i&gt;“magri, trasparenti, polverosi”.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;Così,&lt;i&gt; &lt;/i&gt;con incerta decisione, J&lt;i&gt;. &lt;/i&gt;S. raccoglie la sfida lanciata dal caso in una farmacia. E' l'inizio.  D. L. possiede la capacità rara di accedere in modo rapido ma non frettoloso all'azione, al cuore del testo e della storia. L'&lt;i&gt;incipt&lt;/i&gt; è sempre difficile perché comporta una preliminare ammissione di sé, manifestazione di intenti e sentimenti. E di mancanze: &lt;i&gt; “...non mi ero mai posta la domanda di come fossi in realtà...”&lt;/i&gt;. Interrogativo senza foce né estuario: siamo la realtà che facciamo, con inevitabile autoriflessione. Per questo, non per caso, le prime pagine del&lt;i&gt; “Diario”&lt;/i&gt; costituiscono il regno della negazione che afferma. Tutti quei &lt;i&gt;“no”&lt;/i&gt;, quei &lt;i&gt;“né”,&lt;/i&gt; quei &lt;i&gt;“non”. &lt;/i&gt;J. S. si rivela tramite la negatività dell'espressione, dicendo ciò che non è per affermare ciò che è, con inconscia ma non involontaria paralessi. L'autoanalisi che si dispone come fondamento del processo narrativo introduce il no metodico per cercare di sciogliere il dubbio &lt;i&gt;“...di come fossi in realtà”. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt; Poco&lt;i&gt; &lt;/i&gt;dopo&lt;i&gt; &lt;/i&gt;compare la domanda capitale: &lt;i&gt;“...a che serve che siano ancora vivi?” &lt;/i&gt;Singolare pluralità del verbo: loro siamo tutti noi. Janna incomincia a capire. &lt;i&gt;&lt;/i&gt;Ovvero: a che serve vivere? La vita come incomprensibile tautologia alla quale, con vascorossiana, ostinazione, tentiamo di attribuire senso, contenuto, giustificazione, realtà. Appunto. E' in questo, esatto momento che la fragile, minuscola, orgogliosa Mrs. Fowler, con silenziosa metamorfosi, diventa Maudie per sempre. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; Principiano, qui, due rinascite in senso perfettamente socratico. Grazie alla maieutica dei sentimenti le due donne imparano a riconoscere ciò che erano, a ricordare chi sono e come sono. Lentamente si sviluppa una topografia delle sensazioni, con la quale D. L. analizza e descrive con misura perfetta le caratteristiche del nascente rapporto con l'anziana quasi nei termini di una relazione coniugale con i suoi improvvisi, inspiegabili alti e bassi che imprimono alla narrazione violente oscillazioni come ad un' &lt;i&gt;”...altalena di emozioni”.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt; E poi c'è il corpo. Ci sono due corpi. Quello elegante, morbidamente femminile, invidiabile di Janna. E l'altro, grinzoso, cadente, sfatto, povera gruccia per straccetti consunti, duro come sa esserlo la materia tormentata dai segni indelebili del tempo che scavano oscure gallerie dentro e fuori. La giovane (tutto è relativo) ammira il proprio corpo, se ne prende maniacale cura, coltiva un'eleganza ricercata ma sobriamente visibile. Alla quale manca un'anima. Perché l'obiettivo è soltanto quello di &lt;i&gt;“tenere tutto sotto controllo”. &lt;/i&gt;Per questo l'alba di un sentimento l'atterrisce. Perché ora si sente incapace di dirigere la realtà verso sé stessa, di prendere il controllo. Soprattutto dei propri sentimenti. Quelli, Janna lo intuisce fin dalla morte della madre e del marito, non si lasciano piegare: si possono solo spezzare.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt; Lentamente, con grande fatica, Doris - Janna compie la sua tormentata risalita. Una vera e propria ascesi in quanto movimento integrale verso il nuovo rappresentato dall'altro. C'è un punto focale, uno spartiacque a segnare la svolta. Un vero e proprio rito di passaggio dall'adolescenza dell'anima, nella quale Janna vive per sé, per la carriera, per il proprio corpo, per il tempo effimero del mondo, all'eta adulta del cuore che si sporge verso l'esterno. La scena, magistralmente dipinta del “bagno” di Mrs. Fowler rappresenta il faticoso superamento di una soglia invisibile perché interiore. Lavando l'anziana, Jane lava se stessa. Ecco perché, tornata a casa, le sue abluzioni si fanno sbrigative e la donna non sta più &lt;i&gt;”...nella vasca per ore”. &lt;/i&gt;La vera pulizia non è quella del corpo. Non soprattutto. Percorrere con lo sguardo, il tatto, l'olfatto quella carne spigolosa, emaciata, quella &lt;i&gt;“...cassa toracica fragilissima, sotto uno strato di pelle gialla e rugosa, le clavicole e le scapole di uno scheletro...” &lt;/i&gt;le ricorda &lt;i&gt;“...il corpo malato della mamma”. &lt;/i&gt;Maudie diventa di colpo una madre ritrovata. E, specularmente, Janna diventa la figlia che non è mai stata. Trova così il tratto essenziale di una realtà mai assaporata dopo decenni vissuti in un deserto chiamato famiglia. Un nome collettivo che qui disimpegna l'individuo il quale sopravvive in forma monadica. Non c'è luce nel nucleo. Solo un'insopportabile pesantezza neutronica che spinge Jane a percorrere traiettorie inappaganti perché insensate. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; C'è un' altra famiglia, quella di Joyce, della quale in qualche misura anche Jane fa parte, che si frantuma per motivi oscuri ed è questa stessa, polverizzata entità a decidere &lt;i&gt;“...di restare unita”. &lt;/i&gt;Una coesione stanca, prodotta da una debolezza, non dalla forza di un affetto. Anche se per Joyce, che decide di seguire il marito in America, la spinta arriva da uno stato d'animo (non un sentimento!): la paura della solitudine. Puro utilitarismo. Dunque l'astrattezza del gruppo determina il futuro di ciascun membro e, deresponsabilizzandolo, si sforza di assolvere l'individuo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; Ma ora Janna sa. Decide di sapere. Perché, prima, &lt;i&gt;“...non volevo sapere.” &lt;/i&gt;La brillante “donna in carriera”&lt;i&gt; &lt;/i&gt;lo avverte&lt;i&gt; &lt;/i&gt;dapprima oscuramente, poi con improvvisa lucidità: è stato un anelito di conoscenza a perderci. Aprire gli occhi è pericolo di morte. E', soprattutto, pericolo di vita. Eppure vuole vivere e sceglie di rinascere. Anche se, con sempre maggiore chiarezza, capisce che ogni domanda si spalanca sul dolore. Tuttavia lo insegue e lo trova. Ma porre domande è un esercizio pericoloso poiché espone al rischio di trovare risposte. E ogni risposta appartiene all'irrimediabile. Così Jane, lentamente, quasi distrattamente, si immerge nella propria labirintica carsicità e scopre la possibilità ontologica del dolore. E' un risveglio, una rinascita. Anzi una resurrezione in senso perfettamente tolstojano. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; E poi c'è il tempo. Janna ne rileva l'esistenza all'improvviso. Un nuovo tempo che nasce e si sviluppa dentro di lei. E' il tempo lento dei vecchi. Ma non diverso dall'altro. Janna è diventata diversa, la prima  Janna sta scomparendo insieme a Maudie. Questa inizia a contare gli anni. Vede il mondo con occhi finalmente umidi e si desta&lt;i&gt; “... circondata da oceani di tempo”&lt;/i&gt;. La burrasca si fa risacca. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; I ruoli si invertono. E' Janna, ora, a parlare, a raccontare a Maudie la propria vita. Mentre l'ormai antica d'anni Mrs. Fowler si avvicina all'esito immersa in una inamovibile acrimonia. La malattia pretende molto e deforma mente e corpo. Jane, la vera Jane, vorrebbe che l'anziana &lt;i&gt;“...uscisse dalla sua ostilità gialla e astiosa...”&lt;/i&gt; per &lt;i&gt;“...comunicare, sia pure per pochi minuti, con la vera Maudie.” &lt;/i&gt;Il problema è proprio stabilire ciò che è vero e ciò che non lo è. Qual è la “vera Maudie”? Qual è il nostro vero noi? Quello che conosciamo e che siamo o quello che abbiamo conosciuto e dal quale proveniamo? Nel primo caso si constata che ogni ora porta con sé almeno 3600 “verità”. Nel secondo la “verità” è sottoposta al dominio della memoria che muta con la geometria variabile dei processi psichici, fisici, limbici, neurali, emotivi in una complessità che secondo l'Oscuro di Efeso, &lt;i&gt;“...riposando muta e mutando riposa”. &lt;/i&gt;Solo permanenza e/o mutamento? E la morte, allora? &lt;i&gt;“Un'ingiustizia? Un ingiustizia il fatto di dover morire? Come tutti?” &lt;/i&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; L'ingiustizia della morte deriva crono-logicamente dall'ingiustizia della vita. Maudie e Janna e tutti noi soffriamo di questo soltanto. Accade sempre, alla fine, che il personaggio si confonda con l'interprete, la finzione trapassi in realtà, la vita dilaghi nella morte. Ogni distinzione diventa pura ipotesi. Perché &lt;i&gt;“..noi non possiamo assolutamente sapere cosa le stia succedendo in realtà”. &lt;/i&gt;Non lo sappiamo proprio. Neppure Jane lo sa e per questo alla fine si arrabbia: &lt;i&gt;“Purché tu sappia con chi sei arrabbiata.” &lt;/i&gt;I bestemmiatori lo sanno sempre. Ecco perché pregano.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-5303462962960987596?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/5303462962960987596/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=5303462962960987596' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/5303462962960987596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/5303462962960987596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/06/donne-che-odiano-gli-uomini.html' title='DONNE CHE ODIANO GLI UOMINI'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SjJIJEi0o3I/AAAAAAAAAZM/KdaBad8O1YA/s72-c/jane.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-607157191465950451</id><published>2009-03-11T08:27:00.001-07:00</published><updated>2009-03-11T11:09:46.587-07:00</updated><title type='text'>I  PRIMI SARANNO GLI ULTIMI</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SbfYVGY5s8I/AAAAAAAAAY8/JS2WzUahhT4/s1600-h/solitudine%5B4%5D.jpg"&gt;&lt;img title="solitudine" style="border: 0px none ; display: inline;" alt="solitudine" src="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SbfYVgA7C2I/AAAAAAAAAZA/cLbYoYYt6E0/solitudine_thumb%5B2%5D.jpg?imgmax=800" width="252" border="0" height="328" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style=";font-family:Times New Roman;font-size:100%;"  &gt;&lt;i&gt;La necessità ultima  che tutto domina &lt;/i&gt;&lt;i&gt; è  l’immagine                                                                           attraverso la quale  vive l&lt;/i&gt;&lt;i&gt;a carne                                                                                                                  &lt;/i&gt;J. Hillman &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nessuno può sfuggire agli dei. Nessuno può allontanarsi dal sé che li ospita. Anche se la coerenza coatta in tal senso è più dolorosa di ogni altra possibile pena. Siamo, insomma, chi più chi meno, prigionieri di noi stessi. O, almeno, dell’immagine che ne coltiviamo e che procede in noi da un altrove abissale. E’ questo il plinto, inamovibile che sorregge l’intero sviluppo narrativo del bel romanzo di Paolo Giordano, il giovane fisico delle particelle vincitore nel 2008 del Premio Strega con l’opera prima “&lt;i&gt;La solitudine dei numeri primi&lt;/i&gt;” (Mondadori, pagg. 304). Opera, è bene ricordarlo subito, sostenuta da una scrittura essenziale ma capace di acutezza analitica sorprendente. Il processo narrativo che traccia i ritratti di Alice e Mattia, si snoda infatti con agilità all’interno di una prosa dalla trabeazione apparentemente esile ma che si scopre, col procedere della lettura, robusta e vitale, in grado di reggere bene alla sismicità di una storia sostenuta da un &lt;i&gt;pattern&lt;/i&gt; di grande violenza esterna ed interna. Violenza che incide con precisione quasi scientifica lo sfondo sul quale si agita la vicenda dei protagonisti. Alice, che odiando il padre odia se stessa per proiezione inversa e respinge il gigantesco peso che la opprime praticando una rigorosa anoressia. Mattia che schiacciato da un devastante senso di colpa per la morte della sorellina, precipita nel dramma dell’autolesionismo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tutto il resto, ambienti, attori, famiglie, storie, è puro paesaggio, poco più di un pretesto, un’occasione per esprimere il dramma. Importante, certo, ma in qualche modo “esterno” alla narrazione principale che grava con decisione sulla relazione binomiale tra Alice e Mattia. Un rapporto che sottende sviluppi angosciosi e angoscianti. Un romanzo di formazione. Lui, bambino, ragazzo, poi giovane matematico dotato di capacità rare nella comprensione dei numeri e delle loro relazioni, aggiunge alle stimmate di una genialità quasi autistica le ferite volontarie della carne. Prigioniero di una totale anaffettività, sceglie il vuoto della solitudine. L’apollineo rigore della matematica rappresenta confortevole rifugio. Rassicurante liquido amniotico il cui abbraccio placa i morsi feroci del ricordo dal quale tutto nasce e delle colpe, reali o presunte che siano. In realtà Mattia muore insieme a Michela la gemella psichicamente problematica che gli era stata sciaguratamente affidata da genitori, questi sì, colpevoli. La bimba scompare nella nebbia del parco. Con lei scompare anche il primo Mattia che risorge immediatamente con palingenesi mostruosa e definitiva, in un genio perverso che punta all’autodistruzione. Ma non al suicidio, scorciatoia eccessivamente pervia: lui deve soffrire per sempre, rievocando di tanto in tanto un fantasma spietato che appare nel suo &lt;i&gt;“universo oscuro”&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;Tagliarsi non è un modo per cercare attenzione. Non è una manipolazione.  É un meccanismo per affrontare i problemi, punitivo, gradevole, potenzialmente pericoloso, ma efficace. Mi aiuta a sopportare le forti emozioni che non so come gestire. Non ditemi che sono malato, non ditemi di smettere. Non cercate di farmi sentire in colpa, mi accade già. (Marilee Strong &lt;i&gt;"Un urlo rosso sangue"&lt;/i&gt; Edizioni Frassinelli, 1999.)&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;Quando si riapre l’antica ferita, ne spuntano di nuove che generano il sangue in un delirio autopunitivo invincibile e temporaneamente liberatorio. Qui Mattia trova un’impossibile pace. Anche Alice è in cerca di pace. Ma non la trova nei numeri. La vorrebbe estrarre dal cuore. Dal sentimento che prova per Mattia. Un sentimento vero e profondo nel quale la giovane anoressica vede un orizzonte di salvezza. Anche e forse soprattutto per Mattia. Questo appare chiaro da subito: se c’è una speranza per lui, risiede nell’amore di Alice, nel rapporto difficile ma salvifico che la ragazza cerca con disperata ostinazione di partorire. Anche perché il male che coltiva non le consente altre gravidanze. Né le vuole. E il suo matrimonio finisce in frantumi. Alice inizia una faticosa risalita dall’abisso nel quale, ancora bambina, è stata spinta dal padre autoritario e competitivo fino all’estremo. Un percorso che la giovane pensava di seguire insieme a Mattia. Ma il vuoto è un male incurabile. Perché è intriso di nulla. Il nulla esploso con la morte (morte?) della gemella. Una parte di lui scompare improvvisamente insieme a Michela, quel pomeriggio, nella nebbia del parco, vicino al fiume. Dissolvenza. Evaporazione irrimediabile che scioglie la sua “vita di coppia” con la sorella, l’unica possibile per lui, dopo e per sempre, in un’inerzia dell’animo tenace e invincibile.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Alice, invece, urla fin dalle prime pagine la sua silenziosa protesta liberando nel gelo la vescica. Almeno questo le dona un po’ di calore; quel calore che in famiglia le è negato da un padre ottusamente totemico. Alice respinge il mondo che la respinge e respinge se stessa vuotando i visceri. Liberandoli tentando di liberarsi. Il corpo fa ciò che la mente e il cuore non possono fare. Il gelo lattiginoso la opprime: metaforica appendice del clima rigido che impera fra le mura domestiche, opache come la nebbia che, anche qui come nel parco in cui scompare Michela, nasconde ogni riferimento, ogni punto fisso, ogni direzione. Inevitabile il naufragio. Alice, rifiutandosi, condanna il padre con perversa vendetta trasversale. E si agita nella vita, schiacciata dal “peso delle conseguenze&lt;i&gt;”&lt;/i&gt; e da quello del genitore &lt;i&gt;“incarnito nel cervello”.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Mattia intende punire solo se stesso. E’ affascinato dall’affilata semplicità della lama che non ammette dubbi, che incide la materia senza incertezze. Proprio come la matematica, algida e perfetta. Per questo l’ama e la capisce più di ogni altro. Nessuno al liceo e all’università sa fare meglio. Nemmeno i professori che riconoscono la sua superiorità a suon di voti altissimi. Ma &lt;i&gt;“C’è qualcosa di spaventoso in quei voti”.&lt;/i&gt; Mattia è un numero primo, raro e incomprensibile. E ama tutti i numeri e la fisica che ne è sorretta e spiegata. E le sue leggi, la sua perfetta ineluttabilità, le ragioni di una materia che non ha dubbi. Fisica e matematica sanno sempre che cosa fare al di là di scelte etiche o morali. Molecole e atomi non conoscono Bene e Male. Lui, Mattia, lo conosce e lo ha fatto, il male. E continua a farne su di sé. Le gocce di pioggia sul parabrezza vanno dove devono andare e non lo sanno. Mattia, metafora dolente di tutti noi, è stritolato dal libero arbitrio che ci impone di scegliere. Per questo si pone un interrogativo cruciale per capire &lt;i&gt;“… se è colpa delle gocce o colpa nostra”&lt;/i&gt;. Su di lui grava l’immagine di una goccia gemella. Ha deciso che è colpa sua se quella goccia ha imboccato un percorso senza ritorno verso la liquida fisicità del fiume, regno dell’indistinto fluire, di un nulla senza volto. Invisibile macigno, quella goccia &lt;i&gt;“… passata dentro di lui” &lt;/i&gt;gli rimarrà per sempre addosso in un coagulo oscuro.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Almeno in questo Mattia non è solo. Anche Alice ha il suo grumo vessatorio che la spinge verso la dissoluzione. Pretesa autosacrificale condensata nel rito barbarico del tatuaggio, simbolo ubiquo di un’arcaica modernità. Lei non lo sa, loro non lo sanno, ma l’incisione della carne ripete il sacrificio dal quale proveniamo. Anche Mattia, ospite sgradito di se stesso, ha i suoi cruenti &lt;i&gt;tattoos. &lt;/i&gt;Vede, sente, vive, osserva da distanze astronomiche. La sua diversità è assoluta. Quando è sottoposto a stress le mani, invece di sudare, gli si fanno secche. Alice, pur oppressa da enormi problemi, ha reazioni “umane”. Giordano è bravo nell’indicare un significato con particolari insignificanti. La maniglia d’ottone che le scivola dalle dita sudaticce la inserisce d’ufficio in una precaria ma sostanziale normalità. Per questo è sempre Alice ad agire &lt;i&gt;“… al posto suo” &lt;/i&gt;all’interno del binomio. Per questo, come i numeri primi gemelli, vicinissimi perché separati da un solo numero pari, non si incontreranno mai. In balìa di una risacca crudele che sempre li sospinge verso la riva e sempre torna a risucchiarli in mare; avanti e indietro, con invincibile compulsività, in un ciclo senza fine né speranza. Dove ogni batter d’animo è volo cieco e balzo verso la solitudine dell’ultimo numero primo. Chissà se i numeri primi hanno una fine.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;em&gt;Ma il moralista si consolerà                                                                                                                                                                                                                                                                                                   per molto tempo ancora                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   con  l’inverosimiglianza                                                                                                                                                                                               delle nostre &lt;/em&gt;speculazioni                                                                                                                                                                                                                                                                                    &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;S. Freud&lt;/span&gt;                                                                               &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-607157191465950451?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/607157191465950451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=607157191465950451' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/607157191465950451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/607157191465950451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/03/i-numeri-primi-saranno-gli-ultimi.html' title='I  PRIMI SARANNO GLI ULTIMI'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SbfYVgA7C2I/AAAAAAAAAZA/cLbYoYYt6E0/s72-c/solitudine_thumb%5B2%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-4530375487304340337</id><published>2009-02-13T02:29:00.001-08:00</published><updated>2009-02-13T07:57:08.081-08:00</updated><title type='text'>LA VIOLENZA E IL SACRO</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SZVLfjA27RI/AAAAAAAAAXg/6DO58rmDuZQ/s1600-h/240px-Job-Blake%5B2%5D.jpg"&gt;&lt;img title="240px-Job-Blake" style="border-width: 0px; display: inline;" alt="240px-Job-Blake" src="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SZVLf3O30xI/AAAAAAAAAXk/yK_gFtYzf1Y/240px-Job-Blake_thumb.jpg?imgmax=800" width="244" border="0" height="181" /&gt;&lt;/a&gt; U&lt;/span&gt;na interessante serie di obiezioni inserite come commento da Loris alla mia lettura de “Il vecchio e il mare” credo richieda una risposta articolata trattandosi di argomenti che mi sembrano di grande interesse. Ringrazio Loris per le efficaci considerazioni e puntualizzazioni. Ritengo però necessaria qualche precisazione. Sostiene, Loris, di non vedere la sconfitta nella storia di Santiago ma l'epilogo &lt;i&gt;"di una vicenda umana destinata ad un lento esaurimento tra le difficoltà della vecchiaia e della solitudine".&lt;/i&gt; Sono completamente d'accordo con la parte virgolettata dell’asserzione. Meno con le conclusioni.  Sottolineo solo che così si descrive con precisione proprio una sconfitta. Non per caso alla fine Loris decide di "semplificare" con un riferimento, credo inevitabile, a una interpretazione religiosamente teista del problema. E' proprio questo il punto. Senza qualcuno da ringraziare o da maledire, senza un "giudice" dal quale derivi ogni sentenza definitiva (parlo della vita e della sua inevitabile fine), ogni percorso, ogni passo, ogni azione umana è una sconfitta perché priva di senso. Santiago e tutti noi con lui, è un vinto. Perché ha sofferto, perché non conosce l'origine della sua/nostra sofferenza, perché accetta tutto, anche la vita e la morte, convinto di essere&lt;em&gt; “nato per questo".&lt;/em&gt; Se non siamo, qui, in presenza di una visione sacrale o se preferite religiosa, della vita e della morte, allora devo ammettere di aver letto un altro libro. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;I&lt;/span&gt;l pessimismo quasi lucreziano dell’ultimo Hemingway è chiarissimo. Se esiste un “dopo” anche eternamente gratificante, il dolore vissuto e subìto nel mondo non potrà comunque essere eliminato. Quel che è stato è stato. Nessun premio eterno, nessuna gloriosa luce divina potrà annullare neppure il più piccolo dolore sopportato in questa vita. Santiago è integralmente sconfitto. Sia perché, in un'ottica teista o, come dice Loris, religiosa, la vita, il dolore e la morte dipendono da qualcos'altro. Sia se si accetta un’interpretazione del mondo che attribuisce totale giurisdizione dell’uomo sul proprio destino. Se esista un arbitro &lt;em&gt;super partes, &lt;/em&gt;un eterno padre amorevole&lt;em&gt; &lt;/em&gt;o un crudele onnipotente despota no so. Neppure so se ci sia davvero una superiore istanza di imparziale giudizio. Giobbe era convinto del contrario: &lt;i&gt;“né vi è tra noi due un arbitro che ponga la mano su noi due” &lt;/i&gt;(9,32) o, come lo chiamano i cattolici, un Padre misericordioso che, come afferma Loris, &lt;i&gt;"passa a raccogliere le due creature che hanno acquisito nella loro vita, nell'affrontare l'ultima battaglia, pari dignità"&lt;/i&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;S&lt;/span&gt;acralità della violenza e della morte. Ma senza possibilità di scelta non c'è dignità né sacralità alcuna. Santiago, il marlin e tutti i santiago e i marlin del mondo possono davvero scegliere? Chi ha scelto di nascere? Giobbe, ancora lui, con umanissimo sconforto grida: &lt;i&gt;“…un fuoco non acceso da uomo consumo…”&lt;/i&gt; (20, 26). Possiamo, dice Hemingway, solo scegliere quando e come morire. E così, coerentemente, fu.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-4530375487304340337?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/4530375487304340337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=4530375487304340337' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4530375487304340337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4530375487304340337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/02/la-violenza-e-il-sacro.html' title='LA VIOLENZA E IL SACRO'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SZVLf3O30xI/AAAAAAAAAXk/yK_gFtYzf1Y/s72-c/240px-Job-Blake_thumb.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-7811558814907716751</id><published>2009-02-12T07:35:00.001-08:00</published><updated>2009-02-12T11:34:30.072-08:00</updated><title type='text'>UOMINI E PESCI</title><content type='html'>&lt;p&gt;  &lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SZRBp0IACnI/AAAAAAAAAXY/wmAWSOGdzqg/s1600-h/blue-marlin%5B3%5D.jpg"&gt;&lt;img title="blue-marlin" style="border: 0px none ; display: inline;" alt="blue-marlin" src="http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SZRBqs6ggZI/AAAAAAAAAXc/n9MCdHMFz-U/blue-marlin_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800" width="333" border="0" height="234" /&gt;&lt;/a&gt;                                                         &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; "Lui feteva”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p  style="font-weight: bold;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;                             "Chi lui?”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="font-weight: bold;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;                             “Il ferone” mormorò&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="font-weight: bold;font-family:courier new;"&gt;                    &lt;span style="font-size:85%;"&gt; “Il ferone? Il ferone? Il ferone?”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p  style="font-weight: bold;font-family:courier new;"&gt;                         &lt;span style="font-size:78%;"&gt; Stefano d’Arrigo “&lt;i&gt;Horcynus orca&lt;/i&gt;”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;P&lt;/span&gt;overo, piccolo Santiago.  A suo modo è un eroe. Ma non di quelli veri. Di quelli, per capirci, che hanno combattuto sotto le mura di Troia scolpite dal sole, che sono morti alle Termopili, che si sono spenti a Salamina o nelle acque di Cartagine. Non è nemmeno uno di quegli antichi e immensi eroi del mare che hanno accompagnato Giasone o Piritoo a fendere i solchi sconosciuti del cielo poseidonico. Per lui non c’è una lontana ma gratificante Colchide. Povero, piccolo Ulisse senza corona né Penelope, senza Itaca né protezione divina. Lui, vecchio, debole, stanco, indomito Santiago crede in un solo dio. Un dio del quale non è proibito pronunciare il nome: Joe. E nemmeno il cognome: di Maggio. E’ la numinosa divinità degli stadi diamantati del baseball a fargli compagnia dalle pagine di un giornale ricoperte di rughe come la sua antica pelle di pescatore. Povero, piccolo Achab senza &lt;em&gt;Leviatan&lt;/em&gt;. Il grande capitano zoppo combatteva per la gloria e per la storia. Ed è morto in battaglia; farneticante, lucidissimo simbolo delle nostre colpe e del demone che ci agisce. Ma almeno, per una volta almeno, Davide è morto insieme a Golia. Giona, come Sansone, ha distrutto sé stesso e il &lt;em&gt;Leviatan &lt;/em&gt;che l’aveva ingoiato. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;P&lt;/span&gt;erò come dice e pensa Santiago, &lt;i&gt;“L'uomo non è fatto per la sconfitta. Si può uccidere un uomo ma non sconfiggerlo." &lt;/i&gt;Il vecchio pescatore è un minuscolo, gigantesco eroe sfortunato. Un  Ettore che non conosce  morte gloriosa. Non c’è un Achille a lacerargli i visceri con lama invincibile. Le sue ferite sono semplici bruciature procurate dai denti di funi e sagole intrecciati con rozza canapa. Il mostro non l’uccide al termine di uno scontro titanico. Semplicemente il “fratello pesce” abbocca e si lascia catturare, certo non senza lottare a lungo. Ma Moby Dick, la cui numinosa luce bianca si rifletterà per sempre su Achab, appartiene ad un altro universo, all’empireo degli Eroi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;S&lt;/span&gt;antiago, dopo 84 giorni di disperato vuoto, di inutile sciabordare, di lenze mai tese, di ami e reti gettati invano a lacerare il seno per lui avaro di Teti, avverte l’eco vicinissima della fine. Solo Manolo, il giovane Manolo, gli sta vicino, gli vuole bene, soffre con lui della sua senescente impotenza. Ha imparato a pescare dal vecchio. Ma soprattutto ha appreso e assimilato lo stile di una vita fatta di onestà, di fatica, di pericolo e di affetto. Ha assorbito, da garzone, i segreti della pesca insieme a quelli del vivere frugale di Santiago. Un vivere modesto che si agita quotidianamente in vista delle coste caraibiche.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt; &lt;span style="font-size:180%;"&gt;M&lt;/span&gt;a ora è diverso. Questo viaggio, questa battuta di pesca che è di caccia, questa singolar tenzone che ha per lizza un’immensità blu, Santiago vuole combatterla da solo. Il ragazzo deve costruirsi un futuro che ormai il vecchio e sfortunato pescatore non è più in grado di indicargli. Ma, Santiago lo sa, la sfortuna non esiste. Esiste solo una inarrestabile vecchiaia, un lento e irreversibile decadimento appena attenuato da ricordi di carta stropicciata che si sostituiscono con frequenza sempre maggiore alla realtà. E se esiste, la fortuna, la si affronta come se fosse un nemico, o un fratello pesce. Anche se le energie sono ormai assopite. E allora &lt;i&gt;“dentro, più dentro, dove il mare è mare”. &lt;/i&gt;L’orcaferone si trasforma, qui, in un gigantesco marlin, il pesce spada dalla immensa pinna dorsale. Santiago parte solo. Per vincere. Per vivere. Per tornare alla sua baracca.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;L&lt;/span&gt;a prosa di Hemingway, ruvida ed essenziale, si dipana tagliente come la sottile linea nera che per tre giorni separa l’azzurro intenso sopra la testa del vecchio dal blu cobalto che sta sotto la barca. Due cieli, in realtà, si contendono l’uomo. Un paradiso celeste e lontano che suggerisce al pescatore ogni più lieve manovra della barra; che gli indica la strada con la luce del sole e delle altre stelle. E l’altro, liquido cielo, più vicino ma anche meno amico, cerca sempre di nascondergli o di strappargli la preda. Di ingannarlo, di illuderlo, di ammaliarlo con invisibili sirene. Ma Santiago sa da mille secoli come difendersi e come attaccare. Almeno così crede e spera. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;C&lt;/span&gt;'è anche, quasi nascosta fra le pagine intense della narrazione, una splendida storia d'amore. Emerge dai flutti verde azzurri e s'inabissa nella morte che nasce, come sempre, dall'amore. Come accade all'uomo che spesso vuole fare il bene e produce il male. Senza colpa, senza volontà, senza capire il destino che opera cieco e sordo alle contrazioni disperate del cuore. &lt;i&gt;“Il maschio lascia sempre nutrire prima la femmina...”&lt;/i&gt; . Irrimediabile atto d'amore dalle conseguenze funeste e disperate. L'amo intaglia con ferocia nella schiuma ondivagante una sentenza inappellabile. &lt;i&gt;“...tutto il tempo il maschio le era rimasto accanto incrociando la lenza e roteando con lei sulla superficie”.&lt;/i&gt; La fine è rapida e si incarna nel dolore liquido del mare quando &lt;i&gt;“...il colore dell'animale divenne quasi simile a quello del rovescio degli specchi...”.&lt;/i&gt; Il colore del sangue rappreso, della morte che serve alla vita. Pesci come uomini, uomini come pesci.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;“&lt;em&gt;È&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;i&gt; stata la cosa più triste che abbia mai visto, pensò il vecchio. (...) e le abbiamo chiesto scusa e l'abbiamo squartata senza indugi.” &lt;/i&gt;Si scusa e squarta in fretta, Santiago mentre Manolo, come lui incolpevole attore, apprende l'arte universale di uccidere per vivere. Arte che l’uomo da sempre, spesso con abominevole inversione, declina. Non c'è scelta. Santiago, noi tutti con lui, non ne ha la possibilità, legato a quel servo arbitrio che ci immobilizza con ferri indistruttibili. Il vegliardo ne è oscuramente cosciente: &lt;i&gt;“Forse non avrei dovuto fare il pescatore, pensò. Ma è per questo che sono nato.”&lt;/i&gt; L'angoscia del vivere si fa parola additando l'irrevocabile futuro rinchiuso in un presente indecidibile. Pagine memorabili scolpiscono la lotta fra l’uomo e il mare, fra pesce e pescatore. Santiago è debole perché vecchio e fa vela, come tutti, verso un orizzonte irraggiungibile, immenso anello della catena prometeica che imprigiona il dolore nel mondo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;I&lt;/span&gt;l piccolo Achab conosce una breve vittoria quando il grande marlin galleggia vinto e avvinto alla barca che sciaborda lenta verso il porto. Vincerà il mare. Il mare, alla fine, vince sempre. Anche Ulisse abbandona gli agi di Itaca e le dolci attenzioni di Penelope per accorrere di nuovo al richiamo dell’onda che culla ogni speranza. Le sirene non possono essere ignorate due volte e nessuno ha scritto una seconda Odissea.  &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;A&lt;/span&gt;ltre presenze popolano il modo di Santiago.  Gli squali si muovono con instancabile impegno agli ordini della fortuna nemica. Il pescatore vede scomparire pezzo per pezzo la sua vittoria. Gli occhi azzurri però non cedono allo sconforto. Mai. Anche se sono rimasti gli unici a combattere contro il mare. Siamo in pieno mito: &lt;i&gt;“Si è difeso da vecchio, con gli occhi”&lt;/i&gt;. (Cesare Pavese, &lt;i&gt;“Dialoghi con Leucò” - l’uomo lupo&lt;/i&gt;). Santiago e il vecchio Licaone combattono fino alla fine come sanno, come possono. Ma la lotta è solitudine e le mascelle degli squali sono feroce moltitudine. Anche il folle comandante del &lt;i&gt;Pequod&lt;/i&gt; vede schiere di pescicani che attaccano furiosi la balena appena fissata alla fiancata della nave. Ma il mostro è talmente smisurato che ne resterà sempre abbastanza. Santiago non caccia balene ed è costretto a combattere e a perdere, come Romeo, contro l’invincibile &lt;i&gt;“giogo delle avverse stelle”&lt;/i&gt;.  Sacrificio inutile. Il fratello marlin, indomito Abele ucciso da un povero Caino, non sfamerà l’uccisore. A terra approda solo una enorme lisca, monumento all’inutilità della vita che il mare si riprenderà. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;L&lt;/span&gt;a storia del vecchio pescatore cubano finisce nella penomb ra della baracca. Disteso su un misero giaciglio, sembra addormentato. Ma, noi lo sappiamo, sta ascoltando il tocco angusto di una campana che suona per lui. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;M&lt;/span&gt;a davvero, Santiago, &lt;i&gt;“L'uomo non è fatto per la sconfitta” ?&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ernest Hemingway,&lt;i&gt; "Il vechio e il mare"  &lt;/i&gt;Oscar Mondadori&lt;i&gt;; &lt;/i&gt;pagg.  104&lt;i&gt;. &lt;/i&gt;Traduzione e postfazione di Fernanda Pivano.&lt;/span&gt; &lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-7811558814907716751?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/7811558814907716751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=7811558814907716751' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/7811558814907716751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/7811558814907716751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/02/uomini-e-pesci.html' title='UOMINI E PESCI'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SZRBqs6ggZI/AAAAAAAAAXc/n9MCdHMFz-U/s72-c/blue-marlin_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-5310025741704177460</id><published>2009-02-04T07:07:00.001-08:00</published><updated>2009-02-04T10:16:26.487-08:00</updated><title type='text'>ANIMA E CORPO</title><content type='html'>&lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYmvNGkq2QI/AAAAAAAAAXQ/MVyuBVrsVuY/s1600-h/odd_anestez_a_intenz_mediciny03%5B3%5D.jpg"&gt;&lt;img title="odd_anestez_a_intenz_mediciny03" style="border-right: 0px; border-top: 0px; display: inline; border-left: 0px; border-bottom: 0px" height="259" alt="odd_anestez_a_intenz_mediciny03" src="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYmvOBhGyBI/AAAAAAAAAXU/OHcNOtrqMUk/odd_anestez_a_intenz_mediciny03_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800" width="354" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;    &lt;blockquote&gt;     &lt;p&gt;&lt;em&gt;“Se gli dei credono bene di parlare francamente all’uomo, gli parlano francamente, da gentiluomini, e non stanno a scuotere la testa e dare accenni misteriosi, come le vecchie comari…” &lt;/em&gt;(H. Melville&lt;em&gt; “Moby Dick”&lt;/em&gt;)&lt;/p&gt;   &lt;/blockquote&gt;    &lt;p&gt;La storia crudele del corpo di Eluana sta per concludersi. Come d’altra parte è accaduto e accadrà alle storie di tutti i nostri corpi. Delle anime non so che dire. L’argomento interessa altre visioni, altre prospettive che spesso sono state definite sovrumane, trascendenti, metafisiche, divine, ultraterrene. Per questo non mi riguardano. Tale sovrabbondanza lessicale dovrebbe presupporre tagliente chiarezza di pensiero e del suo portato: le idee. Ma, almeno nel caso Englaro, non è così. Più per l’una che per l’altra delle fazioni in lizza. Sono stati, questi ultimi 17, anni di crudelissimo tormento per Beppino Englaro e per sua moglie. Certo non per Eluana. Intendo dire per il corpo di Eluana poiché la titolare di quel complesso di ossa, muscoli, tendini, fluidi organici e microimpulsi elettrochimici, secondo l’opinione di illustri clinici, ha cessato di soffrire e di gioire, di annoiarsi e divertirsi, di temere e di desiderare. Di elaborare e gestire, insomma, quella particolare condizione del vivente che definiamo esistenza individuale o con altre consimili espressioni tutte riferentisi alla cosiddetta vita di relazione. Ma per alcuni non è questo il punto. Per Michele Brambilla, ad esempio, che quasi quotidianamente effonde torrenti di sovrumana saggezza dalla prima pagina del quotidiano diretto dal cinguettante Mario Giordano. L’assunto del Brambilla, che assume forma interrogativa, è insidioso e penetrante e riassumibile come segue. Se Eluana è proprio clinicamente e cerebralmente morta, &lt;em&gt;“…qual è il beneficio che avrà nel passare dalla clinica di Lecco dov’era curata dalle suore, alla tomba? (…) dov’è l’atto di pietà nel farla morire? Dov’è l’atto d’amore?” &lt;/em&gt;Lasciatela dunque (vivere? Morire?) in pace. I genitori se ne disinteressino e la affidino alle amorevoli cure della suorine lecchesi che, loro sì, sanno come vanno queste cose e che cosa è giusto e ingiusto, che cosa è buono o cattivo, che cos’è vita e che cos’è morte. E ce lo spiegano somministrandocelo in nome di Dio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Poi, per buona misura e per smisurato altruismo si preoccupa, il Brambilla, anche dei genitori della paziente (paziente? Ma se non &lt;em&gt;paterit &lt;/em&gt;alcunché? Non possediamo neppure un lessico adeguato per argomentare sulla vicenda), manifestando &lt;em&gt;“Il sospetto che come in tanti casi di eutanasia, sia chi resta – e non chi se ne va – a cercare nella fine un conforto”. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Diabolico Brambilla. Non ci aveva pensato proprio nessuno a questa eventualità. Meglio, molto meglio quindi privare i genitori del povero corpo di Eluana, del diritto indiscutibile di seppellire la figlia a 17 anni dalla morte. L’acuto commentatore de &lt;em&gt;“il Giornale”&lt;/em&gt; ha però un merito: quello di aver centrato il nocciolo della questione. Qui non si tratta davvero, ora non più, di stabilire se la complessa struttura somatica che rispondeva al nome di Eluana possa o no essere accompagnata verso la sua fine biologica, essendo quella psicologica fatto ormai ampiamente assodato. No. Qui si tratta solo ed esclusivamente di consentire a due genitori straziati da oltre tre lustri di un’angosciosa agonia senza morte, l’elaborazione di un lutto fino ad oggi impossibile; di concedere loro la “costruzione” soprattutto interiore di un luogo deputato all’espressione più profonda del dolore per la scomparsa di un caro. Il diritto, insomma, di assistere al funerale di ciò che resta di Eluana, di piangere sulla tomba che la ricorda. In sua assenza. Perché Eluana, meglio dirlo forte e con chiarezza, non c’è più. &lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Ma il Brambilla continua a preoccuparsi per gli altri e si/ci chiede se siamo sicuri che Beppino Englaro &lt;em&gt;“…non proverà rimorso?”&lt;/em&gt; . Nobile, generoso, pietoso Brambilla. E se lasciassimo al padre affranto la scelta del sollievo o del rimorso, senza tirarlo per la giacca, non sarebbe meglio? Ma Brambilla e quelli come lui sanno meglio di noi qual è il nostro meglio. Ovvio: ce lo spiegano quotidianamente vescovi, arcivescovi, cardinali e monsignori. Papa compreso, il quale è l’unico, vero, indiscutibile, genuino portavoce ed interprete delle cose celesti in questa valle di Josafat. Il clero vaticano è talmente addentro alle segrete cose dell’oltremondo che non riesce nemmeno a mettersi d’accordo con sé stesso. Sentite Paolo VI il quale afferma, a proposito del medico, che non deve “…mai accettare l’eutanasia”. Proprio quella di cui si va schiamazzando in questi giorni a proposito della Englaro. Eutanasia? Ma perché si possa parlare di eutanasia è necessario che si intenda &lt;em&gt;“…procurare la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore”&lt;/em&gt; (Dichiarazione sull’eutanasia &amp;quot;&lt;em&gt;Iura et bona&lt;/em&gt;&amp;quot;, pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 5 maggio 1980&lt;em&gt;.)&lt;/em&gt; Ovviamente non è questo l’obiettivo che si propongono i genitori di Eluana visto che la loro congiunta non soffre più né prova piacere o qualsiasi altra sensazione da molti anni. Dunque, almeno in questo caso, di eutanasia non si può parlare. Come si spiega bene alle pagine 8 e 9 dell’&lt;em&gt;”Unità”&lt;/em&gt; e come chiarisce anche Adriano Sofri su &lt;em&gt;“la Repubblica”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;In realtà Beppino Englaro e la moglie si trovano soli davanti alla tragica insufficienza del nostro sapere, del nostro sentire, del nostro capire. Ci muoviamo ciechi nel buio più totale. Persino il lessico è gravemente insufficiente alla bisogna. “Persona”, “Eluana”, “la paziente”, “lei”. Oggi, da 17 anni, &lt;em&gt;“lei chi?”.&lt;/em&gt; Si congiura (o concorda) per attribuire a quel corpo oscuramente vegetante, una personalità o, almeno, lo status di persona. Ma quella persona non esiste più. Quindi anch’io, con monsignor Tettamanzi, vorrei che il clamore attorno ad Eluana &lt;em&gt;“…cessasse e si aprisse lo spazio della preghiera…”.&lt;/em&gt; Chi può capire capisca.&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-5310025741704177460?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/5310025741704177460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=5310025741704177460' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/5310025741704177460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/5310025741704177460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/02/anima-e-corpo.html' title='ANIMA E CORPO'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYmvOBhGyBI/AAAAAAAAAXU/OHcNOtrqMUk/s72-c/odd_anestez_a_intenz_mediciny03_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-6839459976790690208</id><published>2009-02-02T02:08:00.001-08:00</published><updated>2009-02-02T02:08:58.527-08:00</updated><title type='text'>UMANO, TROPPO UMANO</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYbGLxB5E9I/AAAAAAAAAXI/E8DY0HfuFpM/s1600-h/google%5B8%5D.jpg"&gt;&lt;img title="google" style="border-right: 0px; border-top: 0px; display: inline; border-left: 0px; border-bottom: 0px" height="240" alt="google" src="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYbGN4CSBGI/AAAAAAAAAXM/cl_4peJmorU/google_thumb%5B4%5D.jpg?imgmax=800" width="353" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Riproduco da &lt;a href="http://news.wintricks.it/web/dal-web/28300/google-in-tilt-per-circa-unora/"&gt;Wintricks&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;Sabato 31 Gennaio, per quasi un'ora Google, il più grande e utilizzato motore di ricerca, è rimasto fuori uso restiuendo una serie di alert in corrispondenza di tutte le ricerche effettuate, sia sulle serp (Pagine dei risultati di un motore di ricerca n.d.r.). italiane che su quelle mondiali.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;quot;Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer&lt;/em&gt;&amp;quot; e una pagina informativa blocca l'accesso ai siti cercati. La campagna &amp;quot;Stop Badware&amp;quot;, creata per limitare i danni da virus distribuiti attraverso le pagine web, sembrava non funzionare più correttamente: tutti i siti venivano segnalati come dannosi, Google.it compreso.&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;Ci siamo. O quasi.&amp;#160; Il Creatore incomincia ad essere messo in difficoltà dalla creatura. Piccoli chips crescono. E viaggiano a velocità iperfotonica verso la conquista dell’autonomia.&amp;#160; Certo, la favola fantascientifica della macchina che prende il sopravvento su chi l’ha progettata e costruita rimane e rimarrà ancora a lungo pur sempre una favola. Ma il piccolo segnale d’allarme dell’implosione googleiana qualche riflessione sul tema la merita. Dunque accade che un meccanismo introdotto in un motore di ricerca per&amp;#160; tutelare gli utenti dai siti “pericolosi” (pericolosi per chi?) improvvisamente li tuteli anche da sé medesimo. E’ interessante e bello che il più frequentato e famoso strumento conoscitivo dell’intero web produca effetti autolesionistici considerandosi “pericoloso”; da non frequentare, insomma. Inoltre, molto umanamente, il &lt;em&gt;web engine &lt;/em&gt;progettato ed elaborato dai californiani e iperattivi cervelli di Mountain View sembra volerci dire: &lt;em&gt;fidarsi e bene ma non fidarsi è meglio&lt;/em&gt;. Oppure, il che è quasi lo stesso ma con un evidente atteggiamento autoreferenziale: &lt;em&gt;a pensar male non si sbaglia mai.&lt;/em&gt;&amp;#160; Che potrebbe qui suonare anche come elaborazione parafrastica di quell’altro cogitante e autoreferenzialissimo&amp;#160; motto;&amp;#160; quello, dico, che&amp;#160; cartesianamente conferisce all’atto di pensare, statuto indubitabilmente dimostrativo dell’esistere di sé.&amp;#160; E’ forse proprio questo pervasivo macchinismo della moderna ed informaticamente ubiqua &lt;em&gt;res cogitans&lt;/em&gt; costruita dall’uomo che ci dovrebbe atterrire. Poiché tale &lt;em&gt;substantia &lt;/em&gt;appare in grado di elaborare ed attuare nel medesimo istante comportamenti critici e&amp;#160; autocritici annullantisi vicendevolmente e tipici dell’umana e illogicamente logicissima logica. Per la mozartiana o luciobattistiana serie &lt;em&gt;“vorrei e non vorrei…”&lt;/em&gt;. Che stia&amp;#160; per manifestarsi sotto altri cieli (e Google sembra impegnato in preoccupanti prove tecniche di autopsicogenerazione) una forma moderna e letale di quel delirio di onnipotenza manifestato da Don Giovanni? Speriamo di non dover scoprire fra breve che la creatura di Mountain View abbia sviluppato anche la capacità di soffrire e godere, provare dubbi e perplessità, stizza e benevolenza, odio e amore. Google mi preoccupa: sta per nascere un &lt;em&gt;“nuovo uomo”. &lt;/em&gt;Anzi nuovissimo perché privo di carne e di sangue ma dotato di occhi, orecchie e cervello. Un cervello mostruosamente vasto e dotato di&amp;#160; neuroni,&amp;#160; sinapsi, sistema nervoso centrale&amp;#160; e spaventose capacità di elaborazione autonoma.&amp;#160; Ma anche di commettere gravi errori al punto da esprimere tendenze autolesionistiche.&amp;#160;&amp;#160; Fuzzy logic. Umano, troppo umano!&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-6839459976790690208?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/6839459976790690208/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=6839459976790690208' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6839459976790690208'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6839459976790690208'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/02/umano-troppo-umano.html' title='UMANO, TROPPO UMANO'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYbGN4CSBGI/AAAAAAAAAXM/cl_4peJmorU/s72-c/google_thumb%5B4%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-2433655144211831543</id><published>2009-01-30T01:59:00.001-08:00</published><updated>2009-01-31T04:27:37.498-08:00</updated><title type='text'>HOMUNCULUS HOMINI LUPUS</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYLPbdB6S4I/AAAAAAAAAXA/5u5UhdVUz-U/s1600-h/homuncul%5B5%5D.jpg"&gt;&lt;img title="homuncul" style="border: 0px none ; display: inline;" alt="homuncul" src="http://lh6.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYLPbt7BlaI/AAAAAAAAAXE/mwu5e7iG4Es/homuncul_thumb%5B3%5D.jpg?imgmax=800" border="0" width="298" height="205" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;L’amico &lt;a href="http://vengodalontanomasodoveandare.blogspot.com/"&gt;Gap&lt;/a&gt;,  come sempre, solleva problemi e tocca argomenti di grande (per me) interesse. Temi che spesso meritano più di un commento.  Ecco.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E’ vero. In tutti noi si agita e piagnucola un fanciullino. Quel fanciullino che permane, residuale e spesso sommerso dall’adulto (che significa adulto?) il quale trascorre la vita impegnandosi fino allo spasimo per rimuoverlo, nasconderlo, sommergerlo di “adultità” (adultitutdine va meglio?). Ma che sia buono e bello e giusto e salvifico  credere nel  e cedere al bimbetto che ci portiamo dentro e che ci/ti/mi commuove tanto, questo andrebbe esaminato con attenzione e animo aperto in amore di verità. Sinceramente, insomma.  Partendo da un  presupposto che ritengo in-discutibile. Il postulato suggerisce: l’infante che spesso ci agisce e del quale a volte temiamo l’emersione, altre il nascondimento, è totalmente e  privo, in radice, di quell’aspetto etico cui fa riferimento Joanna la cui tesi, mi pare, Gap e molti altri  condividano &lt;em&gt;in toto.  &lt;/em&gt;Il mostriciattolo che è in noi somiglia da vicino anche se su scala ridottissima, al &lt;em&gt;Leviatano&lt;/em&gt; di Hobbes e Melville. Non si tratta dell’alchemico &lt;em&gt;homunculus &lt;/em&gt;neonato e, già nel Faust goethiano, dotato di scienza, conoscenza, volontà  e principi. No, &lt;em&gt; “quel” &lt;/em&gt;fanciullino, proprio quello di pascoliana memoria, costituisce l’aspetto della fuga dall’esserci, della nostalgia del primordiale inesistere, del malinconico e platonico ricordo del “prima”. Dunque della quiete nullificante  che ci cullava nel dimenticato mondo iperuranico. Il mondo che precede la “caduta” ad opera di quel peccato del creatore di cui tratta diffusamente anche Cioran dal grembo recente di secoli di gnosticismo; bogomiliti e catari compresi.  Desiderio, insomma, del riposo privo di luce che inevitabilmente precede ogni umana ma non inevitabile maieutica.  Come sempre (lo dico da ateo quasi convinto: non sono capace di posizioni radicali e prive di mezzitoni, dubbi, parentesi e foschie dense)  la Scrittura soccorre anticipandoci:&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;i style="font-style: italic;"&gt;”&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Perché non sono stato come un aborto nascosto, come bimbi che &lt;/span&gt;&lt;i style="font-style: italic;"&gt;non vedono la luce&lt;/i&gt; ? Poiché ora (…) dormirei e sarebbe un &lt;i style="font-style: italic;"&gt;riposo &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;per me...”&lt;/span&gt; &lt;i&gt;:&lt;/i&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(&lt;i&gt;Giobbe&lt;/i&gt; 3,10)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;Se la citazione è troppo ecclesiale rileggiti il capolavoro di Bulgakov. Il Maestro e Margherita, veri fanciulli pascoliani, non meritano la luce, bensì il riposo. Proprio ciò cui anela l’onesto Giobbe.  Quello, mi pare di aver capito, cui tu e tutti noi guardiamo come speranza. Un bel tuffo nel remotissimo passato dell’inesistenza. A meno che non si sia convinti con Seneca che traduco con molte incertezze&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“La natura è fatta in modo da non pretendere molto per essere felici: ognuno  può procurarsi la felicità”.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(L. A. Seneca &lt;em&gt;“Ad Helviam mater de consolatione”&lt;/em&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;Affermazione quanto mai impegnativa che presuppone il possesso totale di una sorta di onnipotente e liberissimo  arbitrio. Fammi/fatemi sapere.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-2433655144211831543?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/2433655144211831543/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=2433655144211831543' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2433655144211831543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2433655144211831543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/01/homunculus-homini-lupus.html' title='HOMUNCULUS HOMINI LUPUS'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYLPbt7BlaI/AAAAAAAAAXE/mwu5e7iG4Es/s72-c/homuncul_thumb%5B3%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-5137673173451018398</id><published>2009-01-28T01:48:00.001-08:00</published><updated>2009-01-28T04:47:04.281-08:00</updated><title type='text'>IL NEMICO CI ASCOLTA</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYArKbr6SiI/AAAAAAAAAW4/eNnnN4uB9_o/s1600-h/work%5B23%5D.jpg"&gt;&lt;img title="work" style="border-top-width: 0px; display: inline; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-right-width: 0px" height="256" alt="work" src="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYArKgLeuCI/AAAAAAAAAW8/TfNlbu1-uyc/work_thumb%5B13%5D.jpg?imgmax=800" width="432" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E’ apparsa sul sito di&amp;#160; &lt;a href="http://www.altroconsumo.it"&gt;Altroconsumo&lt;/a&gt; (e anche su l’Unità di oggi se ne parla) una proposta di legge la cui origine costituisce uno dei più profondi ed inquietanti misteri che si agitano nel nostro Paese.&amp;#160; La fattispecie riguarda&amp;#160; in particolare l’introduzione di uno strumento di censura operante sulla diffusione di idee, opinioni&amp;#160; e materiale via Internet. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il primo mistero si riferisce alla paternità della proposta di legge, di cui Altroconsumo è entrato in possesso ed è circolata in seno al neonato “Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale” durante la conferenza stampa di insediamento del 14 gennaio scorso. Un organismo, per intenderci, che dovrebbe vigilare sul rispetto dei diritti d’autore sul web, argomento quanto mai scottante e che ha fatto e farà versare fiumi di bit e di inchiostro. Il problema nasce dal fatto che la paternità della sunnominata proposta rimane misteriosa.&amp;#160; E da tutti disconosciuta. &lt;em&gt;In primis&lt;/em&gt; dalla Siae la quale afferma: “…&lt;em&gt;la Società Italiana Autori Editori smentisce che il testo della cosiddetta proposta di legge sia a questa attribuibile. La SIAE svolge infatti un ruolo di supporto e collaborazione all'interno del &amp;quot;Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale&amp;quot;, unico organismo deputato ad elaborare una eventuale proposta di legge”. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Escludendo possa trattarsi di una tanto miracolosa quanto immacolata concezione, sarebbe interessante scoprire l’origine di un&amp;#160; testo&amp;#160; il cui contenuto comprende anche un’indicazione&amp;#160; dall’aspetto liberticida quant’altri mai che, all’art. 3, comma 1, paragrafo “i” recita: “… &lt;em&gt;Attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di governo e alle forze dell'ordine per la salvaguardia su tali piattaforme telematiche del rispetto delle norme imperative, dell'ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori&lt;/em&gt;.”&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Chiaro? Passi per la tutela dei minori. Ma, per dirla con l’ex manipulitore di Montenero di Bisaccia, che ci azzecca la pirateria digitale con l’ordine pubblico e il buon costume?&amp;#160; Preoccupa inoltre, e non solo Altroconsumo, l’indicazione contenuta nell’art. 3 della suddetta proposta, di attribuire poteri di controllo in materia di buon costume anche&amp;#160; alle forze dell’ordine. Si intende forse conferire o riconoscere a polizia, carabinieri e Fiamme gialle, polizia di frontiera, vigili urbani, ausiliari del traffico e metronotte poteri e capacità di valutazione del costume e della sfera morale in senso lato? E quale tipo di potere? Totalmente o parzialmente autonomo?&amp;#160; Dilaga, qui, Il fetore immondo di un’evidente e pericolosissima tentazione censoria. Tanto che il riferimento all’azione&amp;#160; contro la pedofilia appare semplice pretesto, risultando&amp;#160; infatti inserito buon ultimo nel corpo del paragrafo in oggetto.&amp;#160; Come potrebbe, inoltre,&amp;#160; e in che modo la pubblicazione via telematica di materiale, qualunque esso sia,&amp;#160; costituire pregiudizio per l’ordine pubblico? Facebook ospita e custodisce l’entusiasmo di centinaia di&amp;#160; fans di Provenzano e Riina. Eppure, nonostante l’enormità del fatto, non abbiamo notizia di sommosse, rivolte popolari, moti di piazza,&amp;#160; blocchi stradali o assalti alle caserme. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il riferimento categorico, infine, a immarcescibili &lt;em&gt;“norme imperative”&lt;/em&gt; rivela un utilizzo certamente e profondamente nostalgico di un tipico &lt;em&gt;modus legiferandi&lt;/em&gt; da parte di qualcuno che per ora si mantiene nell’ombra. Preoccupiamoci poiché manzonianamente costui (o costoro)&amp;#160; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;“… una gente risorta / potrà scindere in volghi spregiati, &lt;/em&gt;&lt;em&gt;e a ritroso degli anni e dei fati, / risospingerla ai prischi dolor”. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Taci! Il nemico ti ascolta.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-5137673173451018398?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/5137673173451018398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=5137673173451018398' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/5137673173451018398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/5137673173451018398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/01/il-nemico-ci-ascolta.html' title='IL NEMICO CI ASCOLTA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SYArKgLeuCI/AAAAAAAAAW8/TfNlbu1-uyc/s72-c/work_thumb%5B13%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-2489750058663443044</id><published>2009-01-27T12:35:00.001-08:00</published><updated>2009-01-27T13:06:17.164-08:00</updated><title type='text'>LE TARE DI BABELE</title><content type='html'>&lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SX9wIe38dXI/AAAAAAAAAWo/zZ0ftqvxzDE/s1600-h/images%5B3%5D.jpg"&gt;&lt;img title="images" style="border: 0px none ; display: inline;" alt="images" src="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SX9wI3QJXcI/AAAAAAAAAWs/pZRGR2l09oU/images_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800" border="0" width="276" height="232" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Ancora violenza. Altri stupri. E con flaccida assuefazione sui quotidiani,  nei telegiornali, nei blog ci si chiede perché. Sono soprattutto donne, anche se  non solo, a porre domande che preludono a risposte minacciose o deprimenti. &lt;/p&gt; &lt;blockquote&gt; &lt;p&gt;“Nella condizione naturale, &lt;tutti&gt; e sono  tra loro eguali. (…) Ma le donne non nascono libere; le donne non hanno libertà  naturale. Le rappresentazioni classiche dello stato di natura contengono anche  un ordine di soggezione – fra uomini e donne. Con l’eccezione di Hobbes, i  teorici classici affermano che le donne sono naturalmente prive degli attributi  e delle capacità propri degli &lt;individui&gt;. La differenza sessuale è una  differenza politica la differenza sessuale è la differenza tra libertà e  soggezione.” &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(C. Pateman, &lt;em&gt;Il contratto  sessuale&lt;/em&gt;, pag.9; Editori riuniti)&lt;/span&gt;&lt;/individui&gt;&lt;/tutti&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;Chiarissime, le parole di Carole Pateman esplorano e rivelano meglio di ogni  meditazione, di ogni cerebralismo volontaristico generico (di genere) l’origine,  la natura e anche l’assoluta sproporzione delle forze in campo nel “conflitto”  di cui si parla in questa sede. In principio era il Padre. Eterno o mortale non  fa differenza. Sempre violento. L’immortalità è conseguibile comunque attraverso  la diffusione del nome. E dei geni. Ricordate? &lt;/p&gt; &lt;blockquote&gt; &lt;p&gt;“Costruiamoci, una città e una torre la cui sommità sia in cielo e facciamoci  un monumento per non essere dispersi sulla faccia della terra.” &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(Gen. 11,3).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt; &lt;p&gt;Una torre, simbolo fallico per eccellenza. E un nome volevano per sé i  babelici, non un monumento come ha frainteso l’esegetica gerolamina. Il nome è  il futuro del genere declinato al maschile. Nasce così il sopruso. Come risposta  a un Padre tiranno che punisce i figli colpevoli di volersi emancipare, di  inseguire una pericolosa auto-nomia. Nome – nomos. Legge, dunque, che presuppone  “libera scelta”, o se preferite autodeterminazione. Così &lt;/p&gt; &lt;blockquote&gt; &lt;p&gt;“Si instaura l’egemonia del razionale concepito come il compimento di ciò che  è umano.” &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(P. Zumthor, &lt;em&gt;Babele, pag 171; il  Mulino Intersezioni) &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt; &lt;p&gt;Ergo di ciò che è maschile. Ecco ciò che da allora ogni donna cerca. Ancora  oggi. Ed ecco, anche, ciò che l’uomo-maschio babelicamente le nega: un nome.  L’autodeterminazione miticamente e punitivamente negataci in origine dall’alto.  &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ovviamente Pateman ha altri riferimenti molti dei quali condivisibili. Come  il fatto che &lt;/p&gt; &lt;blockquote&gt; &lt;p&gt;“L’esibizione esemplare della mascolinità avviene nell’atto sessuale”  &lt;em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;(C. Pateman, cit. pag  259)&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tara mostruosa. Pura esibizione di potenza.  Anzi di potere esibito e rivendicato. Perché è più semplice violentare che  amare. Più facile colpire che convincere. Più gratificante distruggere che  costruire. Accadde anche a Babele. Accade ancora oggi quando l’intera umanità e  ogni &lt;em&gt;pietas &lt;/em&gt;si agitano disperse fra mille e mille fallici &lt;em&gt;ziggurat  &lt;/em&gt;destinati prima o poi a crollare. Ma è solo una speranza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Per ascoltare altre voci clikkate sul link a destra: "comeilpaneacolazione"&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-2489750058663443044?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/2489750058663443044/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=2489750058663443044' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2489750058663443044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2489750058663443044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/01/le-tare-di-babele.html' title='LE TARE DI BABELE'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SX9wI3QJXcI/AAAAAAAAAWs/pZRGR2l09oU/s72-c/images_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-2518087714070026873</id><published>2009-01-24T09:29:00.001-08:00</published><updated>2009-01-24T09:44:57.320-08:00</updated><title type='text'>MA MI FACCIA IL PIACERE!</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:6;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:6;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:6;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:6;"&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SXtRfvdWbaI/AAAAAAAAAWI/3Ve_F-DU25Y/s1600-h/300px-Anni_di_piombo%5B3%5D.jpg"&gt;&lt;img title="300px-Anni_di_piombo" style="border: 0px none ; display: inline;" alt="300px-Anni_di_piombo" src="http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SXtRf_TMReI/AAAAAAAAAWM/fSVlB60CPg8/300px-Anni_di_piombo_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800" border="0" width="367" height="218" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pubblico questo post come integrazione allo scritto dell'amico Gap sull'argomento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:6;"&gt;H&lt;/span&gt;o toccato con mano. Proprio così. Non parlo per sentito per dire ma per "aver visto". Ho seguito per motivi professionali la vicenda tragica e insieme squallida di Cesare Battisti&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; dei suoi feroci e poveri compagni di terroristiche merende. Sparavano per disperazione, per imitazione , per insondabile stupidità. Inventandosi "obiettivi politici", espropri proletari, povere, insostenibili, ignobili  giustificazioni. Tutto inescusabile. Ora faccio un po' di sociologia  d'accatto: nati e vissuti in uno dei quartieri più invivibili della Milano da bere (ricordate il Collettivo autonomo Barona?)  tutti, chi più chi  meno, avevano problemi di socializzazione e cercato una soluzione nella droga. E con l'imitazione dei terroristi “veri” soprattutto Prima Linea,   una delle più feroci organizzazioni terroristiche  che mai abbiano operato nel nostro Paese, responsabile, fra i molti, dell’assassinio del giudice milanese Alessandrini.  Con la banda guidata da Corrado Alunni, che si muoveva soprattutto dentro e fuori del mondo carcerario, Battisti e gli altri membri dei Proletari armati per il comunismo ebbero contatti operativi per il rifornimento di armi. Una contiguità grazie alla quale  sostenevano di aver individuato e di perseguire un’ideale sociale e politico sulla cui aberrazione la storia ha fatto ampia giustizia.  In sostanza si limitavano a far rapine , ad ammazzare commercianti e poliziotti (ricordate l’orefice Torreggiani? E il macellaio Lino Sabbadin a S. Maria di Sala, vicino a Venezia? E l'agente della Digos Andrea Campagna e quello della "Celere" Antonino Custra?).  Per un paio d’anni i Pac  imperversarono fra armi e droga, fra rapine ed omicidi.  Torreggiani fu  ammazzato con alcuni colpi alla schiena perché qualche mese prima, mentre stava cenando in un ristorante di Porta Venezia, aveva a sua volta ucciso un rapinatore che, armi in pugno, aveva fatto irruzione con un complice nel locale. Un “proletario”, che secondo Memeo Battisti e accoliti  stava esercitando un suo inalienabile diritto all’esproprio armato.  Conseguenza di quell’omicidio fu anche  la paralisi completa agli arti inferiori del figlio dell’orefice, allora tredicenne,  colpito dai proiettili destinati al padre mentre lo stava aiutando a sollevare la saracinesca del negozio. Solo memorie molto corte possono dimenticare chi  è Cesare Battisti e che cosa ha fatto. Memorie cortissime come quella dell’ex capogruppo di Rifondazione comunista al Senato, Giovanni Russo Spena che, a proposito del caso Battisti, ha sostenuto con altri la proposta di un'amnistia per i delitti sottesi da motivazioni politiche. Forse sarebbe il caso che qualcuno chiedesse a Spena di definire con esattezza quali fossero le “motivazioni” politiche degli assassini di un orefice,  un macellaio e alcuni proletari in divisa da poliziotto.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ecco.  Questo è, in linea molto generale, il contesto nel quale operavano Battisti e compagnia bruttissima, nei cui confronti il termine “terrorismo” suona addirittura eccessivo e sinistramente  nobile.  Questi sono i fatti. E Battisti è semplicemente ed esclusivamente un  feroce assassino che  cerca di autoassolversi  concedendo interviste,  trovando rifugio e complicità in qualche oscura ragion di Stato in giro per il mondo. E scrivendo libri,  come è detto in una recensione trovata su una libreria on line, nella nuova sgargiante veste di “militante rivoluzionario”.  Perseguitato politico?  Ma mi faccia il piacere! &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-2518087714070026873?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/2518087714070026873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=2518087714070026873' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2518087714070026873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2518087714070026873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/01/ma-mi-faccia-il-piacere.html' title='MA MI FACCIA IL PIACERE!'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SXtRf_TMReI/AAAAAAAAAWM/fSVlB60CPg8/s72-c/300px-Anni_di_piombo_thumb%5B1%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-3720153624317621962</id><published>2009-01-22T05:40:00.001-08:00</published><updated>2009-01-22T05:44:55.156-08:00</updated><title type='text'>IN PRINCIPIO ERA IL DIARIO</title><content type='html'>&lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SXh3QjIOwvI/AAAAAAAAAWA/vfQp3ZrZvtw/s1600-h/16_mesi_smemo_agenda%5B9%5D.jpg"&gt;&lt;img title="16_mesi_smemo_agenda" style="border: 0px none ; display: inline;" alt="16_mesi_smemo_agenda" src="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SXh3Q97Zf9I/AAAAAAAAAWE/rwMBbJt2yOI/16_mesi_smemo_agenda_thumb%5B7%5D.jpg?imgmax=800" border="0" width="214" height="239" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;em&gt;Un muro. Fatto di codici incomprensibili, di nascondigli virtuali, di incontri pericolosi, di linguaggi ermetici. Genitori che guardano sgomenti il computer dei figli, abilissimi nell'aggirare qualsiasi forma di protezione, come i parental control. Internet, afferma un nutrito gruppo di esperti inglesi, è diventata la nuova barriera tra generazioni, la tecnologia sembra aver triplicato le distanze anagrafiche, e la divisione tra chi sa e chi non sa è diventata, d'un tratto, abissale.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;Brividi. In principio era il diario. Elementare, fragilissimo strumento di  privatezza adolescenziale. Dietro quel sottile e semitrasparente paravento generazioni di brufolosi quindicenni hanno timidamente celato nomi, timori, passioni, turbamenti, slanci sismicamente ormonali d’affetto e di passione; onde anomale di profonde amicizie, innominabili solitoni d’amore. Con l’implicita convinzione che la parola scritta è tale in quanto deve esistere, nel tempo, chi la legga. Una sorta di cartaceo confessionale al quale affidarsi e insieme affidare una crescita  legata ad ancora nebulose quanto vaghe attese.  E, in fondo, a una speranza non scritta né detta ma certamente presente: &lt;em&gt;“qualcuno mi leggerà; qualcuno mi sfoglierà attraverso queste righe” Perché questo sono io e non so bene dove andare. C’è un orizzonte, ma è così lontano.”&lt;/em&gt; &lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;em&gt;Lo rivela ChildWise, istituto di ricerca britannico che da 15 anni analizza e conteggia il rapporto tra i giovanissimi e la Rete, dove quest'ultima avrebbe assunto appunto le sembianze di un muro, da un lato ci sarebbe l'ignoranza tecnologica degli adulti, e dall'altro il sempreverde desiderio degli adolescenti di trovare luoghi nascosti, dove poter sperimentare se stessi e le proprie trasgressioni lontani dagli occhi dei genitori, per calarsi nella propria tribù, virtuale o reale che sia.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;Parole che sono messaggi chiarissimi ancor prima di essere “scoperti” per chi voglia prendersi la briga (e la responsabilità) di affacciarsi sul vuoto che vi si agita. Insomma scrivevamo, dipingevamo, incollavamo, siglavamo anticipando in qualche modo il codice zippato degli sms e il vernacolo informaticamente arcano delle chat. Sapevamo, speravamo che in famiglia qualcuno per caso ci leggesse e capisse. Anche se fingevamo di nasconderci, di allontanarci per sempre  fra pagine pasticciate e orecchiute, fra Smemoranda e  Caro diario.  Bastava  divaricare, far scorrere indice umettato e occhio attento per capire tutto e subito: chi era nostra/o figlia/o. Quasi sempre al femminile visto che i maschietti, a quell’età, si dedicavano ad altre più solitarie, dunque meno comunicative, espressioni. Oggi tutto è diventato unisex. L’omologazione  introdotta a forza dalla tecnologia ha annullato le differenze di genere. E, in uno, le distanze fisiche fra mondi e continenti. Ma ha anche, Internet dico, elevato una barriera quasi invalicabile fra generazioni. Facebook non è un paese per vecchi. Yahoo! è l’isola Ogigia senza Calipso; Eea priva di Circe. Ulisse, “colui che sempre ritorna”  ha perso l’orientamento. Matrix è la madre di tutte le battaglie. La durata della vita media si allunga. Però  tecnologicamente siamo già vecchi a 50 anni.  Non solo vecchi, ma anche analfabeti.&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&lt;em&gt;Un mondo parallelo, dove gli adulti si sentono in difficoltà, non hanno i codici per decifrarlo, e invece di sfidarsi tendono ad arretrare, così i ragazzi in rete si creano una vera e propria second family, dove tra amici veri o virtuali arrivano davvero a sostituire i punti di riferimento familiari. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt; Conosciamo forse l’Antica scrittura  ma ignoriamo la Nuova parola che scorre libera, silenziosa, incontrollabile, attraversando gli oceani su ponti detti &lt;em&gt;gateway&lt;/em&gt;, indirizzata da oscure entità chiamate &lt;em&gt;Dhcp &lt;/em&gt;lungo autostrade invisibili percorse da velocissimi &lt;em&gt;front side bus&lt;/em&gt;.  Da lì, immobili e incomprensibili, i nostri figli ci guardano  senza vederci. Noi non li abbiamo mai visti perché non li abbiamo mai guardati. Chi li leggerà? Chi ci leggerà? Io, intanto, guardo ciò che scrivo ma non capisco a che serve. Forse a rassicurarmi. Scrivo dunque sono. Anche se non esisto. Anche se mi separa dal presente un incolmabile gap. No, non quel Gap. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;LE CITAZIONI SONO TRATTE DA da &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.wintricks.it/"&gt;www.wintricks.it&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-3720153624317621962?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/3720153624317621962/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=3720153624317621962' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3720153624317621962'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3720153624317621962'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/01/in-principio-era-il-diario.html' title='IN PRINCIPIO ERA IL DIARIO'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SXh3Q97Zf9I/AAAAAAAAAWE/rwMBbJt2yOI/s72-c/16_mesi_smemo_agenda_thumb%5B7%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-6601380735315360346</id><published>2009-01-13T07:48:00.001-08:00</published><updated>2009-01-13T07:48:33.834-08:00</updated><title type='text'>L’UMANITA’ DELLA MOSCA</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWy3z0zIqUI/AAAAAAAAAVI/KBJ86LC9Y9U/s1600-h/locandinapg2%5B6%5D.jpg"&gt;&lt;img title="locandinapg2" style="border-right: 0px; border-top: 0px; display: inline; border-left: 0px; border-bottom: 0px" height="328" alt="locandinapg2" src="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWy30cpWAjI/AAAAAAAAAVM/7XBw9aRgNXs/locandinapg2_thumb%5B4%5D.jpg?imgmax=800" width="269" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Non una storia &lt;em&gt;di&lt;/em&gt; violenza, bensì una storia &lt;em&gt;sulla&lt;/em&gt; violenza. Su quel demone umano, troppo umano, che non cessa di&amp;#160; seminare dolore e angoscia. Come dimostrano con spietata chiarezza&amp;#160; le immagini che giornali e telegiornali diffondono ormai da tre settimane dalla striscia di Gaza, stritolata dai tentacoli mostruosamente candidi del fosforo, bianco come la stella di David.&amp;#160; Sovrumana violenza che ci portiamo dentro ancor prima di nascere, ancor prima di vivere. E che sempre ci accompagna.&amp;#160; Le immagini di cui voglio parlare appartengono in realtà a una iper reale e proprio&amp;#160; questo normalissima e&amp;#160; amarissima &lt;em&gt;fiction&lt;/em&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Innanzitutto l’autore. Quel David Paul Cronenberg che ho imparato a capire e ad amare molti anni fa quando, anche in Italia, comparve &lt;em&gt;“La mosca”, &lt;/em&gt;lucida e tragicamente acuta metafora sulla violenza, depotenziata e resa quasi accettabile dalla materia visionaria di cui si nutre la fantascienza: è solo &lt;em&gt;fiction&lt;/em&gt;; noi non siamo così. Ma l’illusione dura poco.&amp;#160; Quanto basta a farci apprezzare il sacrificio della bestia. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Vent’anni dopo il regista canadese torna a buttarci in faccia un altro&amp;#160; (lo stesso?) mostro. Ma lo fa senza più metafore aliene. Qui si tratta di uomini in carne ed ossa. Che hanno volti umani, che hanno i tratti&amp;#160; duramente scolpiti&amp;#160; di quel Viggo Mortensen che il grande pubblico ha conosciuto soprattutto grazie alle visioni&amp;#160; mitogenetiche&amp;#160; di Tolkien, dei suoi signori del male, dei suoi invincibili&amp;#160; anche se mortali eroi, dei suoi demoni trasformati in colossale saga cinematografica dal genio di Peter Jackson. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;“A history of violence” dice che tutto ritorna, prima o poi, a ricordarci chi siamo.&amp;#160; L’i&lt;em&gt;ncipit&lt;/em&gt;, memorabile,&amp;#160; è minaccioso prologo e tragica minaccia. Un interminabile piano sequenza scivola faticoso lungo un percorso perfettamente orizzontale e trascina in agghiacciante silenzio&amp;#160; lo sguardo di chi assiste, non più spettatore ma da subito protagonista, nei precordi di&amp;#160; una tragedia annunciata. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E’ l’inizio di una “rivelazione” in senso propriamente giovanneo. Sappiamo da subito ciò che sta per accadere anche se sullo schermo scorre solo l’immagine di una porta, di una finestra, di un muro assolato, di una sedia vuota.&amp;#160; E scorre, anche, una&amp;#160; totale assenza&amp;#160; di suoni che produce&amp;#160; indicibile tensione.&amp;#160; E appare l’uomo. E accade ciò che deve accadere. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;C’è, nelle immagini di Cronenberg, il destino che&amp;#160; non può non essere. Anche se, dice il cineasta di Toronto, ci illudiamo di allontanarlo dalla nostra vita con la quotidianità apotropaica dei nostri riti sociali e religiosi.&amp;#160; Proprio per questo inutilmente violenti. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Con &lt;em&gt;“La mosca”, &lt;/em&gt;uno dei suoi film migliori, il regista canadese aveva messo a nudo il rapporto complesso che lega il desiderio esasperato di conoscenza e l’uso temerario della tecnologia ai rischi imprevedibili ma inevitabili che ne derivano. Sviluppa, dunque, il tema dell’apprendista stregone che, faustianamente,&amp;#160; non riesce più a&amp;#160; fermare il processo innescato. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Qui, con una terribile storia di violenza, Cronenberg perfeziona&amp;#160; questa tematica estendendola su basi quasi escatologiche e legandola all’imprevedibile ineluttabilità degli esiti dell’agire umano. Concetti questa volta elaborati su un piano psicologico e soprattutto sociale, quando non addirittura antropologico. Nel film si manifesta un passato incancellabile che ritorna con risultati catastrofici. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un saggio per immagini, una &lt;em&gt;lectio magistralis&lt;/em&gt; sull’impossibilità di ogni redenzione, sull’importanza capitale del binomio caso – destino nelle vicenda umane e, dunque, nella Storia.&amp;#160; Amarissima analisi psicodrammatica sulle radici metastoriche della violenza. Nella “mosca” Cronenberg ci ha additato l’umanità del mostro; qui ci indica la mostruosità dell’umano.&amp;#160; Il regista dell’Ontario è efficacissimo nel sondare con meticolosa tecnica psicochirurgica l’angoscia e la solitudine dell’uomo davanti all’impossibile mutazione dell’anima, alla verità crudele di un mondo stretto dal vincolo spietato che lega causa ed effetto, elevato a principio universale.&amp;#160; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Presentato in concorso al Festival di Cannes del 2005, il film ha ottenuto 2 nominations al Golden Globe&amp;#160; 2006 come miglior film e per Maria Bello come migliore attrice. L’opera di Cronenberg si è segnalata anche per le nominations all’Oscar per il miglior attore non protagonista (William Hurt) e miglior sceneggiatura non originale. Il film&amp;#160; è stato candidato anche al David di Donatello 2006&amp;#160; come miglior film straniero. Assolutamente da vedere.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-6601380735315360346?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/6601380735315360346/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=6601380735315360346' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6601380735315360346'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6601380735315360346'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/01/lumanita-della-mosca.html' title='L’UMANITA’ DELLA MOSCA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWy30cpWAjI/AAAAAAAAAVM/7XBw9aRgNXs/s72-c/locandinapg2_thumb%5B4%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-4396528020630559268</id><published>2009-01-11T11:02:00.001-08:00</published><updated>2009-01-11T11:02:29.906-08:00</updated><title type='text'>LA CHIMERA</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWpCQb9KGsI/AAAAAAAAAVA/X0CprGimxY8/s1600-h/300px-Chimera_Apulia_Louvre_K362%5B5%5D.jpg"&gt;&lt;img title="300px-Chimera_Apulia_Louvre_K362" style="border-right: 0px; border-top: 0px; display: inline; border-left: 0px; border-bottom: 0px" height="231" alt="300px-Chimera_Apulia_Louvre_K362" src="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWpCRBseoRI/AAAAAAAAAVE/afFCtK414ac/300px-Chimera_Apulia_Louvre_K362_thumb%5B3%5D.jpg?imgmax=800" width="296" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;C’è un romanzo nel quale è descritta la vita di gran parte di noi. Quella porzione del nostro passato non proprio remotissimo che i più giovani non hanno conosciuto&amp;#160; ma che sempre ritorna. Vale a dire&amp;#160; ad ogni generazione. E’, la vicenda che coinvolge e travolge Antonia, nientemeno che la Storia, quella con la S maiuscola. Che per essere maiuscola riguarda proprio le nostre minuscole esistenze. E la bella Antonia&amp;#160; vive nelle righe de &lt;i&gt;“La chimera”&lt;/i&gt;,&lt;i&gt; &lt;/i&gt;di Sebastiano Vassalli,&lt;i&gt; &lt;/i&gt;la sua e la nostra storia come alcuni di noi l’hanno vissuta quando avevano più o meno l’età della strega di Zardino. Erano gli anni nati dal&amp;#160; Sessantotto ruggente. Al quale seguirono immediatamente per generazione spontanea, altri anni. Di piombo questa volta. E rossi di sangue spesso innocente, quasi sempre inutile. Facemmo allora il “gran rifiuto”. Rifiutammo la società, lo Stato, l’ingiustizia, il profitto, il mondo. Sembrava tutto facile, a portata di mano. Come La vita che Antonia viveva , come la società che Antonia respingeva. Che sempre più consapevolmente rifiutava tirando dritta per la sua strada trasparente e sincera. Come le brume padane che avvolgono il cuore contadino dei zardinesi (si chiamano così?).&amp;#160; Come il nostro cuore di un tempo, avvolto da altre più tossiche nebbie.&amp;#160; Ma ugualmente padane. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Rifiutavamo tutto, allora. L'autorità, la società, il passo lento della vita, il suo tumultuoso sussultare in paradossale sincope. Credevamo solo nei sogni. Nel nostro sogno che assumeva il domani con incrollabile certezza. Ci nutrivamo, tutti, come Antonia di “g&lt;i&gt;randi sogni: complicati e futili come la vita. Quasi sempre belli; a volte come la vita, anche insensati.”&lt;/i&gt;&amp;#160; Come Antonia Renata Giuditta Spagnolini, la bella strega di Vassalli, chimera appassionata e vitale, per questo destinata a morte. Come noi, come voi, “s&lt;i&gt;ognava il mare come un cielo capovolto…”.&lt;/i&gt; Volevamo capovolgere il nostro cielo, rimetterlo, anzi,&amp;#160; sui piedi e ristabilire una volta per tutte lo stato di natura. Dimenticando che “natura” è tutto ciò che esiste. Anche noi. Anche loro.&amp;#160; Credevamo che bastasse combattere a cielo aperto, a viso aperto, a cuore spalancato. Vivevamo dentro&lt;i&gt; &lt;/i&gt;la chimera, dunque dentro la storia. Proprio come il libro di Vassalli spiega e denuncia e condanna. Molti di noi, come l’Antonia, finirono sul rogo. Altri ne uscirono segnati in profondità. Altri ancora ne furono solo sfiorati. Ma la forza irresistibile degli anni premeva e sospingeva in avanti. Verso dove, allora, nessuno di noi sapeva. Ci sembrava”… &lt;i&gt;di capire, finalmente!, qualcosa della vita: un’energia insensata, una mostruosa malattia che scuote il mondo e la sostanza stessa di cui sono fatte le cose…”&lt;/i&gt;.&amp;#160; La sostanza; il&amp;#160; sogno. Ascoltate il Duca di Milano: “&lt;i&gt;Siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni.” &lt;/i&gt; Non credo alle coincidenze: l’azione del romanzo di Antonia, dei coniugi Nidasio, di don Michele, che dispensava grappa, medicamenti, acquasanta e chissà cos’altro, si svolge nello stesso secolo in cui il bardo di Stratford upon Avon scrisse la “&lt;i&gt;Tempesta&lt;/i&gt;”. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E intanto cerchiamo qualcuno da amare. E anche, per ragioni di essenziale simmetria,&amp;#160; qualcuno da odiare. Ricerca, quest’ultima, a dire il vero non ardua. Ma l’odio sì. Odiare è un’arte difficile almeno quanto amare. Richiede volontà, tenacia di sentimento, forza d’animo, perseveranza d’intento. Soprattutto odiamo alcune idee. Odio distillato perché privo di agganci concreti, manipolabili, utilizzabili nel vivere quotidiano: “&lt;i&gt;E’ l’odio puro: astratto, disincarnato, disinteressato: quello che muove l’universo, e che sopravvive a tutto. L’amore umano, tanto cantato dai poeti, a confronto dell’odio è quasi un fatto inesistente…”.&amp;#160; &lt;/i&gt;E’ un falso d’autore “&lt;i&gt;l’amor che move il sole e l’altre stelle”&lt;/i&gt;?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sono pagine istruttive e spietate anche quelle che Vassalli dedica&amp;#160; alle &lt;i&gt;liti d’acqua&lt;/i&gt; nella Bassa piemontese del Seicento. Sono trascorsi quattro secoli. L’Italia non è più spagnolesca. L’acqua non rappresenta più o non ancora, un problema. Ma le liti, quelle non muoiono mai. E chi non litiga, non vuole litigare si “rifiuta”. E spegne la Tv. Fortunatamente nessuno può spegnere i sogni. Nessuno ha spento neppure il rogo che ha divorato gli occhi neri di Antonia. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;Nella foto: la Chimera, nell'interpretazione di un piatto apulo a figure rosse, ca. 350-340 a.C., Parigi, Musée du Loire &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-4396528020630559268?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/4396528020630559268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=4396528020630559268' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4396528020630559268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4396528020630559268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/01/la-chimera.html' title='LA CHIMERA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWpCRBseoRI/AAAAAAAAAVE/afFCtK414ac/s72-c/300px-Chimera_Apulia_Louvre_K362_thumb%5B3%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-4012264543919341081</id><published>2009-01-09T06:17:00.001-08:00</published><updated>2009-01-10T02:30:33.725-08:00</updated><title type='text'>MUOIA SANSONETTI CON TUTTI I FILISTEI</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWdci9Sp9UI/AAAAAAAAAU4/v7geidI8RrA/s1600-h/sansonetto%5B11%5D.jpg"&gt;&lt;img title="sansonetto" style="border: 0px none ; display: inline;" alt="sansonetto" src="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWdcju67afI/AAAAAAAAAU8/75joMGJ0jFA/sansonetto_thumb%5B7%5D.jpg?imgmax=800" border="0" width="316" height="255" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; Parola d’ordine: muoia Sansonetti con tutti i filistei. A distruggere i quali, fra l’altro, ci pensano già da tempo i &lt;em&gt;tanks&lt;/em&gt; con la stella di David. Come slogan non c’è male. Ma non servono slogan alla sinistra (sinistra?) bensì obiettivi ideali raggiungibili. L’ultimo a individuarne qualcuno fu Berlinguer (quello vero): anche se secondo alcuni non si trattava di una meta positiva ma negativa: lo sgancio dal riferimento ideologico all’Urss. Una Liberazione insomma. Quasi 40 anni dopo che ci resta? Sansonetti? Ualter? Quell’altro sardo che studia da segretario del Pd? Almeno lui sembra avere le idee chiare. Per quel che conta. D’altra parte, tornando a bomba e ai sussulti scissionistici, (ci sono anche nella camorra) c’è poco da fare. La sinistra, tutta, il settarismo (si può ancora chiamarlo così?) che per addolcirne il suono si definisce massimalismo, ce l’ha nei geni,  nei gameti. Nei coglioni, insomma, anche in senso allegorico. Sembra proprio che non ne possa fare a meno.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ci sono state più scissioni nella storia del socialismo che in quella di qualunque altra struttura unicellulare che la Storia ricordi. Siamo un popolo di eucarioti. &lt;i&gt;Absit iniuria verbis&lt;/i&gt;. Però che nostalgia del buon tempo antico. A partire da quell’incontro fiorentino e carbonaro del 18 novembre 1917 fra una ventina di “padri fondatori”. C’erano proprio tutti, i Primi. Gramsci, il “massimalista” Bordiga, Bombacci, Menotti Serrati. Si incontrarono in gran segreto insieme ad altri quindici o sedici teste calde. C’è un fato nei nomi e nei luoghi destinato prima o poi a manifestarsi: il primo atto della congiura avvenne in via dei Mille, tutti socialisti come Garibaldo. Pochi giorni prima, ad alcune migliaia di chilometri di distanza, un’altra setta un poco più numerosa aveva fatto cadere lo zar e il suo impero. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Poi a Livorno il colpo, è il caso di dirlo, di teatro. Ma la &lt;i&gt;pièce&lt;/i&gt; che segnerà, nel bene e nel male, i destini italiani di un intero secolo, era nata sotto un brutto segno: al “Goldoni” c’erano anche Zinov’ev e Bucharin. Il Komintern aveva già disteso la sua pesante ombra sul neonato prima ancora che vedesse la luce. Quella del Sol dell’avvenire, se mai sorgerà, dovrà attendere a lungo. Ascoltate: &lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;“…&lt;i&gt;quest’anno la gioventù socialista italiana chiede ai rappresentanti comunisti di bruciare qui il fantoccio dell’unità”. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p align="left"&gt;Parola di tal Secondino (come si vede la sinistra ha anche la galera nel sangue) Tranquilli, direttore di &lt;i&gt;“Avanguardia”&lt;/i&gt;.&lt;i&gt; &lt;/i&gt;La madre di tutte le scissioni è servita. Dal Partito socialista, con processo partenogenetico non indolore, si separò il Partito comunista d’Italia. Il seguito, &lt;i&gt;mutatis mutandis&lt;/i&gt;, appare pura opera di clonazione. Resistenza a parte, dove molti fecero di necessità virtù e altri di virtù strame. Cambiano solo i nomi di protagonisti e deuteragonisti. Fino ai nostri giorni, fino al Manifesto di Pintor e Rossanda, fino a Rifondazione di Bertinotti, ai Comunisti italiani di Diliberto e a Sinistra critica di Turigliatto e Malabarba, sempre più dispersi, sempre meno comprensibili. Insomma le forze profonde della sinistra sono da sempre centrifughe. E siamo ancora alla ricerca di un motivo che ci spinga a trovare, se non l’unanimità, almeno l’unità perduta. Unità ch’è si cara…  Ma adesso è arrivato Sansonetti. E bussa alla porta della rivoluzione.&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt; “e &lt;em&gt;furono più quelli che Sansone uccise morendo che quelli che aveva ucciso in vita” (&lt;/em&gt;Giudici, 16-30&lt;em&gt;)&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt; Avanti!&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Nella foto: John Francis Rigaud; Sansone spezza i lacci.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-4012264543919341081?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/4012264543919341081/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=4012264543919341081' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4012264543919341081'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4012264543919341081'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/01/muoia-sansonetti-con-tutti-i-filistei.html' title='MUOIA SANSONETTI CON TUTTI I FILISTEI'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWdcju67afI/AAAAAAAAAU8/75joMGJ0jFA/s72-c/sansonetto_thumb%5B7%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-9028050540816153715</id><published>2009-01-07T01:20:00.001-08:00</published><updated>2009-01-07T05:08:31.070-08:00</updated><title type='text'>FLOGOS</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWSpSXIxMaI/AAAAAAAAAUw/CMyFaeJB4SI/s1600-h/POLLAIO2%5B6%5D.jpg"&gt;&lt;img title="POLLAIO2" style="border-right: 0px; border-top: 0px; display: inline; border-left: 0px; border-bottom: 0px" height="166" alt="POLLAIO2" src="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWSpTIrIGVI/AAAAAAAAAU0/zZ568ubuLZY/POLLAIO2_thumb%5B4%5D.jpg?imgmax=800" width="404" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Spesso inattesa s’annuncia col silenzio. E’ tutti i colori della luce che candidamente esprime. Tace; al più sussurra un flebile fruscìo, sommesso come di spirito che viola il vuoto del mattino. E lo fa timoroso e faticoso e lento. Nel silenzio che l’avvolge. In mille e mille forme, disuguali sempre, manifesta gelida sostanza e violatrice del principio. Unica, s’espande in microscopiche, parcellari architetture che l’iperboreo instancabile suggerisce, anzi impone. Il suo muto dominio vede tutto contrarsi, invece, e annichilire. Polimorfica trinità, dona vita e morte. Ubiqua impera sul mondo epifanico e sugli &lt;em&gt;opprobria rustica &lt;/em&gt;che infinite schiere con multicolorate armi instancabilmente officiano. Impersonalmente si manifesta ancora. Il mondo avvolge in gelido sudario. Insomma, nevica che dio la manda. E io giù a spalare come un pirla.    &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-9028050540816153715?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/9028050540816153715/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=9028050540816153715' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/9028050540816153715'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/9028050540816153715'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/01/flogos.html' title='FLOGOS'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWSpTIrIGVI/AAAAAAAAAU0/zZ568ubuLZY/s72-c/POLLAIO2_thumb%5B4%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-9144948995862144502</id><published>2009-01-05T00:23:00.001-08:00</published><updated>2009-01-05T00:25:38.665-08:00</updated><title type='text'>BRAGHETTONI VIRTUALI</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWHDbxRPIxI/AAAAAAAAAUg/unPQ_wnNSV0/s1600-h/allattamento%5B10%5D.jpg"&gt;&lt;img title="allattamento" style="border: 0px none ; display: inline;" alt="allattamento" src="http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWHDcM2jlsI/AAAAAAAAAUk/oFT4Fj7SUDI/allattamento_thumb%5B4%5D.jpg?imgmax=800" border="0" width="271" height="202" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt; Leggo e posto: &lt;em&gt;“La recente decisione da parte dei gestori del noto social network Facebook di eliminare da molti profili le foto in cui si vedevano donne che allattavano ha scatenato un vespaio di polemiche. Secondo i gestori del sito, infatti, qualsiasi foto  dove si veda un seno nudo è da considerarsi &lt;strong&gt;oscena&lt;/strong&gt;, e quindi una violazione delle regole di Facebook. Una decisione che ha fatto salire su tutte le furie mamme di tutto il mondo, che per ripicca hanno creato proprio su Facebook un gruppo di protesta chiamato "Breast feeding is not a crime" ("allattare non è un crimine"), contestando il fatto che mostrarsi mentre si allatta è un modo per condividere una parte normalissima della nostra vita e di quella del nostro bambino.”&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ho tentato a lungo di trovare parole, frasi, concetti per commentare questo ennesimo esempio di gesuitica stupidità (ovviamente i gesuiti sono tutt’altro che stupidi) ma non ho trovato nulla di sufficientemente duro.  Mi limito a sottolineare che per pura cortesia nei confronti di alcuni amici  che ne fanno parte ho accettato di entrare nel mondo di Facebook. Un mondo virtuale farraginoso, inutilmente complicato e assolutamente privo di senso i cui responsabili ammirano certamente la commendevole opera del Braghettone e della sua scuola (&lt;a title="http://www.scudit.net/mddivietiartemichel.htm" href="http://www.scudit.net/mddivietiartemichel.htm"&gt;http://www.scudit.net/mddivietiartemichel.htm&lt;/a&gt;). Facebook è &lt;em&gt;social network&lt;/em&gt; che pare  stia fagocitando milioni di adepti e del quale ammetto di non afferrare (se esiste ma ne dubito) la funzione sociale. Dice: &lt;em&gt;“Ma in due click puoi conoscere molte persone”&lt;/em&gt;. Vero, però la stessa cosa può accadere anche andando al bar o in piazza, o al cinema o semplicemente passeggiando ai giardini pubblici. E, vi assicuro, è molto più semplice e gratificante. Chiudo questo post comunicando che ho già buttato Facebook nella spazzatura. Invito tutti coloro che ne fanno parte (di Facebook non della spazzatura) a fare altrettanto.  &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-9144948995862144502?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/9144948995862144502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=9144948995862144502' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/9144948995862144502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/9144948995862144502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2009/01/braghettoni-virtuali.html' title='BRAGHETTONI VIRTUALI'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SWHDcM2jlsI/AAAAAAAAAUk/oFT4Fj7SUDI/s72-c/allattamento_thumb%5B4%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-5865742663530144138</id><published>2008-12-27T07:13:00.001-08:00</published><updated>2008-12-28T09:25:53.737-08:00</updated><title type='text'>QUANDO CADRA’ LA PIOGGIA…</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SVe2g7YafiI/AAAAAAAAATo/jsvCLh9xwbs/s1600-h/nubibianche.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 266px; height: 278px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SVe2g7YafiI/AAAAAAAAATo/jsvCLh9xwbs/s320/nubibianche.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5284893364554726946" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SVZGI_6h7LI/AAAAAAAAATc/kH76vT9OHLw/s1600-h/nubibianche%5B3%5D.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SVZGI_6h7LI/AAAAAAAAATg/-6nFUj9OKi8/s1600-h/nubibianche%5B9%5D.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Una prova d’amore che supera ogni confine, nello spazio e nel tempo. Due elementi, soprattutto, mi pare debbano essere sottolineati nel romanzo di Ichikawa. Il primo, decisamente inatteso, riguarda il contesto nel quale si muovono i protagonisti: un Giappone “inesistente”, totalmente privo delle caratteristiche tipiche della cultura, degli usi e costumi del Sol levante. Il secondo attiene la natura stessa della narrazione, la sua forma, in senso aristotelico, che coincide &lt;i&gt;sic et simpliciter&lt;/i&gt;, con la sostanza del processo narrativo. Partiamo dal secondo oggetto della nostra attenzione. Ci troviamo di fronte, senza dubbio, ad un romanzo di fantascienza. O, meglio, si tratta “anche “, forse soprattutto, di un romanzo di fantascienza. L’elemento decisivo, a questo proposito, risulta essere il “viaggio nel tempo” di Mio. Un viaggio “fisico”, non psicologico né soltanto ipotizzato o fantastico, che determina interamente forma e sostanza del narrare e del narrato.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Con la storia dolce, intensa, drammatica di Mio, Takumi e Yuji, del loro indistruttibile amore, del loro dolce-amaro destino, il lettore viene introdotto infatti in una dimensione sconosciuta. Le vicende umane di cui si delineano i percorsi sfiorano fino a toccarla e a farne parte integrante, l’impossibile coincidenza di due realtà adiacenti ma reciprocamente “altre”. Per un lungo istante (di tempo? di spazio? d’amore?) due universi (stavo per dire paralleli) convergono spezzando la rigorosa natura euclidea del reale. Il nuovo nasce così, nella realizzazione di un impossibile ritorno, di un sogno talmente realistico da risultare vero. In perfetta aderenza con la concezione asimoviana della S. F. la quale “…sogna, sì, ma sogna il possibile o, piuttosto, il non-impossibile” (Isaac Asimov, &lt;i&gt;“Dodici volte domani”&lt;/i&gt; pag. 26; SFBC, 1964.)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Di quest’ultima specie fanno senz’altro parte i cosiddetti viaggi nello spazio-tempo. Forse il ritorno di Mio appartiene all’universo dei sogni, alla loro natura, al loro significato. Nonpertanto risulta meno concretamente “fisico”. E reale come il gioco intenso ed inesauribile di sentimenti che diventano passione per trascorrere spesso in suggestioni malinconiche. Inevitabile che il ritorno di Mio costituisca la &lt;i&gt;conditio sine qua non &lt;/i&gt;e, insieme, cifra ed enigma della storia che si dipana in un Giappone (approdiamo qui al secondo elemento costitutivo del romanzo) quasi invisibile,dai contorni nettamente occidentali, addirittura spesso mediterranei. Takumi mangia italianissimi spaghetti al ragù, non sushi. I suoi riferimenti culturali non attingono ai fondamenti della tradizione nipponica ma alle origini del pensiero occidentale. Cita, Takumi dalla psiche fragile ma capace di esprimere come causa finale un amore letteralmente immortale, Platone e Aristotele. Si esprime, qui, l’assenza totale del mondo rigoroso fino alla rigidità dei samurai; la visione fondamentalista dell’onore e della forma di una società arcaica ormai scomparsa e, comunque, solo oleografica. Il Giappone di Ichikawa si riduce al &lt;i&gt;futon&lt;/i&gt; e alle scarpe lasciate davanti alla porta, Nulla emerge, lungo il percorso narrativo, di contiguo alla tradizione spietata della società del &lt;i&gt;seppuku&lt;/i&gt; e dei &lt;i&gt;kamikaze&lt;/i&gt; senza macchia il cui rigore sacrificale Mishima ha più volte descritto indicando la soluzione radicale dell’umano nell’abolizione dell’uomo, nel respingimento della vita in nome della morte. Mio, invece, respinge la morte in nome della vita. Fin dove le è concesso. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Si realizza con l’inatteso ritorno il senso apotropaico di un profondo &lt;i&gt;misteryum fidei&lt;/i&gt; nel quale la fede non riguarda il divino ma il sogno umanissimo d’amore che trascorre impetuoso ad animare una minuscola ma possente trinità. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Takumy lo sa bene (anche se, come dice Yuji, lo scopre “poco a poco”) che sta provando “attrazione per uno spirito.” E’ un dolcissimo fantasma che si materializza sotto una fitta pioggia: minuscole lacrime lustrali e fecondatrici in grado di dissolvere la morte. Mio, però, non risorge ma rinasce; per questo non ha più memoria e deve imparare quasi tutto daccapo l’alfabeto degli affetti e dei sentimenti. Non compie, Mio, una misteriosa e divina reincarnazione. Semplicemente torna a prendersi cura dei suoi. Ad amare. Il pianeta Archivio può attendere. Non si assiste all’inizio di una fiaba bensì al principio di una storia, vera come lo è ogni storia umana per la quale il sogno, privo di cronicità, è condizione essenziale di sopravvivenza. Fantascienza pura nella quale non agiscono miracoli ma solo eventi imprevedibili o molto improbabili; sempre teoricamente possibili. Perché, come spiega Sergio Solmi in un eccellente saggio del 1959 “La science fiction non è profezia ma una proiezione appassionata dell’oggi su un avvenire mitico: e per questo aspetto partecipa della letteratura e della poesia”. (&lt;i&gt;“Le meraviglie del possibile. Antologia della fantascienza”, &lt;/i&gt;XX; Einaudi). Avvenire mitico ma anche passato prossimamente atteso. Mio è il passato che si fa futuro mitologema copernicano dell’amore. Con accenti futuristi presenti dell’ansito della vecchia distilleria abbandonata che lancia messaggi incomprensibili, arcane litanie.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;A ben vedere l’unico Oriente presente nel romanzo di Ichikawa, insiste tutto in quel pezzo di muro superstite di un altro antico opificio che sorregge e incornicia un porta chiusa sul nulla di un passato ormai privo di senso apparente. Come quel numero 5. Come quella cassetta postale in vuota attesa di un messaggio. Non facciamoci ingannare. Quell’inutile  muro, quella porta chiusa sul nulla, quel numero ovviamente riferito ai protagonisti della storia, quella cassetta postale abbandonata costituiscono un poderoso simbolo dell’attesa e dell’oggi. Lì, davanti all’inutilità presunta del passato, nasce l’impossibile realtà di un presente partorito dal futuro che ne costituisce insieme causa finale ed efficiente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Anche se il punto di librazione che indica la perfetta equidistanza (eraclitea coincidenza) fra vita e morte, non può manifestarsi in eterno. Se non ci fosse una lettera a certificare l’evento, si tratterebbe di puro marasma onirico. Ma quelle righe manoscritte ci sono e generano la risposta. Ecco perché la cassetta postale, che annuncia un avvento e un ritorno. Muro e porta rappresentano il diaframma che separa/unisce questo mondo e quell’altro; il pianeta Terra e il pianeta Archivio, l’improbabile e il possibile. In fondo l’enigma della vita è identico al mistero della morte. E dell’amore.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Takuji Ichikawa&lt;em&gt;, “Quando cadrà la pioggia tornerò”;&lt;/em&gt;Salani editore, pagg. 265, € 13.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_vFMNVTIKHP4/SVZGI_6h7LI/AAAAAAAAATg/-6nFUj9OKi8/s1600-h/nubibianche%5B9%5D.jpg"&gt; &lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-5865742663530144138?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/5865742663530144138/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=5865742663530144138' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/5865742663530144138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/5865742663530144138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/12/quando-cadra-la-pioggia.html' title='QUANDO CADRA’ LA PIOGGIA…'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SVe2g7YafiI/AAAAAAAAATo/jsvCLh9xwbs/s72-c/nubibianche.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-2387796999324742266</id><published>2008-12-03T02:02:00.000-08:00</published><updated>2008-12-29T01:35:18.459-08:00</updated><title type='text'>L'INNOCENZA DEL TOPO</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/STZd40Kz7TI/AAAAAAAAAR8/Ikh1P6mc7WA/s1600-h/topi.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 212px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/STZd40Kz7TI/AAAAAAAAAR8/Ikh1P6mc7WA/s320/topi.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5275507244169162034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto la natura. Rassicurante e temibile grembo ancestrale. Rifugio per alcuni, carcere per altri. Per certi misericordiosa madre, per talaltri inflessibile matrigna. L’ambiente, comunque,  come assoluta alterità rispetto alla coscienza e alla volontà umane. Volontà intesa da Steinbeck quasi sempre in connotazione negativa.  Come  nietzschiana pura e primordiale volontà di potenza. Dunque di  sopraffazione.  Caratteristica, questa, non solo individuale ma soprattutto sociale. L’azione si svolge nell’America della prima, profetica, ammonitrice, inascoltata Grande crisi, essendo la presente e dolorosamente viva, replica mutante ma non troppo e non troppo sottovalutabile di quella.  L’&lt;i&gt;incipit&lt;/i&gt; appare bucolico,  placidamente immerso nel verde  panico di un piccolo universo frusciante. Spira leggera una brezza che diffonde teporosa e cullante  pace. Terribile premessa, si avverte immediatamente, del futuro  tragico della storia. L’omissione della “s” maiuscola potrebbe benissimo essere evitata stante l’evidente ed esteso pessimismo del concepire steinbeckiano. Ci troviamo insomma immersi nell’antitetica ed eterna contrapposizione uomo - natura. Fors’anche Bene - Male dove, qui sì, le maiuscole pretendono d’imperio la pressione dello &lt;i&gt;shift&lt;/i&gt;.  Ma, par di capire sostenga l’autore, non tutto è bene, non tutto è male in dipendenza da ineludibili circostanze e non negoziabili condizioni. Ciascuno ha un passato, tutti abbiamo un presente. Altri costruiscono, nonostante noi, il nostro futuro. Lennie, il semplice,  vive in un perfetto presente e, perfettamente innocente, ignora il futuro. Si direbbe, con l’ing. Gadda la cui cognizione dell’umano dolore è ben nota, che il titano elaborasse uno stentato cogito, sequenzialmente ad un &lt;i&gt;“…certo rovello interno a voler risalire il deflusso delle significazioni e delle cause, in certo disdegno della superficie-vernice, in certa lentezza e opacità del giudizio che in lui appariva essere inalazione prima che starnuto e  torbida e tarda sintesi.”&lt;/i&gt;  Talché definirlo uomo semplice suona certamente come delicato eufemismo. E’ il piccolo George la sua guida e mentore. La sua legge, il suo bastone bianco che  lo conduce, lui cieco del mondo e degli uomini e per questo totalmente incolpevole, attraverso un universo popolato, lui sordo e psicologicamente muto, di anime totalmente inconoscibili. E spesso irriducibilmente nemiche. Ma Lennie non ha nemici. Non ne vuole avere. Vive in una nebulosità biancheggiante e indistinta nel cui luminoso nulla  bene e male, giusto e ingiusto,  risultano indistinguibili. Anzi, non possono esistere. Ignora, Lennie, metafora mitologica di tutti noi, la mostruosità della Norma, la divina crudeltà della Legge che concede il libero arbitrio e ne punisce per l’eternità le inevitabili e prevedibili conseguenze.  Incarna, lo smisurato, la purezza dell’anima, l’innocenza dell’animale,  l’incolpevolezza primordiale del mostro. Adamo, Caino, Asterion, Edipo, Ifigenia e l’infinita teoria dei capri di tutte le ere il cui sangue espiatorio estingue colpe mai commesse e  bagna ancora gli altari della civiltà. Sentite Dürrenmatt: &lt;i&gt;“…e lui non seppe di prendere la fanciulla, non poteva sapere nemmeno che l’uccideva, perché non sapeva cos’era vita e cosa morte. (…) Condannato a non essere dio né uomo, né animale bensì solo Minotauro colpevole e incolpevole insieme.”&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Lennie ama tutto ciò che vive. Ama i topi e li uccide di carezze. Ama il cucciolo di cane e lo soffoca di abbracci. Tocca un vestito di donna e commette un omicidio suicidio. Eppure non ha colpa alcuna. Proprio l’abissale innocenza dell’Ercole ottuso, del colosso infante appare elemento cardinale, asse del pianeta umano in sussultante e faticosa rotazione, essendo l’altro moto, oscura rivoluzione ed escatologica  tensione verso un futuro incomprensibile ai più. La libertà come sogno crudele. Almeno in questo Lennie non è solo. Non lo sarà nemmeno nell’esito fatale dell’inutile fuga quando l’inevitabile, che il lettore ha riconosciuto come tale già dall’inizio, accade. Non per mano del nemico che sono tutti (quasi) gli altri. Ma per “fuoco amico” e misericordioso espresso dal dolorante amore di George, avatar  consapevolmente umano, sincero e premuroso, d’un dio inconciliabile con l’umanità dell’uomo. &lt;i&gt;“Cercò di fuggire ma ovunque si volgesse si ritrovava sempre di fronte a se stesso, era murato da se stesso, era ovunque se stesso, ininterrottamente se stesso rispecchiato all’infinito nel labirinto.”&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Lo sparo non mette in fuga timidi conigli selvatici né aironi si alzano in volo: la presenza dell’uomo, prima della fine, li ha già resi invisibili chissà dove.  Intorno, alberi silenziosi, acqua verde e muta  assistono immobili e indifferenti al sacrificio.  “&lt;br /&gt;&lt;i&gt;“I conigli balzarono silenziosamente in cerca di riparo. Un airone appollaiato sulle zampe si levò pesantemente nell’aria sbatacchiando le ali, giù per il fiume. Per un attimo il luogo fu privo di ogni vita.”&lt;/i&gt;  Inizio e fine sono perfettamente coincidenti. La natura teme l’umano e, oltre al silenzio, non ha nulla da dire.&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:times new roman;font-size:85%;"  &gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;(J. Steinbeck&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;"Uomini e topi"&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;; &lt;span style="font-size:100%;"&gt;collana I Tascabili, traduzione di Cesare Pavese; Bompiani, 2005. pp. 117. ISBN 8845250083)&lt;br /&gt;Dal romanzo è stato tratto un film di e con Gary Sinise, con John Malcovich.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-2387796999324742266?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/2387796999324742266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=2387796999324742266' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2387796999324742266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2387796999324742266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/12/linnocenza-del-topo.html' title='L&apos;INNOCENZA DEL TOPO'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/STZd40Kz7TI/AAAAAAAAAR8/Ikh1P6mc7WA/s72-c/topi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-8688027963987725595</id><published>2008-12-02T01:14:00.000-08:00</published><updated>2008-12-03T01:38:46.837-08:00</updated><title type='text'>GIRATE ALLA LARGA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/STT_ieSvQ9I/AAAAAAAAARE/fKWVWUq6eFg/s1600-h/Sodom.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 243px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/STT_ieSvQ9I/AAAAAAAAARE/fKWVWUq6eFg/s320/Sodom.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5275122031269987282" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questa volta l’hanno fatta (e detta) davvero grossa. Dunque secondo il Vaticano e i dignitari della corte papalina l’omosessualità si configura come reato. Proprio così: reato da codice penale.  La livorosa e isterica reazione degli esponenti vaticani arriva con tempestività degna di miglior causa poche ore dopo la presentazione del progetto di dichiarazione che la Francia intende far passare all'Assemblea dell'Onu, a nome dell'Unione Europea, per depenalizzare l'omosessualità nel mondo. Nel terzo Millennio, sullo sfondo luminoso delle magnifiche sorti e progressive supportate dall’entusiastica affermazione “libero pensiero in libero mercato” (i cui effetti stanno devastando le economie planetarie), in 90 Stati l’omosessualità è considerata reato penale punibile in alcuni casi con la morte. Proprio come la lapidazione femminile. &lt;br /&gt;  Per nostra edificazione, possiamo considerare attentamente la tesi, certamente  di Altissima e spirituale origine, secondo la quale &lt;i&gt;"… all'essenza del liberalismo appartiene il suo radicamento nell'immagine cristiana di Dio:  la sua relazione con Dio di cui l'uomo è immagine e da cui abbiamo ricevuto il dono della libertà"&lt;/i&gt;.  Libertà ch’è sì cara… Parola del Signore (trad. Benedettodecimosesto). Un mirabile equilibrio sottende questa nobile &lt;i&gt;weltanschauung&lt;/i&gt; sulla quale veglia  ferrea la teologia ratzingeriana: omosessuali e donne appartengono, secondo questa corrente di pensiero (pensiero?) che scorre carsica ma non troppo nei padiglioni sanpietrini, alla medesima infame categoria. E incarnano quella che per la chiesa ufficiale è ed è sempre stata la colpa massima, il più grave dei peccati: l’espressione non ecclesiasticamente autorizzata della sessualità. Qualunque essa sia, etero o omo. Naturalmente è il Padre che lo vuole. Sarebbe interessante conoscere anche l’opinione del Figlio.  Ascoltate la gesuitica (nel senso più deteriore del termine) enunciazione del Principio, vividamente protrusa  &lt;i&gt;ore solito&lt;/i&gt;  dall’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, mons. Celestino Migliore: &lt;i&gt;“Il rischio è che gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni"&lt;/i&gt;.  Per la dipietrana serie: ma che ci azzecca la pena di morte per gli omosessuali con il matrimonio omosex?  Nulla naturalmente, ma da sempre la Chiesa, come tutte le chiese, è maestra nell’arte sottile di istruire  processi alle intenzioni (teoriche) e nell’emettere condanne (concrete). Detto in parole povere: gli omosessuali vanno condannati in quanto tali perché l’omosessualità è peccato e gli omosessuali sono peccatori.  Tant’è vero che il notoriamente cattolicissimo Hitler li spediva nei lager insieme ad ebrei comunisti e zingari. La gravità dell’assunto è incommensurabile poiché stabilisce mosaicamente  e leviticamente certifica l’uguaglianza fra colpa religiosa e reato penale. Insomma, par di capire, secondo la Chiesa il giudice dovrebbe essere affiancato dal  sacerdote nell’amministrazione della giustizia.  Ci permettiamo un sommesso suggerimento: potrebbe amministrarla direttamente il prete senza altri interventi indebiti visto che la classe sacerdotale si muove sulla scorta della volontà divina della quale il clero si considera da sempre unico ed autorevole interprete.  E' appena il caso di osservare  anche in considerazione della tragica fine di Sodoma e Gomorra e di altre catastrofiche punizioni  &lt;i&gt;ex divina lege&lt;/i&gt; che hanno segnato con allarmante frequenza la storia dell’umanità, che si tratta di una volontà bifida: da un lato si predica l’amore universale, dall’altro si brandisce la spada compiendo stragi disumane, anzi sovrumane.  Simile comportamento in un essere umano sarebbe definito da tutti, papalini compresi, gravemente paranoico.  Termino il post con un invito a dare un occhiata al breve ma fondamentale saggio di C. G. Jung, &lt;i&gt;“Risposta a Giobbe”&lt;/i&gt; (Bollati Boringhieri). Chi non l’ha letto lo faccia. Chi l’ha già letto lo rilegga.  Poi, magari, ne riparleremo. Nel frattempo, se incontrate per caso una persona dichiaratamente o velatamente omosessuale, girate alla larga. Anche il favoreggiamento è reato. Almeno per il Vaticano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-8688027963987725595?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/8688027963987725595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=8688027963987725595' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/8688027963987725595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/8688027963987725595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/12/girate-alla-larga.html' title='GIRATE ALLA LARGA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/STT_ieSvQ9I/AAAAAAAAARE/fKWVWUq6eFg/s72-c/Sodom.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-8207926689221205453</id><published>2008-11-12T07:39:00.001-08:00</published><updated>2008-11-13T00:07:40.883-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA'/><title type='text'>IL NERO MUOVE E VINCE IN DUE MOSSE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SRr4waLmBfI/AAAAAAAAAQ0/dpOiGHOD-jc/s1600-h/scacchi.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 221px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SRr4waLmBfI/AAAAAAAAAQ0/dpOiGHOD-jc/s320/scacchi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5267796224708576754" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il successo del candidato democratico alla presidenza usa, Barack Obama, è stato travolgente e meritato. Dirlo adesso è facile visto che l’ascesa al soglio di Washington (indosso per l’occasione i panni doppiopettoruti del nanuncolo arcoretano) di un abbronzantissimo  e per colmo di sventura ignobilmente alto discendente di Kunta Kinte, è stato il più clamoroso successo mai vissuto da un candidato eletto presidente degli States. Paragonabile, da noi, solo ai concerti di Vasco Rossi e dai consensi indefettibili maturati dal Superenalotto con jackpot multieuromilionari. Ma il trionfale ingresso di Obama nello studio ovale accolto da un dimesso anche se visibilmente sollevato Bush, presenta almeno un aspetto sul quale non ci possono essere dubbi. La vittoria di Obama  dimostra ancora una volta la capacità di rinnovamento e la vitalità quasi inspiegabili della democrazia americana già  peraltro perfettamente individuate da Alexis de Tocqueville. Una capacità sorprendente se solo si pensa alle infinite contraddizioni politiche, sociali, etniche ed etiche di una nazione la cui storia reale conta appena poco più di due secoli. Un Paese dove ancora oggi, se non ricordo male nello Utah, è teoricamente possibile subire una condanna alla pena capitale per aver bestemmiato in pubblico. Ma anche un Paese nel quale è possibile cacciare l’inquilino della Casa bianca per una storia di intercettazioni. Proprio come da noi. &lt;br /&gt;  Da alcuni giorni, comunque, è in atto un’altra corsa verso la seconda nuova frontiera della storia americana. Una frontiera invisibile ma molto concretamente reale che si colloca per la prima volta lungo un orizzonte visibile e non irraggiungibile. Soprattutto se si pensa a quanta strada è stata fatta da quel primo contingente di schiavi africani sbarcato da una nave negriera e insediato a Jamestown, in Virginia, nel 1619. Meno di un secolo dopo gran parte dell’economia del sud  del Paese si reggeva quasi completamemente sulla schiavitù e sulla coltivazione e raccolto di  cotone, tabacco e canna da zucchero. Al Nord evoluto e industrializzato non servivano schiavi negri ma solo schiavi bianchi da rinchiudere nelle industrie allora in fase di tumultuoso sviluppo. Una guerra di secessione durata 4 anni (1861-1865) segnò il crollo del Sud schiavista. Ma fino a non molti decenni fa esser nero, in America, era tuttaltro che facile. Oggi presente e futuro hanno il volto di Obama. Il cui programma, vincente almeno nelle premesse, consta sostanzialmente di due punti fondamentali: un atteggiamento keynesiano per quanto riguarda l’intervento dello Stato nel controllo e nello sviluppo dell’economia (non solo in materia di capitale finanziario) dopo quasi dieci anni di liberismo d’assalto di cui oggi l’intero pianeta subisce conseguenze devastanti. Di questo infatti si è parlato ieri fra Bush e il suo successore. E Obama ha spiegato a chiare lettere di voler correre in soccorso dell’ormai agonizzante General motors prelevando il denaro necessario da quei 700 miliardi di dollari stanziati dall’amministrazione Bush per levare dai guai il sistema del credito statunitense dopo il fragoroso &lt;I&gt;crack&lt;/I&gt; di Lehman Brothers e soci. Insomma Barack intende dare una mano non solo a chi maneggia denaro ma anche a chi produce valore e beni di consumo. Questo era stato uno degli argomenti “forti” della sua campagna elettorale. Argomento evidentemente vincente nonostante il frenetico agitarsi comiziale del canuto eroe di guerra McCain e della sua bellicosa armigera, la   malamutiana Palin. Persino la &lt;I&gt;nomenklatura&lt;/i&gt; di Pechino è scesa sul terreno dell’intervento statale mettendo a disposizione circa 600 miliardi in dollari equivalenti destinati a infrastrutture e opere pubbliche nel keynesiano tentativo di rilanciare economia e produzione. Tutto il mondo è paese. &lt;br /&gt; Secondo punto determinante per la vittoria di Obama, il deciso accento posto sui problemi dello stato sociale: sanità, scuola pubblica, assistenza. Il neo presidente si è decisamente schierato per il &lt;i&gt;welfare state&lt;/I&gt;.  E i risultati gli hanno dato ragione. Insomma il nero muove e vince in due mosse. Anche se, a voler ben vedere, per Obama, gli Stati Uniti e l’intero pianeta i guai sono appena cominciati e non finiranno tanto presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-8207926689221205453?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/8207926689221205453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=8207926689221205453' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/8207926689221205453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/8207926689221205453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/11/il-nero-muove-e-vince-in-due-mosse.html' title='IL NERO MUOVE E VINCE IN DUE MOSSE'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SRr4waLmBfI/AAAAAAAAAQ0/dpOiGHOD-jc/s72-c/scacchi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-4512587879313365285</id><published>2008-10-30T02:02:00.000-07:00</published><updated>2008-10-30T02:57:58.938-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>LE RAGIONI DEL TERMOMETRO</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQl64PytnsI/AAAAAAAAAQk/xfydXEG0d4A/s1600-h/banche.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 130px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQl64PytnsI/AAAAAAAAAQk/xfydXEG0d4A/s320/banche.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5262872746289635010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ci hanno abituati, i sofisticati &lt;i&gt;àuguri&lt;/i&gt; del tempo-che-farà, a discernere  fra temperature  &lt;i&gt;reali&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;percepite&lt;/i&gt;.  Insomma se il termometro dice cha fa freddo e tu hai caldo, chi si deve preoccupare? Tu o il termometro? E chi ha oggettivamente ragione? Lo strumento tecnico chiamato termometro o quello psicobiologico chiamato Antonio o Giovanni o Carla? Di solito, comunque, Antonio o Giovanni o Carla percepiscono  più caldo di quello indicato dal  mercurio o dal quarzo liquido grigioverdemente  evanescente della stazione meteo da tavolo. Io ce l’ho accanto al televisore. Non esco mai di casa senza aver lanciato un’occhiata al piccolo display.  Lo faccio senza pensarci, per abitudine impercepita, per stabilire se ho caldo o freddo. E ricompare così l’indispensabile-inevitabile dilemma introdotto  dal responso tecnologico. Da solo non sono più in grado di decidere se fa caldo o freddo. Il dibattito è apertissimo. Ma, dato che l’argomento di questo &lt;i&gt;post&lt;/i&gt; non è la fisica dell’atmosfera, veniamo a bomba. Leggete dunque, vi prego, con attenzione, l’&lt;i&gt;incipit&lt;/i&gt; sopra riprodotto di un articolo di Oddo apparso sul Sole 24 ore del 25 ottobre scorso. Non è necessario aver conseguito una laurea in economia per  restare terrorizzati dalle notizie riportate sul quotidiano finanziario. &lt;br /&gt; E’ interessante notare come nel caso della “grande crisi” si assista a un insolito capovolgimento delle tradizionali coordinate: il pericolo reale, una volta tanto, è molto superiore a quello percepito.  Però c'è un elemento di novità (negativa): in questo caso i termometri sono scarsamente o per nulla affidabili. Insomma sono stati “taroccati” per alterare i risultati della misura. Ci hanno tolto anche la nostra ingenua, primitiva, istintiva fiducia nell'oggettiva e scientifica imparzialità della "misura tecnica". Spiegazzando un po' Pascal potremmo dire che il termometro ha le sue ragioni che la ragione non conosce. &lt;br /&gt;  Ricordate le stratosfericamente positive e rassicuranti valutazioni prodotte dalle agenzie di &lt;i&gt;rating&lt;/i&gt; (i termometri) su Lehman Brothers? I termometri-barometri dicevano &lt;i&gt;“caldo e bello stabile”&lt;/i&gt; invece L&amp;B aveva raggiunto da tempo un irreversibile e gelido &lt;i&gt;rigor mortis&lt;/i&gt;. Però nessuno (o quasi. C'è sempre un quasi.) lo percepiva. Se si aggiunge che i dati riferiti da Oddo sono stati raccolti ed elaborati da R&amp;S, società di ricerca e studi di Mediobanca, dunque non sospettabili di pessimismo eccessivo,la percezione di un disastro di proporzioni non del tutto rivelate, anzi accuratamente velate, è forte. Siamo seduti sulla punta di un iceberg in rapido scioglimento. E non sappiamo nuotare. Nessuno sa nuotare. Neppure i bagnini e  gli istruttori di nuoto. Anche Bernanke-capitano-Nemo (tanto per fare un nome qualsiasi) visti gli esiti catastrofici del suo illuminato magistero, in termini natatori è, come dicono dalle mie parti, una borraccia. Riesce a malapena a galleggiare sui cadaveri altrui. Ma il fatto che non possediamo alcuna abilità nel nuoto è una circostanza reale o solo percepita? Il nanuncolo di Arcore non avrebbe dubbi: colpa dell’allarmismo di stampa e televisione.  &lt;br /&gt;  C’è uno spiraglio, però. E mi consolo. Vuoi vedere che anche Lui, il suo strapotere mediatico, la sua onnipotenza politica,  la sua onnipresente assenza di pudore, il crollo planetario di borse e borsellini, le voragini infinite dei &lt;i&gt;sub prime&lt;/i&gt;, la &lt;i&gt;roulette&lt;/i&gt; russa degli &lt;i&gt;edge founds&lt;/i&gt; e tutto il maledetto resto sono solo percepiti?  Meno male! Crediamo di esser morti ma siamo vivi.  Però se è solo un problema di percezione potrebbe benissimo darsi anche il contrario. Ma i morti non percepiscono di percepire. Dunque se percepiamo di essere morti significa che siamo vivi.  Però se percepiamo di esser vivi vuol dire che in realtà potremmo essere morti. Mi accorgo che sto descrivendo con buona approssimazione i principi  che governano il capitale finanziario contemporaneo e i rapporti fra banche, società di &lt;i&gt;rating&lt;/i&gt; e assicurazioni.  Ma forse sono solo percezioni. Mi sta venendo freddo.  O no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-4512587879313365285?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/4512587879313365285/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=4512587879313365285' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4512587879313365285'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4512587879313365285'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/le-ragioni-del-termometro.html' title='LE RAGIONI DEL TERMOMETRO'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQl64PytnsI/AAAAAAAAAQk/xfydXEG0d4A/s72-c/banche.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-2933153325681080922</id><published>2008-10-27T01:03:00.000-07:00</published><updated>2008-10-27T01:08:56.299-07:00</updated><title type='text'>SPESSARTINA (fine)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQV2ZFlkd8I/AAAAAAAAAQE/2U-e-MGY2qY/s1600-h/Spessartine.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 198px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQV2ZFlkd8I/AAAAAAAAAQE/2U-e-MGY2qY/s320/Spessartine.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5261741913020856258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ore 11.29&lt;/i&gt;- La vita mi stava abbandonando rapidamente. Le iridi cineree del Gigi continuavano immote e inespressive a fissarmi. La sua bocca immobilmente a muoversi. Parla sempre a labbra strette, il Gigi, forse per il timore che le parole sfuggano al suo controllo e si perdano per sempre nell'etere. Nel vuoto inerte di un mondo senza concrezioni, privo di stalagmiti, assente il feldspato, esente da druse, chimicamente entropico. Sugli ascoltatori la protrusione monofonica del Gigi ha sempre un effetto straniante, come se parlasse un ventriloquo senza pupazzo. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;“Un 15% è formato dai calcoli tripli di magnesio e fosfato di ammonio ...”.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;In alto, appese a un cielo irridente (ridevano di me anche le fasce di Van Allen), nubi candide scivolavano via, lente e indifferenti. Agognavo al nulla senza condizioni, senza timore, ormai senza speranza. Mi chiedevo che mai avessi fatto,di quali orrende nefandezze fossi colpevole in questa o in qualche vita precedente per meritarmi simile punizione. Paolo di Tarso mi apparve togliendomi ogni illusione, insieme alla speranza, ricordandomi che &lt;i&gt;“la salvezza non verrà dalle opere”&lt;/i&gt; (Cor. 1-29). Dunque neppure la punizione. E' tutto gratis. Che culo. &lt;br /&gt;La glossolalia ossessiva - compulsiva del Gigi avanzò spietata, sospinta da iridi cieche e crudelmente vacue:&lt;br /&gt;&lt;i&gt; “...é un composto formato da ammonio e fosforo, per questo viene comunemente impiegato come fertilizzante mentre in quantità eccessiva...”.&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;Un uomo non piange mi stavo dicendo, nel misero tentativo di darmi un contegno virile. Poi...&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Una salus victis: ullam sperare salutem&lt;/i&gt;. Attonito capii che Virgilio aveva ragione. Il miracolo accadde, improvviso come tutti i miracoli. E venne, ovviamente, dall'Alto. Il campanile annunciò, al colto e all'inclita , con assordante scampanata, che erano le 11.30. Per me, per tutti, per il mondo intero erano davvero le 11.30. Anche per il Gigi, che tornò in questo mondo, sussultò e guardandosi il polso sinistro dove peraltro non figurava alcun orologio, annunciò, insieme alle campane: &lt;br /&gt;&lt;i&gt;“E' tardi. Devo scappare. Ciao”.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Con una giravolta rapidamente evaporò inseguito dal petulante scalpiccìo dei suoi tacchi. &lt;i&gt;“Sparito era il signore con tutte le sue schiere.”&lt;/i&gt; E con lui anche la mia infelicità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-2933153325681080922?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/2933153325681080922/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=2933153325681080922' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2933153325681080922'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2933153325681080922'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/spessartina-fine.html' title='SPESSARTINA (fine)'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQV2ZFlkd8I/AAAAAAAAAQE/2U-e-MGY2qY/s72-c/Spessartine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-761906756821585304</id><published>2008-10-24T02:13:00.000-07:00</published><updated>2008-10-24T05:35:42.363-07:00</updated><title type='text'>SPESSARTINA-4</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQGSM_ZmzjI/AAAAAAAAAP8/LeZpNPzsPCU/s1600-h/Spessartine.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 198px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQGSM_ZmzjI/AAAAAAAAAP8/LeZpNPzsPCU/s320/Spessartine.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5260646591620369970" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ore 11.19&lt;/i&gt;-Avere presente quando state producendovi nello sforzo sovrumano di imporre al destino una piccola, infinitesimale, insignificante deviazione anche se  sapete che non c’è la minima speranza di successo e ciononostante continuate eroicamente a tentare una vana fuga  dagli dei? Ecco. La mia funesta divinità si chiama Gigi e in quel momento stava manifestando su di me la sua numinosa potenza. Spietato, con brusca e letale deviazione, il Gigi proseguì imperterrito lungo un altro asse cristallografico abbandonando con suprema indifferenza la vena di barite: &lt;br /&gt;  &lt;i&gt;-“Qui vicino c'è anche una vena di feldspato interessantissima. Pensa che è arrivata fin qui dalla Val... si suppone durante il periodo…”&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;   Il nome del periodo non lo ricordo e anche se lo ricordassi sarebbe impronunciabile come il tetragramma divino YHWH. La spalla destra era completamente indolenzita. E iniziava a dolermi anche il collo. Ero teso nello sforzo spasmodico di trovare una via di scampo.     &lt;br /&gt;  &lt;i&gt;-Fra pochi secondi&lt;/i&gt; -pensavo terrorizzato-  &lt;i&gt;toccherà alla  schiena. Poi alle vertebre cervicali. E Atlante distruggerà Epistrofeo  in un'orgia allo-autodistruttiva. E come Omero volgerò le spente pupille all'indifferente Olimpo. E la possente Ananke mi indicherà l'ineluttabile via del Nulla nel quale mi scioglierò per sempre. Spero solo di non soffrire.” &lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;Ero in apnea. E pietosamente incazzato. Ma il Fato, per definizione, è ineluttabile.  &lt;br /&gt;   &lt;i&gt;-“In quella vena ho trovato anche alcune concrezioni di spessartina.. Le forme dei cristalli sono il dodecaedro e il trapezoedro...”. &lt;/i&gt; &lt;br /&gt;    &lt;i&gt;Ore 11.23&lt;/i&gt;- Incominciavo a solidarizzare con gli impulsi omicidi attivati da “futili motivi”  le cui tragiche conseguenze occupano quotidianamente gli spazi di giornali e telegiornali. Già ne avvertivo  il silenzioso carsismo. Correnti sotterranee impetuose pronte ad erompere in cruenta liberazione. Volevo, ora lo so, un sacrificio umano tipo &lt;i&gt; “Ifigenia in Tauride” &lt;/i&gt;. Euripide blandiva il mio semiconscio. &lt;br /&gt;   &lt;i&gt;-“A volte compare sotto forma di esacisottaedro” &lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;    &lt;i&gt;Ore 11.25 a.m &lt;/i&gt;: Il sugo alle vongole si stava allontanando con velocità  direttamente proporzionale alla mia disperazione. E al diluvio soliloquente del Gigi, ormai in preda a conati cristallografici multipli, che montava come inarrestabile, oceanica  marea.&lt;br /&gt;    &lt;i&gt;-“Si chiama spessartina dalla località di Spessart, in Germania...” &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;    Il terrore aumentava a dismisura. Non avrei fatto in tempo a preparare il pranzo. Ero, in quel preciso momento, Prometeo incatenato.  E l’aquila che si cibava del mio fegato si chiamava Gigi. Inoltre la spessartina non è commestibile. Lui parlava e io avevo il fiato corto. Ero talmente angustiato che senza accorgermene spalancavo gli occhi sempre più. Lo interpretò, il Gigi, con tragico fraintendimento, come manifestazione di interesse per gli &lt;br /&gt;&lt;i&gt;-“ossidi di manganese ai quali spesso si associa”. &lt;/i&gt; &lt;br /&gt;     E proseguì con rinnovato entusiasmo:&lt;br /&gt;  &lt;i&gt;-“Compare anche in abbinamento alla rodonite” &lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;     Ah. Volevo ben dire. Le Moire stavano al mio fianco in attesa.Una coppia di merli che aveva zampettato a lungo sul sagrato schizzò via in volo dapprima radente, con rapida impennata poi, verso la libertà celeste. Anche gli occhi del Gigi sono celesti. Meglio, verde-azzurro-cenere-spenta. Iridi opache come dopo una lunga immersione nella candeggina. Il Gigi avrebbe scientificamente precisato: &lt;br /&gt;   &lt;i&gt;-“Ipoclorito di sodio, sale dell'acido ipocloroso in soluzione titolata al 5%...”&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;  Disse invece: &lt;br /&gt;&lt;i&gt;-“Si tratta di una varietà di granato”. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;  Tentai un gesto disperato. No, non così disperato. E cercai di interrompere il mineralogico nubifragio con un colpo sotto la cintura, sferrando un argomento che mettesse al tappeto il facondo oratore:&lt;br /&gt; &lt;i&gt;-“Insomma sono più o meno come i calcoli ai reni. Solo un po' più rossi”. &lt;/i&gt; &lt;br /&gt;  Adesso voglio proprio vedere cosa cazzo dice sulla calcolosi renale. La mia misera zagaglia non sfiorò neppure il bersaglio. Si perse in lontananza. E il treno stechiometrico del Gigi cambiò semplicemente binario senza nemmeno rallentare.&lt;br /&gt; &lt;i&gt; -“Si tratta di una similitudine non del tutto corretta. La spessartina è un silicato mentre  circa il  70% dei calcoli renali sono composti da ossalato di calcio puro o misto a fosfato di calcio, oppure meno frequentemente, da fosfato di calcio da solo...”.&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;Il mio piede destro era ormai innaturalmente ritorto talché la punta quasi scalzava dal suolo l'arcata plantare del sinistro.(segue)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-761906756821585304?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/761906756821585304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=761906756821585304' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/761906756821585304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/761906756821585304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/spessartina-4.html' title='SPESSARTINA-4'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQGSM_ZmzjI/AAAAAAAAAP8/LeZpNPzsPCU/s72-c/Spessartine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-2565100509987004305</id><published>2008-10-23T02:20:00.000-07:00</published><updated>2008-10-23T05:21:38.586-07:00</updated><title type='text'>DA MANGANO AL MANGANELLO</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQBCGIE55MI/AAAAAAAAAP0/rqpXCECiiMY/s1600-h/berluscesare2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 146px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQBCGIE55MI/AAAAAAAAAP0/rqpXCECiiMY/s320/berluscesare2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5260277037783442626" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Rispondo con un breve post all'amico Gap dal momento che l'argomento toccato ieri nel suo blog merita certamente ben più di un commento in seconda pagina.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Siamo alla sagra dell'assurdo. Anche se, a ben guardare, l'assurdità è solo apparente. Persino &lt;i&gt;"il Secolo d'Italia"&lt;/i&gt; ha invitato B. ad espressioni più moderate. Capito? Gli inviti ad un comportamento equilibrato arrivano ora anche da An. Ovviamente Fini si muove &lt;i&gt;pro domo sua&lt;/i&gt;. Ma questa circostanza rende ancor più significativo il &lt;i&gt;"calma e gesso"&lt;/i&gt; lanciato dal segretario di An e ripreso con rilievo sulla prima pagina del quotidiano. &lt;br /&gt;I roboanti proclami del nanuncolo di Arcore lo collocano dunque, senza alcun dubbio, più a destra di Alleanza nazionale. Anzi. Dire che B. è un uomo di destra è gravemente riduttivo. Sarebbe come affermare che Hitler era un uomo di polso. E' lui in persona, fisicamente intendo, il vero pericolo per la democrazia italiana. Sono i suoi superpoteri a  produrre effetti devastanti sul funzionamento delle istituzioni parlamentari. Kryptonite cercasi a qualunque prezzo. &lt;br /&gt;Sono i suoi avvocati, ormai ubiquamente presenti (come i suoi affari personali) nei gangli vitali del Paese, ad allargare quel gigantesco conflitto di interessi diventato ormai, &lt;i&gt;apertis verbis&lt;/i&gt; conflitto con la Costituzione. Incompatibilità assoluta e irrimediabile, insomma. Pecorella l'abbiamo evitato per un pelo. Ma ora dovremo pagare un prezzo altissimo, temo, sull'organo di vigilanza della Rai. Da Mangano al manganello la strada è brevissima. &lt;i&gt;Mala tempora currunt.&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-2565100509987004305?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/2565100509987004305/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=2565100509987004305' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2565100509987004305'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2565100509987004305'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/da-mangano-al-manganello_23.html' title='DA MANGANO AL MANGANELLO'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SQBCGIE55MI/AAAAAAAAAP0/rqpXCECiiMY/s72-c/berluscesare2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-8732731277767083508</id><published>2008-10-21T12:03:00.000-07:00</published><updated>2008-10-23T05:19:12.762-07:00</updated><title type='text'>SPESSARTINA-3</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SP4smcpa42I/AAAAAAAAAPY/vKlGn4QoXlQ/s1600-h/Spessartine.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SP4smcpa42I/AAAAAAAAAPY/vKlGn4QoXlQ/s320/Spessartine.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259690453851890530" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Video meliora proboque sed deteriora sequor.&lt;/i&gt;  Lo studio del latino, della filosofia medievale e la cultura in genere sono del tutto inutili. Non servono mai ad evitare gli errori; solo a giustificarli o a spiegarli a catastrofe avvenuta. Un po’ come è accaduto al povero Adamo il quale ha capito solo a cose fatte il guaio nel quale si era cacciato:  prima di addentare la mela (o era un fico?) non sapeva di far male. Quando l’ha capito era già troppo tardi:  &lt;i&gt;“…con sofferenza trarrai il nutrimento dalla terra (…) col sudore della fronte mangerai pane finché tornerai alla terra…”&lt;/i&gt; e quant’altro. Pardon!&lt;br /&gt;Insomma, ormai era fatta. Anche per me. &lt;i&gt;Tiremm innanz. &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;   &lt;i&gt;Ore 11.05&lt;/i&gt;- Negli occhi sbiaditi del Gigi trascorre una luce improvvisa, appena accennata, tuttavia vividamente perfida.&lt;br /&gt;  &lt;i&gt;“Sì, è un  minerale di bario. Solfato di bario per essere precisi  con densità relativa 4,5 e durezza 3 della scala Mohs.”&lt;/i&gt;  &lt;br /&gt;     Mi stavo già chiedendo dove avevo sbagliato quella mattina. L'orario di uscita da casa? Ero sceso dal letto col piede sinistro?  Il mio ascendente zodiacale era incazzato perché lo trascuravo? &lt;i&gt;Chakkra&lt;/i&gt; disassato? &lt;i&gt;Karma&lt;/i&gt; negativo? Le ipotesi vorticavano nella mia mente mentre le orecchie venivano travolte da un torrente mineralogico inarrestabile: &lt;br /&gt;    &lt;i&gt;“Cristallizza nel sistema rombico, e solitamente è incolore o bianca”.&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;     Mi doleva una spalla perché, nel tentativo di sganciarmi, più inconscio e velleitario che realizzabile, torcevo con forza il braccio destro dietro la schiena. Ma la fuga era bloccata da un'infinita serie di durissime concrezioni cristalline:&lt;br /&gt; &lt;i&gt;“Può essere anche gialla o azzurra. In metallurgia viene chiamata ganga”.&lt;/i&gt; &lt;br /&gt; &lt;i&gt;Ore 11.12-&lt;/i&gt;  Stavo affondando irrimediabilmente in una ganga vischiosa di suoni per me senza senso. E il tempo se ne andava con tirannica rapidità. Vano ogni tentativo di fuga dalla crudeltà ctonia del mio interlocutore. Tentai una disperata autodifesa isolandomi dall'insopportabile rumore di fondo causato dal Gigi, pensando intensamente a quale tipo di sugo avrei preparato per mezzogiorno: vongole? Una bella carbonara allo zafferano? Però anche aglio e olio a freddo...  Forse ho finito il parmigiano.&lt;br /&gt;Cercavo di piegare la volontà in una parabola di salvezza separando la mente dal corpo, l'anima dalla carne, me stesso dal mondo e dal Gigi. Salvifica evaporazione del sé.  Fingevo, ora lo so, la dissoluzione mistica per sottrarmi al funesto demiurgo dagli occhi di ghiaccio. Invano: la vena di barite era tutt'altro che esaurita.&lt;br /&gt; &lt;i&gt;Ore 11.15&lt;/i&gt;- Il Gigi era spietato.  Il monologo oracolare non dava alcun segno di esaurimento. Io sì.&lt;br /&gt;    &lt;i&gt;“I suoi impieghi principali riguardano la preparazione di composti di bario e  il pigmento bianco per le vernici... Circa il 90 per cento dei prodotti dell'industria degli smalti... A dire il vero i colori acrilici...&lt;/i&gt; -tentavo anche, ormai privo di speranza, la meditazione trascendentale puntando al dissolvimento dello spirito nella perfetta assenza di presenza- &lt;i&gt;...pigmenti legati da resine sintetiche o da resine a base di acetati polivinilici. Ma questo è un altro discorso.”.&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;    Terrorizzato dalla minacciosa possibilità di un "altro discorso" ero in preda all'angoscia più profonda. Buttai lì un pigolante:&lt;br /&gt;  &lt;i&gt;“Beh, allora divertiti. Ci vediamo”.&lt;/i&gt;  &lt;br /&gt;   Mi sembrava di aver intuito (la disperazione produce illusioni, miraggi  e fate morgane di ogni tipo) che la miniera oro faringea del Gigi fosse sul punto di chiudere. Stavo per aggiungere che era tardissimo, che i fornelli, diversamente dal paradiso, non potevano attendere, che dovevo proprio andare, che cazzo era proprio tardi... Chissà che lo stratagemma non funzionasse davvero. &lt;i&gt;(segue)&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-8732731277767083508?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/8732731277767083508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=8732731277767083508' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/8732731277767083508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/8732731277767083508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/spessartina-3.html' title='SPESSARTINA-3'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SP4smcpa42I/AAAAAAAAAPY/vKlGn4QoXlQ/s72-c/Spessartine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-1971287310443427897</id><published>2008-10-20T00:34:00.000-07:00</published><updated>2008-10-21T07:20:32.151-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventura'/><title type='text'>SPESSARTINA-2</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPw3lon5vtI/AAAAAAAAAPQ/qxQERayw6bM/s1600-h/Spessartine.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPw3lon5vtI/AAAAAAAAAPQ/qxQERayw6bM/s320/Spessartine.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259139584561364690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ore 11,03&lt;/span&gt; - Tutto accade in brevi istanti fatali. Doppio l'angolo della chiesa e quasi mi scontro con il Gigi. In genere ci salutiamo con un sorriso distrattamente circostanziale e le rispettive traiettorie proseguono senza incrociarsi. Ma ieri le parallele  delle nostre vite (Euclide mi perseguita!) si sono intersecate al termine di una fulminea quanto negativa convergenza. A mia parziale discolpa sottolineo la circostanza che l’iniziativa è stata sua. E così:&lt;br /&gt;  &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Ciao, scusa se non mi fermo ma ho un appuntamento con il capo minatore. Vado a visitare le miniere di barite a C...”&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt; Gigi è un  miner-archeo-entomo e-quant'altro-logo. Per inciso: quant'altro è un'espressione della quale il Gigi abusa con frequenza impressionante. E’, se mi capite, l’analogo adulto di quel  &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“cioè”&lt;/span&gt; che riempie di vuoto il vuoto del gergo adolescenziale, dell’eloquio smunto di chi parla troppo in fretta, dei commenti delle tifoserie nei bar e quant’altro. Ecco.&lt;br /&gt;  E io, scemo, invece di limitarmi a salutare con un rapido cenno del capo, labbra tese a scoprire appena cortesemente incisivi e canini, tirando dritto, mi sono lasciato scappare un'innocente, scriteriata, inconsciamente suicida e sciaguratissima domanda. Buttata lì quasi per una forma di asettica gentilezza. Non un vero interrogativo. Solo l’equivalente di un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“ah”&lt;/span&gt;. Solo questo. Giuro che non me ne fregava niente della barite.  Ma il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;daimon &lt;/span&gt;che sempre ci agisce ha disposto diversamente. &lt;br /&gt;    &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Barite?” &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; Voce dal sen fuggita… Mi sono reso conto quasi subito dell'errore. Anzi, ho il chiaro sospetto di aver intravisto l’avvento del dramma ancor prima dell’irrimediabile interrogativo. L'archetipo dell'autiolesionismo è proprio questo: prevede ma non vede. Improvvisamente il cielo si era fatto deserto. Le rondini, che fino a pochi secondi prima popolavano l'azzurro con rapidi ghirigori, erano scomparse precipitando il mondo nel silenzio d'una premonizione fatale. Mi accorsi con terrore che era fatta. Un inarrestabile Maelstrom si era messo in moto. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;(segue)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-1971287310443427897?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/1971287310443427897/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=1971287310443427897' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/1971287310443427897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/1971287310443427897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/spessartina-2.html' title='SPESSARTINA-2'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPw3lon5vtI/AAAAAAAAAPQ/qxQERayw6bM/s72-c/Spessartine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-7639889437785260807</id><published>2008-10-18T07:20:00.000-07:00</published><updated>2008-10-21T07:15:51.815-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventura'/><title type='text'>SPESSARTINA-1</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPnyiaBJ4CI/AAAAAAAAAPI/u-EqtIywczo/s1600-h/Spessartine.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPnyiaBJ4CI/AAAAAAAAAPI/u-EqtIywczo/s320/Spessartine.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5258500712845402146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;     &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E&lt;/span&gt;ro uscito piuttosto tardi. Alle 11 stavo ancora aspettando che mi servissero il pane. Davanti a me una signora anziana che non sapeva decidersi: &lt;br /&gt; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Ma quel prosciutto mi sembra un po' secco. E' dolce?. Me ne dia  un etto. Tagliato sottile però. No aspetti. Mi dia un etto di bologna. Ma non è troppo salata, no? Col sale devi starci attenta per via della pressione alta. Devo anche curare la licemia per operare la cateratta.”&lt;/span&gt; &lt;br /&gt; L'elenco dei malanni e delle relative terapie proseguì a lungo. Insomma una tira tardi terribile. Alla fine sono comunque riuscito ad entrare in possesso delle mie tre michette e sono scappato con la ferma intenzione di raggiungere casa nel minor tempo possibile e lungo la strada più breve. Dovevo preparare il pranzo. Qui, al Nord del Nord, si pranza a mezzogiorno in punto. Meglio se un po' prima. Sgarrare è impensabile.&lt;br /&gt;  Il mio problema (ma ancora non lo sapevo) ha avuto inizio proprio per questo banale motivo. Infatti, nonostante l’autorevolissima opinione di Euclide, la distanza più breve fra due punti non è quasi mai  una linea retta. Anche perché, se lo fosse sempre, seguire un percorso rettilineo per il rientro  fra le pareti domestiche avrebbe comportato un problematico attraversamento fisico di almeno due robusti muri perimetrali della chiesa parrocchiale. Oltre ad un imprecisato numero di diaframmi laterizi, certo più esili di quelli ecclesiali  ma non per questo meno impenetrabili.  Insomma, nelle circostanze di cui si tratta, il grande geometra alessandrino non mi è stato di alcun aiuto.  E non lo sarà neppure in seguito, come vedremo, nonostante il suo celeberrimo postulato delle rette parallele. Le quali, come sosteneva il compianto Aldo Moro, spesso si piegano ad inusitate convergenze. &lt;br /&gt; Per farla breve, ovviamente dopo aver pagato, ho seguito di buon passo un percorso composto di linee ragionevolmente spezzate in direzione di casa. Ma c’è sempre, nelle nostre vite mortali, un avversativo più o meno importante. Erano le 11.00 GMT. Ricordatevelo per la prossima puntata quando narrerò i tragici accadimenti successivi. (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;(segue)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-7639889437785260807?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/7639889437785260807/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=7639889437785260807' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/7639889437785260807'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/7639889437785260807'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/spessartina-1.html' title='SPESSARTINA-1'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPnyiaBJ4CI/AAAAAAAAAPI/u-EqtIywczo/s72-c/Spessartine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-3770077817924517718</id><published>2008-10-17T01:18:00.000-07:00</published><updated>2008-10-18T01:40:09.138-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>RIFONDAZIONE CAPITALISTA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPh8v1s6cnI/AAAAAAAAAKs/IcR_J4uzBd0/s1600-h/onedollarbaby.bmp"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPh8v1s6cnI/AAAAAAAAAKs/IcR_J4uzBd0/s320/onedollarbaby.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5258089726266208882" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Butto là sotto forma di dialogo una serie di titoli e/o sintesi del  pensiero neo-neo para capital-statalista apparsi recentemente sulla stampa italiana ed estera:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIALOGO SOPRA I DUE MASSIMI SISTEMI  DEL MONDO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scena si svolge sull’erba tenera di Bretton Woods (New Hampshire, Usa), tra due grandi investitori di nome Bernanke e Greenspan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; BERNANKE &lt;span style="font-style:italic;"&gt;-Eh, caro signore, non ci sono più le mezze stagioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; GREENSPAN &lt;span style="font-style:italic;"&gt;-Vero, si passa direttamente dall’estate all’inverno. Piove sempre meno. Sta cambiando il mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; BERNANKE &lt;span style="font-style:italic;"&gt;-E i ragazzi d’oggi? Sempre più maleducati e menefreghisti.  Chissà dove andremo a finire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; GREENSPAN &lt;span style="font-style:italic;"&gt;-Guardi anche  i soldi. Non valgono più niente. Ne servono sempre di più. Non bastano mai.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un signore di nome Barroso che sta portando a spasso il cane interviene con tono autorevole:&lt;br /&gt; BARROSO &lt;span style="font-style:italic;"&gt;-Servono nuove regole per la contabilità. E più controlli sulle agenzie di rating.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; BERNANKE &lt;span style="font-style:italic;"&gt;–E’ necessaria un’autorità di vigilanza anche sulle Banche centrali. Chissà se domani pioverà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un anziano di cui non si conosce il nome ma molto distinto, forse un magistrato o un avvocato, in doppiopetto scuro, fronte spaziosissima e scarpe coi tacchi a spillo sbotta:&lt;br /&gt; ANZIANO &lt;span style="font-style:italic;"&gt;-Vieterei i Titoli ad alto rischio. Chi li vende deve esser considerato un reo.&lt;/span&gt; (si liscia i capelli con una spatola da stuccatore)&lt;span style="font-style:italic;"&gt; Gli aiuti di Stato alle industrie in difficoltà sono ormai un imperativo categorico. Nessuno scandalo. Io l’ho sempre detto ma i comunisti e la sinistra illiberale hanno remato contro sostenuti dalle giubbe rosse.&lt;/span&gt; (il piccolo lapsus, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;giubbe&lt;/span&gt; per &lt;span style="font-style:italic;"&gt;toghe&lt;/span&gt;, rivela che non si tratta di un magistrato).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Insomma pare che la scoperta dell’acqua calda sia diventata lo sport più praticato al mondo. Per mettere a punto i necessari strumenti di ricerca di quella fredda, secondo una stima del MIT, saranno necessari ancora 10 anni di studi purché il flusso dei finanziamenti prosegua. Più probabile che si arrivi prima a individuare il mitico bosone di Higgs.&lt;br /&gt; Per capire che l’acqua calda esiste davvero non c’è voluto molto. E’ stato sufficiente un disastro finanziario di dimensioni planetarie tipo 1929. A 20 anni dal crollo del muro di Berlino, un’altra vertiginosa parete, sulla quale fino a ieri si svolgevano scalate  impressionanti e rischiosissime, è franata sotto il peso insostenibile dei &lt;span style="font-style:italic;"&gt;sub prime&lt;/span&gt; made in Usa. Potremmo definirli, all’italiana, i “mutui della mutua”. Garantiti, si fa per dire, da una gigantesca banca d’affari di plastica dal doppio, anche se poco nobile, cognome. Carta straccia, insomma. Ma la teofania di Wall street si è improvvisamente dissolta ed è caduta bruscamente sulle ginocchia trascinando con sé l’intero pianeta finanziario mentre le borse di tutto l’orbe terracqueo sembrano in preda a ricorrenti crisi epilettiche. O, se preferite, maniaco depressive: oggi euforiche, domani catatoniche. Litio carbonato cercasi a qualunque prezzo.  &lt;br /&gt;  Ma la disastrosa e improvvisa &lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kenosis#La_Kenosis_in_Cristologia"&gt;kenosis&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; del capitale finanziario mondiale e le terapie studiate per rimediare, non puntano alla nostra ma alla salvezza di un sistema ormai privo di qualsiasi giustificazione non pretendo etica ma appena logica. Umana insomma. E, cacciati dalla porta, “alcuni elementi di socialismo” (ricordate?)  rientrano in pompa magna dalla finestra. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Voca me cum benedictis&lt;/span&gt;: un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;requiem &lt;/span&gt;per il capitalismo? Stiamo assistendo a una fine o a un inizio?   &lt;br /&gt;  Una cosa è certa e l’hanno spiegata a gran voce, in perfetto unisono, il salvatore Tremonti e la salvata Marcegaglia:&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Tocca allo Stato salvare l'Economia;&lt;/span&gt; (notare, prego, la "E" maiuscola) &lt;span style="font-style:italic;"&gt;le nazionalizzazioni fanno paura. Ma ora è l’ unica strada possibile.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ascoltate Sarkozy a Bruxelles: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dobbiamo rifondare il Capitalismo! Così non si può continuare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; Ma va?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-3770077817924517718?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/3770077817924517718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=3770077817924517718' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3770077817924517718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3770077817924517718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/rifondazione-capitalista.html' title='RIFONDAZIONE CAPITALISTA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPh8v1s6cnI/AAAAAAAAAKs/IcR_J4uzBd0/s72-c/onedollarbaby.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-4265162078286704750</id><published>2008-10-15T04:41:00.000-07:00</published><updated>2008-10-16T01:30:34.276-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bambini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='genetica'/><title type='text'>VITA TUA VITA MEA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPX4KS3klaI/AAAAAAAAAKk/iqpPO3xCVqg/s1600-h/2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPX4KS3klaI/AAAAAAAAAKk/iqpPO3xCVqg/s320/2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257380995772224930" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Prelevo e “posto” da Yahoo.&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Roma, 14 ott. - (Adnkronos Salute) - Fiocco azzurro speciale in Spagna. A Siviglia è nato un bebè 'su misura', il primo nel Paese, venuto alla luce per poter curare il fratellino colpito da una rara malattia genetica, la beta talassemia. Il piccolo Javier, nato domenica scorsa all'ospedale Virgen del Rocio, è stato selezionato geneticamente con l'obiettivo di far sì che il fratello Andreas di 6 anni potesse ricevere il sangue del suo cordone ombelicale, in modo da iniziare a produrre globuli rossi sani contrastando la malattia che lo affligge. E che, grazie ai progressi della ricerca, non ha colpito il fratello Javier, privo del difetto genetico alla base della malattia. Fino al momento dell'intervento, la cui data non è stata resa nota, il sangue cordonale che dovrebbe salvare Andreas rimarrà custodito nella Banca del cordone ombelicale di Malaga.”&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei sentir montare, dai quattro angoli della terra e da tutte le quaternità dell’universo, un lungo, intenso, fragoroso, interminabile applauso per la perfezione di questo atto d’amore. Ma non è così. La &lt;span style="font-style:italic;"&gt;standing ovation&lt;/span&gt; proviene solo da una parte, sia pur cospicua, dell’emiciclo.  Ci sono mani, proprio quelle che ci hanno consentito di abbandonare lo stato di natura per inventarci uomini, che rimangono ottusamente inerti. Immobilizzate nella cristallizzazione di dogmi agitati dalle ottuse ierocrazie di incomprensibili ecclesie. Mani e menti indurite dal soffio glaciale che spazza un innominabile Cocito.&lt;br /&gt;  Non capiscono  che quel gesto nasce proprio dall’amore cui si richiamano ad ogni piè sospinto e che da venti secoli sorregge, con alterne vicende, il sacrificio della croce. Di più. Con la morte di Cristo ci troviamo di fronte ad un Padre dotato di un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ego&lt;/span&gt; per definizione sovrumano, che manda a morte il Figlio per puro desiderio di onnipotenza. Un Dio immenso, dopo aver crudelmente e ottusamente giocato per interminabili millenni con le sue creature, (Giobbe &lt;span style="font-style:italic;"&gt;docet&lt;/span&gt;) non trova diverso sbocco al dolore imposto all’umanità, che aggiungerne un altro infinitamente più grande: il martirio di un figlio divino e unigenito. Impossibile non vedere, inspiegabile non capire. Persino il teologo bavarese che impera in Vaticano ha oscuramente (forse inconsciamente) avvertito la presenza dell’antinomia radicale. Ascoltate il pastore bavarese a proposito del sacrificio di Gesù: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Nella sua morte in croce si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si dona per rialzare l'uomo e salvarlo — amore, questo, nella sua forma più radicale."&lt;/span&gt; (“ Joseph Ratzinger, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;a href="http:///www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est_it.html"&gt;“Deus caritas est”&lt;/a&gt;, Gesù Cristo - l'amore incarnato di Dio; 12.&lt;/span&gt; Libreria Editrice vaticana 2006).  Avete capito bene; è un’affermazione sconvolgente: Dio che si volge contro se stesso. Insomma il Padre soffre di una pericolosa personalità bipolare. E’ junghianamente instabile e pericoloso. Insomma incapace di intendere ma, purtroppo, non di volere.&lt;br /&gt; Prevedo ratzistiche obiezioni: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Non è lecito generare una vita  per scopi diversi dalla vita stessa che si vuole generare. Questo è utilitarismo materialistico. La vita deve essere un fine non un mezzo. Vade retro relativismo!”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; Infatti. E per soprammercato nell’evento straordinario verificatosi in Spagna la vita è, indissolubilmente, fine e mezzo insieme senza contraddizioni o antinomie, perfetta &lt;span style="font-style:italic;"&gt;coniunctio oppositorum&lt;/span&gt; nell’amore. Quanto inspiegabile e inguardabile sarebbe il volto di un’umanità che nasce, soffre e muore, solo per se stessa.  Invece un bimbo nasce “anche” per salvarne un altro. L’amore e la vita si trasmettono biologicamente, fisicamente, attraverso i legami di sangue, attraverso il sangue. Perfetta eucaristia. Di questo modernissimo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Traducianesimo"&gt;traducianismo&lt;/a&gt; si dovrà parlare ancora a lungo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-4265162078286704750?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/4265162078286704750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=4265162078286704750' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4265162078286704750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4265162078286704750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/vita-tua-vita-mea.html' title='VITA TUA VITA MEA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPX4KS3klaI/AAAAAAAAAKk/iqpPO3xCVqg/s72-c/2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-6700889735172942042</id><published>2008-10-13T01:06:00.000-07:00</published><updated>2008-10-18T01:41:49.791-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='aborto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='antropologia'/><title type='text'>IL VERO SEGRETO DI VERA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPMErOrrikI/AAAAAAAAAKU/jYONYx8n91M/s1600-h/veradrake2_neu.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:30px auto 1px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPMErOrrikI/AAAAAAAAAKU/jYONYx8n91M/s320/veradrake2_neu.jpg" border="30" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5256550330793691714" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ho rivisto,  qualche giorno fa, per caso. Stavo sistemando alcuni libri. Giaceva intonso, ancora avvolto nella sottile protezione di cellophane, in una vetrinetta pensile, levigata in un legno chiaro come l’alba artica dagli elfi iperborei del regno di Ikea. E mi ha letteralmente stupefatto. Ci deve essere una seconda volta. Per tutto. Come rimedio alla superficialità, come riscatto della banalità, come richiesta di perdono per l’ottusità della fretta.  E’, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Il segreto di Vera Drake"&lt;/span&gt;, di Mike Leigh. Un capolavoro di quattro anni fa, che tratta magistralmente, fra gli altri, il tema dell'aborto nella società inglese degli Anni 50. Una storia drammatica, come del resto richiede un tema così profondamente tragico, basata su un segreto che verrà svelato solo alla fine di una vicenda che si snoda lungo un piano verticale, attraversando ambienti socialmente ed economicamente molto diversi. Il percorso narrativo segue anche un itinerario orizzontale, interno ad una famiglia appartenente alla piccolissima borghesia artigiana, già all'epoca scossa da sussulti legati al conflitto padri - figli e al tentativo di ascesa sociale entrambi bruscamente interrotti dalla scoperta devastante del "segreto".&lt;br /&gt;  Sono imperdonabilmente distratto e mi affretto a porre rimedio: si tratta di un film del quale e sul quale, del suo “indotto” intendo, si potrebbe parlare per ore.  &lt;br /&gt; Un grandissimo Leigh capace come in questo caso di produrre narrazione pura. Mostruosamente brava Imelda Staunton, piccola inglese semisconosciuta al grande pubblico ma che vanta partecipazioni non insignificanti in opere come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Freedom writers", "Shakespeare in love", "La dodicesima notte", “Harry Potter e l’Ordine della fenice”&lt;/span&gt; e altri.&lt;br /&gt;  Va detto preliminarmente che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Il segreto di Vera Drake"&lt;/span&gt; non è soltanto un film sull'aborto clandestino. Se così fosse, sarebbe davvero facile indicare la scontata banalità di un argomento certo sempre attuale ma altrettanto certamente non dotato di grande originalità. L'ultima vincente fatica di Leigh è, invece, un'opera squisita su "un aborto". Meglio, su "quell'aborto", a lungo appena suggerito ma urlato a squarciagola nel finale, dalla eccellente Staunton-Vera. Vera che con i sui frenetici, piccoli passi, attraversa la propria (la nostra) vita nel vano tentativo di aiutare se stessa aiutando tutte le "ragazze in difficoltà". Il segreto di Vera Drake è questo: il suo aborto clandestino la cui evidenza si manifesta solo quando la catastrofe è ormai irreversibile. Vera non è buona, nè altruista, nè animata da infrangibile pietà verso le giovani donne oggetto delle sue gratuite (ma non disinteressate) premure. Quelle ragazze costituiscono per Vera l'immagine riflessa di un passato del quale la piccola colf dai capelli grigi e dall'eterno sorriso di legno è disperatamente e irrimediabilmente prigioniera. &lt;br /&gt;  Naturalmente in una materia tanto soggettiva come il giudizio artistico e, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;pourquoi pas?&lt;/span&gt; tecnico (su quest'ultimo non ho nulla da dire data la mia profonda incompetenza), ogni valutazione ha la medesima potenza di tutte le altre. Ma è facile lasciarsi ingannare dalla forma, tanto quanto dal contenuto di un'opera come quella di Leigh. Soprattutto quando se ne produca una disamina letterale, dunque paranoica. &lt;br /&gt;Ci sarebbe molto altro da dire sull'eterno, immutabile, ipostatico sorriso di Vera, una smorfia senz'anima, cui la brava Staunton offre una maschera perfettamente priva di anima piegando il volto in una smorfia quasi tetanica. &lt;br /&gt; Vera-Staunton non ride mai. La sua è una deformazione perennemente stampata sul viso; una porta chiusa su quell'altro profondo e terribile sentimento doloroso che l'ha resa per sempre incapace di proiettarsi nel mondo degli altri, di provare sentimenti reali. Da questo punto di vista anche Vera opera all'interno di una prassi paranoide, poiché si accontenta di vivere la sua vita in modo totalmente formale, quindi letteralistico. Vera non conosce metafore, né allusioni e continua ad agire all'interno di un'unico vissuto traumatico che ne condiziona l'intera esistenza: la violenza subita in giovane età e il succesivo aborto clandestino. Un dramma che la Staunton e Leigh hanno restituito allo spettatore in modo davvero stupefacente. Per questo mi arrischio a sostenere che il tema "letterale" del film è un elemento di importanza secondaria all'interno del procedere narrativo di Leigh. Ripeto: il segreto di Vera Drake non è oltanto un film sull'aborto ma soprattutto su “quell'aborto” (anche se non solo) e sulle sue conseguenze tragiche per la vita di Vera e di chi le sta intorno. &lt;br /&gt;  Mi limito ad accennare ad un altro possibile argomento  che potrebbe forse rendere più interessante la lettura dell'opera di Leigh. Dico che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Il segreto di Vera Drake"&lt;/span&gt; (premiato a Venezia nel 2004)  è anche  un film sulle porte. Anzi uno splendido esercizio di analisi antropologica sulla Porta. Sono, le porte, presenze costanti e arcane che attraversano e segnano l'intero tracciato del film, sostenendone lo sviluppo narrativo dalla prima all'ultima sequenza. Porte che si aprono, porte che si chiudono nei momenti più significativi dell'azione.  Anche se la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;vaudeville&lt;/span&gt; è lontana anni luce. Ogni volta che Vera "aiuta una ragazza in difficoltà" entra in una stanza aprendo una porta e richiudendola ad opera conclusa. Un'azione solo apparentemente ovvia. &lt;br /&gt;  E ci sono porte sullo sfondo di quasi tute le inquadrature. Proprio, sembra dire Leigh, come quella porta che si spalancò brutalmente molti anni prima sulla giovinezza di Vera Drake. Una ferita aperta sul suo innominabile passato, che la piccola "colf" cerca invano di suturare aiutando altre Vere Drake. E aprendo e chiudendo porte in continuazione, con gesto apotropaico, in un crescendo parossistico fino alla catastrofe dell'arresto, annunciato dall'apertura simultanea di ben quattro porte nere: quelle della berlina dalla quale escono i poliziotti. &lt;br /&gt;  E', la porta, strumento narrativo e cifra interpretativa del film di Leigh; prima invenzione umana, primordiale creazione tecnica e “intellettuale” totalmente priva di modelli preesistenti. Più della ruota, che l’uomo aveva già visto all’opera in qualche sasso o tronco rotolante lungo un declivio. Più del fuoco di cui la natura è spesso dispensatrice crudele e autonoma. In natura, invece, non esistono battenti né cardini, solo barriere. La porta nasce con  l’uomo e lo fa nascere; trasforma il mondo in un dentro e in un fuori, distingue noi dagli altri, separa il mio dal tuo, genera amici e nemici, disseca un Sé che diventa l’Io ipocritamente altruistico di Vera. Imene incardinata la cui difesa è essenziale alla sopravvivenza della verginità dell’orda-famiglia richiede di essere nominata. Da sempre, a Troia, a Babilonia, a Tebe, a Roma segue e precede, fondandola, ogni cultura. Per questo nella storia le porte hanno un nome. Per questo indicano la soglia ctonia o celeste dell’accesso senza ritorno al Bene e al Male dell’eternità.&lt;br /&gt;  Infine, per buona misura, un cenno all'abilità quasi diabolica di Leigh nel cercare e trovare riferimenti simbolici legati alla porta: il film si conclude in gennaio. Januarius, il mese della porta (janua per i latini). Anche il mese del dio bifronte. E il tempio di Giano, che per essere bifronte vedeva contemporaneamente passato e futuro, aveva non una bensì due porte. &lt;br /&gt;  Vera Drake guarda simultaneamente al suo terribile passato e a un futuro destinato a rimanere immutabile. L'ultima inquadratura del film mostra i famigliari di Vera silenziosi, con lo sguardo fisso nel vuoto, visti attraverso un battente aperto. Aspettano che Vera torni, ancora una volta, a chiudere una porta su un passato innominabile, a varcare una soglia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-6700889735172942042?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/6700889735172942042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=6700889735172942042' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6700889735172942042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6700889735172942042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/cinematica-il-vero-segreto-di-vera.html' title='IL VERO SEGRETO DI VERA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SPMErOrrikI/AAAAAAAAAKU/jYONYx8n91M/s72-c/veradrake2_neu.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-425869867829476706</id><published>2008-10-07T23:58:00.000-07:00</published><updated>2008-10-16T00:45:26.329-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='povertà'/><title type='text'>NINA  E IL PANE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SOxbhGr7c_I/AAAAAAAAAIw/g87h4OHSWkQ/s1600-h/pane.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SOxbhGr7c_I/AAAAAAAAAIw/g87h4OHSWkQ/s320/pane.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5254675489523201010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rispondo con un post alle osservazioni dell'incarcerato a proposito dei temi trattati in LIBER-AZIONE(5).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;  Non sono del tutto certo, come dici tu incarcerato, che a Cuba &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"l'infelicità è quasi inesistente"&lt;/span&gt;. Semplicemente i cubani non conoscono una felicità diversa da quella che vivono. Il loro (sempre meno, questo è vero) più che un mondo nuovo è un mondo chiuso. Una specie di monade, insomma, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"senza porte né finestre"&lt;/span&gt;. E vivono, forse, in una semibeatitudine minimale senza troppi diritti ma neppure troppi doveri. Una condizione, se mi spiego, non molto distante dallo stato di natura. Parlo, ovviamente, non di condizioni sociali o politiche, bensì psicologiche e culturali, le uniche a contare davvero in materia di desiderio e di felicità. Altra cosa è il castrismo e la società che ne è nata. Accade, nell’”isola felice” di cui mi parli, ciò che sta accadendo in alcune Repubbliche ex socialiste. Conosco da qualche tempo una signora di mezza età di origine ucraina. E’ in Italia da circa un anno e lavora come badante presso alcuni amici. Nina (chiamiamola così per motivi di privatezza) parla spesso con qualche nostalgia del periodo di sudditanza all’Unione sovietica prima e alla Russia putiniana poi. Almeno, spiega (e non deve proprio trattarsi di un luogo comune visto che nasce da esperienza diretta e originale) il lavoro c’era bene o male per tutti e pure il necessario per sopravvivere. Si barattava, insomma, la cosiddetta libertà (in senso del tutto “occidentale”) con una sopravvivenza garantita dal regime.  Si rinunciava quotidianamente a molti diritti in cambio di pochi doveri. &lt;br /&gt; Oggi, abitando la periferia del “mondo libero” (vecchio o nuovo?) Nina si accorge con sorpresa che non esistono certezze e che è necessario praticare, spiega con un italiano stentato ma comprensibilissimo, l’arte estrema di arrangiarsi  per poter mangiare non solo a pranzo ma anche a cena. Qui, nell’abbondanza cornucopiale (o stiamo parlando del vaso di Pandora?) del favoloso Occidente, dove crollano uno ad uno con fragore colossi apparentemente granitici ma dai piedi d’argilla, Nina fatica a staccarsi dalla cultura della “felicità”  nella quale è nata e vissuta. E, come i nostri padri, non butta via nulla, coltiva l’orto non per diletto ma per atavica necessità, E se qualcuno le porta pane fresco risponde senza incertezze e con tono quasi indignato: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“No, grazie, pane c’è.”&lt;/span&gt; e mostra due panini raffermi gelosamente conservati in un tovagliolo.&lt;br /&gt; Nina il pane non lo taglia col coltello, lo spezza con le mani ritualizzando un gesto essenziale ripercosso infinite volte attraverso i millenni fin dalla fondazione del mondo. Di questo mondo. E respinge, Nina, con dignità per noi incomprensibile, una  fragrante michetta appena sfornata. Mi pare che qui stiamo assistendo ad una &lt;span style="font-style:italic;"&gt;lectio magistralis&lt;/span&gt; di vita e di cultura. Le mani callose e infaticabili della timida ma non servile ucraina impartiscono istruzioni fondamentali dall’alto di un solido equilibrio la cui natura ci è ormai del tutto ignota. Eppure Nina era felice là, più di quanto non sia oggi anche se, qui, è trattata in piena e fraterna amicizia dai suoi “datori di lavoro” e possa, volendolo, accedere ad un tenore di vita impensabile al suo Paese d’origine.  &lt;br /&gt; Piccola, instancabile matrioska dagli occhi sorridenti, non conosce l’infelicità perché non conosce il suo reciproco, la nostra inesistente, irraggiungibile  idea di felicità. Un desiderio inestinguibile perché non nasce dal bisogno ma da un eccesso insaziabile di possesso e di consumo. Mi accorgo di averla fatta troppo lunga e mi fermo.&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-425869867829476706?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/425869867829476706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=425869867829476706' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/425869867829476706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/425869867829476706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/nina-e-il-pane.html' title='NINA  E IL PANE'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SOxbhGr7c_I/AAAAAAAAAIw/g87h4OHSWkQ/s72-c/pane.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-6203468077527022848</id><published>2008-10-06T01:07:00.000-07:00</published><updated>2008-10-18T01:41:04.494-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='peccato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='felicità'/><title type='text'>LIBER - AZIONE(5) - Un trend chiamato desiderio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SOoL2pA-UmI/AAAAAAAAAIo/3IsmK4aZP_w/s1600-h/agape002.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" href="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SOoLua9ukEI/AAAAAAAAAIg/2XZPtrkPlMU/s1600-h/agape002.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SOoLua9ukEI/AAAAAAAAAIg/2XZPtrkPlMU/s320/agape002.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5254024807421218882" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il vero problema è il desiderio. Anzi, il desiderare, l’idea del desiderio, la sua ipostasi irraggiungibilmente lontana. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;De sider&lt;/span&gt; (are). Guardano, i nostri desideri, allo spazio profondo dell’impossibile felicità. E vedono solo stelle. Il desiderio/desiderare, anche desiderante, costituisce &lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“…lo zoccolo antropologico sul quale si erigeranno tutte le esortazioni per un mondo migliore e sul quale è imperniata una certezza capitale: gli uomini che si dannano dietro ai desideri, dovrebbero attenersi invece ai propri bisogni. In un mondo in cui la hybris del desiderio verrà imbavagliata potrà nascere un’organizzazione sociale nuova, purificata dalle lotte, dalle oppressioni e dalle gerarchie.”&lt;/span&gt; (M. Barbery, “L’eleganza del riccio” cap.I, pag 9. Edizioni e/o.). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Notevole parenesi dell’ascetismo marxiano. Del riccio, delle sue caratteristiche celate, della sua naturale clausura, vero e proprio nascondimento vitale, riparleremo a suo tempo.&lt;br /&gt; Oggi parliamo, con Aldous Huxley, di felicità. Proprio come nel &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Mondo nuovo”&lt;/span&gt;, l'opera forse più famosa dell'autore inglese.&lt;br /&gt;La ricerca/desiderio della felicità, rappresenta il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;kernel&lt;/span&gt; attorno al quale, come nel breve romanzo di Helga Schneider &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Lasciami andare, madre"&lt;/span&gt; di cui abbiamo trattato in "LIBER - AZIONE (4)",ruota l’intero impianto narrativo e filosofico del testo. Il cui postulato afferma, in buona sostanza, che tutto ciò che l’uomo fa, tutto ciò che pensa e a cui pensa, tutto ciò che intraprende dalla nascita alla morte è orientato a conseguire la felicità. Il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;trend&lt;/span&gt; della modernità punta direttamente alla ricerca spasmodica (desiderio) della felicità che da aspirazione metastatizza  in diritto. Se ne richiede una prova? La felicità costituisce uno dei diritti inalienabili riconosciuti agli uomini dalla Costituzione degli Stati Uniti ed è presente nell’art. 13 della Carta giapponese, mentre riferimenti analoghi, spesso espliciti, sono presenti nella Carta dei diritti dell’uomo e in innumerevoli documenti, statuti, Carte, testi, riflessioni filosofiche dovunque si tratti di diritti umani.&lt;br /&gt;Costruendo il suo mondo nuovo, la sua società futura, Huxley produce un’operazione dai caratteri apparentemente ambigui e amorali. Nel rigido meccanismo controllato dal governo planetario non c’è posto per l’imprevisto né per quella che noi chiameremmo “libertà individuale”. Tutto (o quasi) prevedibile e previsto, dal periodo prenatale fino alla morte la cui sopravvenienza è prestabilita fin dall’inizio di ogni vita. Ed è per tutti identica nei modi e nelle forme. Un meccano dispotico per noi che, nel “mondo reale” della democrazia rappresentativa abbiamo imparato che la libertà è un bene inalienabile. Kant, che di queste cose se ne intendeva, aveva scritto che &lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;”...ognuno può ricercare la sua libertà per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo...”&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Giustizia è fatta: l’ipostasi chiamata Libertà è, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;hic et nunc&lt;/span&gt;, irraggiungibile. Viviamo in uno stato di libertà condizionata, minuscoli dervisci rotanti nel cavo di una sfera armillare.&lt;br /&gt; Le difficoltà iniziano (e questo Huxley lo sa benissimo anche se non lo dice esplicitamente) quando ci si pongono le prime domande: che cos’è la libertà? Come la si può raggiungere? Quale libertà, quale felicità è possibile e quale è solo auspicabile? E’ possibile essere felici senza essere liberi? La risposta dell’autore (pur che si legga in assenza di pre-giudizi) è inequivocabile e radicale: sì, è possibile. Anzi, solo in assenza di libertà è possibile essere in qualche modo felici, almeno in questa vita. Perché, lo si voglia o no, la libertà come ideale astratto non esiste. E, sub specie concreta, ha sempre un prezzo, alcune controindicazioni, spiacevoli effetti collaterali; è sempre il risultato di uno o più compromessi. &lt;br /&gt; Nel mondo nuovo, non c’è dubbio, si è certamente felici. Una felicità primordiale, antelucana. La felicità che prova l’embrione nel tepore umido e rassicurante della placenta custodita nel grembo materno. Nei paradisi artificiali prodotti dal &lt;span style="font-style:italic;"&gt;soma&lt;/span&gt; che annulla lo spazio euclideo e dona l’accesso all’eternità relativistica del sogno. Huxley sembra non avere dubbi. In un discorso del 1961 alla California Medical School di S. Francisco vaticinò l'avvento prossimo di &lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;"...un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Huxley descrive, qui, una felice e totale assenza di libertà. La stessa goduta dai protoadamitici ai quali nulla era negato ad eccezione della libertà di accedere ad un frutto. Uno solo fra mille, minuscolo, insignificante prima di essere indicato.  Fatale, poi, per l'intera stirpe degli umani. L'Agape primordiale che segna, insieme, la fine dell'innocenza,  dell'età dell'oro e del vecchio mondo, genera il dolore innocente del nuovo. Ogni redenzione, in questa vita, è impossibile fino al tentativo del nazareno il cui sacrificio, a ben vedere,  non suggerisce alcun ottimismo. E’ un prezzo che si paga per sempre.&lt;br /&gt; Nel Mondo nuovo, invece, si vive felici. Però si muore giovani. E' appena il caso di sottolineare come i concetti di giovinezza e vecchiaia siano del tutto soggettivi. La controprova? La sfera dei selvaggi, dove l’occhio vigile di Mustafa Mond non riesce a penetrare troppo in profondità, dovrebbe rappresentare l’alternativa libertaria (liberista?) alla società pianificata e fondamentalista nella quale gli uomini si muovono come ingranaggi stupidi di un meccanismo cieco e apparentemente senza senso. Ma guardatelo con attenzione John. La sua ricerca della felicità, in quella società dai tratti primitivi è davvero un “valore alto”? John è davvero libero di cercare il suo meglio? Oppure, piccolo Giobbe senza coscienza di sè, il suo Dio lo vincola con legami ferrei ad officiare i riti di una religione disumana e mostruosa almeno quanto quella di cui Mond è gran sacerdote? &lt;br /&gt; E’, quello che agisce nel mondo selvaggio, uno Yahveh junghiano nel quale risiede &lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;“…ogni qualità nella sua totalità, perciò la giustizia assoluta ma, allo stesso tempo, anche il suo contrario, pure questo altrettanto perfetto.”&lt;/span&gt; (Carl G. Jung &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Risposta a Giobbe”&lt;/span&gt;, pag.20. Biblioteca Bollati Boringhieri.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E’ sufficiente sostituire il termine “giustizia” con “felicità” ed eccoci a Huxley.&lt;br /&gt;La differenza reale fra i due mondi è molto semplice: nel primo si è felici per così dire senza saperlo. Nell’altro, metafora palese del nostro, si è infelici avendo piena coscienza della tragedia nella quale siamo immersi. Certo, nella società felicemente incoscente del sesso formalmente libero ma moralmente obbligatorio, non si nasce predestinati geneticamente a una classe o a un mestiere; Il destino individuale si forma tuttavia all’interno di un progetto politico e sociale. Sull'altro versante, nel mondo selvaggio,in compenso, si nasce per caso, si vive per caso, si soffre e si gioisce per caso, si muore per caso nell’assenza totale del senso. Però si è convinti di essere costruttori di destini, del nostro in particolare. E questo viene chiamato libertà.&lt;br /&gt; Emergono qui, in realtà, violenti e numinosi, i tratti della “possente Ananke”, la divina necessità alla quale anche i più potenti fra gli dei olimpici devono adeguarsi. Questo è il “mondo vecchio” visto e descritto da Huxley. Quello nuovo deve ancora venire. Ma l’uno e l’altro sono una cosa sola. &lt;br /&gt; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Una volta nati vogliono vivere e incontrare destini di morte (…) e lasciano dietro di sé figli, perché nascano destini di morte”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;NELLA FOTO: Salvador Dalì, "Ultima cena"; olio su tela. National Gallery of Art di Washington.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-6203468077527022848?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/6203468077527022848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=6203468077527022848' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6203468077527022848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6203468077527022848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/10/liber-azione-5-un-trend-chiamato.html' title='LIBER - AZIONE(5) - Un trend chiamato desiderio'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SOoLua9ukEI/AAAAAAAAAIg/2XZPtrkPlMU/s72-c/agape002.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-3403435559924984369</id><published>2008-09-19T07:16:00.000-07:00</published><updated>2008-10-18T01:42:35.871-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='felicità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nazismo'/><title type='text'>LIBER-AZIONE(4)  "LASCIAMI ANDARE..."</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNO4-8AL9fI/AAAAAAAAAHU/QNn6XMj4evE/s1600-h/lager.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNO4-8AL9fI/AAAAAAAAAHU/QNn6XMj4evE/s320/lager.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5247741382215071218" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un libro che ne spiega un altro. Il primo conduce il lettore lungo un percorso lastricato di problemi la cui soluzione, un’ipotesi di soluzione, almeno, si trova, chiara e scolpita, negli interrogativi sollevati dal secondo, di cui tratterò in un prossimo post. Certo un problema, in termini di logica formale, non può costituire una risposta. Tuttavia le vicende distillate dai feroci alambicchi descritti dalle righe intense di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Lasciami andare, madre&lt;/span&gt;”, non sono comprensibili in termini  semplicemente razionali. Come non lo è l’universo oscuro  e angoscioso che fa da sfondo alla narrazione: il nazismo, Auschwitz, Treblinka, Birkenau. Ravensbrück, la “soluzione finale”, lo sterminio pianificato di milioni di esseri umani indifferentemente ebrei, omosessuali, comunisti o zingari. Persino l’appartenenza ad una nazionalità poteva costituire per gli officianti del terribile culto  hitleriano, ragione sufficiente di morte o, nella migliore delle ipotesi, di sottomissione schiavizzante: “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;I nazisti consideravano i polacchi una razza inferiore tanto da vietarne la sepoltura in terra consacrata”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questo è lo sfondo. Un drammatico, tragico  “secondo piano” sul quale l’azione si dilata lentamente, sospinta a piccoli passi, quasi sussurrati, da un sentimento oscuro e profondo nel quale si amalgamano paura di sapere, desiderio di rinascita, volontà di riscatto, ricerca della verità e, par di capire, senso del dovere. Il tema sottostante all’agire, al dipanarsi del percorso narrativo, sempre presente e radicale, avvolge un tema antico: il conseguimento della felicità individuale, della  mia, della tua, della nostra (mai della loro) felicità. Il dramma di cui si dicono le convulse pulsazioni, riguarda due donne, madre e figlia.&lt;br /&gt;E’ qui, in questo rapporto impossibile; in questa mostruosa lontananza con la quale una donna tenta di realizzare la propria “felicità” abbandonando al loro destino due figli piccolissimi; nell’ostinato e infruttuoso tentativo di una figlia ormai anziana di ritrovare, quasi sessanta anni dopo, di un elemento fondamentale della propria vita affettiva. Ma l’esproprio assoluto cui fu sottoposta dalla madre - kapò si dimostra irrimediabile. E diventa colpa l’antico peccato di un’altra. E su Helga, sulla figlia, precipitano con fragore le colpe materne. Che diventano sue: Helga si sente colpevole, è colpevole tramite la madre. Anche se, davanti a una sopravvissuta di Birkenau, si sforza di negarlo: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Io non ho nulla di cui mi si possa accusare”.  Che non significa: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Non ho colpe”&lt;/span&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si insinua silenziosamente ma con evidenza sempre maggiore nell’alveo testuale, sostenuto da prosa scabra ma efficace, un’evidente, quasi inconscia  ricerca di attenuanti verso la madre – aguzzina.  Dunque verso di sé. Lungo tutto il percorso è presente la malattia mentale. Mutti è “malata”. Traudi (sempre, la madre viene nominata con diminutivi che suonano, ancor più che affettuosi, sinistri) non sa quello che fa. Dunque non lo ha mai saputo. La patologia di una personalità schizoide, anche se non assolve, smussa molto la crudezza dei fatti e stempera la responsabilità delle scelte. L’infermità mentale è una presenza giustificatrice, quasi assolutoria. Helga ne esce sconfitta: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Fatti odiare madre&lt;/span&gt;”. Puro, inutile esorcismo. La conclusione è inevitabile: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Ho perso ancora una volta”&lt;/span&gt;. Helga e la vecchia Traudi hanno perso insieme: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Nessuno che sia stato nei campi ne è mai uscito del tutto”.&lt;/span&gt;  La felicità resta irraggiungibile.&lt;br /&gt;H&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;elga Schneider, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;“Lasciami andare, madre&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;”. Pagg. 130, “gli adelphi”, € 8,00&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-3403435559924984369?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/3403435559924984369/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=3403435559924984369' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3403435559924984369'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3403435559924984369'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/09/liber-azione4-lasciami-andare.html' title='LIBER-AZIONE(4)  &quot;LASCIAMI ANDARE...&quot;'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNO4-8AL9fI/AAAAAAAAAHU/QNn6XMj4evE/s72-c/lager.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-3389240460720202223</id><published>2008-09-17T01:33:00.000-07:00</published><updated>2008-10-18T01:43:23.026-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><title type='text'>BLACK HOLE  E BIG BANK</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNDCHTzk2PI/AAAAAAAAAHM/Olx3Wphx6XE/s1600-h/300px-CERN_LHC_Tunnel1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNDCHTzk2PI/AAAAAAAAAHM/Olx3Wphx6XE/s320/300px-CERN_LHC_Tunnel1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5246906996718098674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Bene. La fine del mondo non è arrivata. Il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;fiat nox&lt;/span&gt; non è stato pronunciato. Il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Large hadron collider&lt;/span&gt; di Ginevra dal quale, secondo i lai di numerose astrofisiche Cassandre, sarebbe scaturito un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;black hole&lt;/span&gt; (buco nero) divoratore dell’universo, ha fatto giudizio e si è limitato a sparare tranquillamente  i suoi protoni nel tubo. I Signori dell’anello svizzero, per questa volta, non si sono trasformati in apprendisti stregoni della fisica subnucleare. Ma c’è un’altra, concretamente drammatica fine del mondo. O, meglio, fine di un mondo. Naturalmente sto parlando del crack Lehman Brothers che ha scosso alle fondamenta, con risultati catastroficamente planetari, il sistema finanziario e bancario mondiale. Da questo punto di vista c’è un’affinità fra l’esperimento di Ginevra e il mega crack di Lb con le sue ripercussioni mondiali: sempre di reazioni a catena si tratta. Borse a picco dovunque, risparmiatori terrorizzati, decine di migliaia di lavoratori a casa  senza neppure una pacca sulla spalla. Che cosa sia davvero successo non lo so visto che le strade dell’economia per me sono identiche a quelle della fisica delle alte energie: incomprensibili. Quando sento dire che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“L’andamento dei tassi preoccupa gli analisti”&lt;/span&gt; mi domando perché nessuno si preoccupi anche delle marmotte. Ma leggiucchiando qua e là, stropicciando giornali e cliccando tra forum e blogs,  salta agli occhi un fatto incontestabile: la crisi epocale che ha travolto LB (Isolo per citare l’ultimo clamoroso evento) era nell’aria da anni. Dunque prevedibile. Quindi evitabile. Ricordate la ruggente &lt;span style="font-style:italic;"&gt;fin de siècle&lt;/span&gt; delle borse mondiali? Quando bastava chiudere gli occhi e “pescare” un titolo azionario a caso per guadagnare subito un buon 5/10% sul prezzo di acquisto in pochi giorni? Eravamo diventati tutti esperti &lt;span style="font-style:italic;"&gt;traders&lt;/span&gt;. Nei bar, ai giardinetti, la sera a tavola, si parlava con accademica sufficienza di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dow Jones&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;new economy&lt;/span&gt;, di “ordinarie” e “privilegiate”, di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Eurostoxx&lt;/span&gt;  e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Blue chips&lt;/span&gt; . &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Oggi ho fatto uno spread -passami il sale- su uno strike interessante ma punto a un prossimo straddle –non c’è più vino? Se me lo dicevi lo compravo- anticipando un possibile spike reversal dei grandi gestori.”&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;La bolla speculativa sempre incombente (io le bolle le ho sempre associate all’acqua insaponata) galleggiava leggera e trasparente sul &lt;span style="font-style:italic;"&gt;trading system&lt;/span&gt;. Davanti ai monitor con le quotazioni dei titoli, catodica  teofania degli &lt;span style="font-style:italic;"&gt;arcana crumenae&lt;/span&gt;, che occhieggiavano dalle vetrate delle banche, capannelli di pensionati e casalinghe prendevano coscienziose note per decidere se fare un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;call&lt;/span&gt; o un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;put&lt;/span&gt;.  Poi (c’è sempre un poi) l’Età dell’oro si è conclusa, come ogni Età dell’oro che si rispetti, con la fragorosa caduta degli dei, tuttora in corso.  &lt;br /&gt;Ora, in attesa di qualche miracoloso intervento (&lt;span style="font-style:italic;"&gt;In God we trust&lt;/span&gt;. O no?) dei SIgnori del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Big bank&lt;/span&gt; è forse troppo tardi. Il capitale finanziario internazionale, in preda al panico, sta freneticamente cercando di correre ai ripari. Forse ce la farà ma nulla potrà tornare come prima. Questo, almeno, sostengono i più ottimisti. L’allegra compagnia degli &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Young urban  professionals&lt;/span&gt; meglio noti come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;yuppies&lt;/span&gt;  (ricordate i magnifici Anni ottanta e novanta?)  è ormai sepolta  sotto il crollo dei &lt;span style="font-style:italic;"&gt;subprime&lt;/span&gt;, i mutui made in Usa, insomma, che hanno inferto il colpo di grazia al già traballante castello di carte costruito dagli istituti di credito e dall’alta finanza legata al traffico internazionale di stupefacenti titoli. A partire dai bond argentini e dal nostrano ma non troppo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;crack&lt;/span&gt; Parmalat. Ma l’America è lontana… Mica tanto. Sentite questo dialogo colto al volo non dico dove né come. Il linguaggio, come si addice ad ogni colloquio fra iniziati, è ermetico ma non troppo. &lt;br /&gt;La data è recente,: 11/09/2008, dunque prima della dichiarazione di fallimento di LB.  &lt;br /&gt;A -  &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Ho un sacco di clienti nei guai. E io sono sulla stessa barca. Non so….”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;B - &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“…Non me ne parlare. Unipol è messa malissimo. Possiede almeno 9 index il cui istituto emittente è Lehman Brothers. A questi devi aggiungerne altri sei con Merryl Lynch (salvata in extremis da Bank of America ndr), quattro con Bear Stearns già cadavere e ora in fase di rianimazione, due  con Islandbanki che non naviga certo in buone acque…”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Per chi non avesse ben chiari il meccanismi dei cosiddetti titoli derivati ai quali appartengono anche i subprime ( i famigerati mutui made in usa vomitati a tonnellate dopo l’apertura del vaso di Pandora) sentite di che si tratta e allibite: &lt;br /&gt;A – &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Certo ma gli Istituti centrali interverranno. Le banche non possono essere lasciate fallire. Si diffonderebbe una insicurezza pericolosa verso l’intero sistema bancario mondiale”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;B- &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Non mi illuderei troppo. Il fallimento LB nasce dalle polizze cosiddette unit – linked che hanno il capitale garantito. Molte banche e assicurazioni  trovavano i presupposti per questa garanzia proprio nei caveaux di LB. Ciò significa che non erano tenute a  restituire direttamente il capitale degli investitori in caso di richiesta di rimborso. Questo compito spettava a LB presso la quale gli istituti di credito si erano assicurati.” &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Capito?  Lehman Brothers aveva “garantito” rimborsi per miliardi di dollari  alle banche. Quando ha dovuto mantenere gli impegni si è scoperto che non sarebbe mai stata in grado di farlo. Ma chi garantisce per il garante? Una domanda da 613 miliardi di dollari. &lt;br /&gt;Però l’aspetto forse più interessante di tutta la vicenda emerge da una constatazione non proprio confortante: fino a pochi giorni fa le agenzie di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;rating&lt;/span&gt;, quelle che danno i voti alle banche e alle altre istituzioni finanziarie, indicavano LB come una società A+,  collocandola in prima categoria, anche se non al vertice, per quanto riguarda affidabilità e solvibilità. &lt;br /&gt;Adesso si trema anche in Europa visto che molte importanti banche del Vecchio continente sono esposte alla grande con LB. E tutti corrono scompostamente in cerca di un riparo qualsiasi. A Parigi, tanto per fare un solo esempio,  i titoli del grande gruppo assicurativo Axa (sarebbe come dire Generali in Italia) ha perso in sol colpo il 10% del valore. Motivo? Axa è un importante azionista sia pure indiretto, di Lehman Brothers. Sotto le raffiche di questo tornado il sistema assicurativo europeo sta perdendo oltre il 6%. Quello bancario tiene bene il passo con un ottimo -5,5. E Oltremanica? Barclays, che deteneva circa il 4% di LB, ci rimette il 10%. L’elenco delle perdite è troppo lungo per proseguire.  Ecco servito un bel buco nero di ragguardevoli proporzioni. Ma non ci sarà un altro universo nel quale rifugiarsi, né un nuovo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Big bang&lt;/span&gt;. C’è, questo sì, un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Big crunch&lt;/span&gt;. In attesa che Pechino faccia capire che intende fare dei trilioni di dollari investiti sull’economia finanziaria americana. Se i cinesi dovessero decidere di liberarsene, altro che buco nero!  Il bello (o il brutto) è che adesso Pechino tiene Washington, come si dice, per le palle. Mosca non starà certo alla finestra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-3389240460720202223?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/3389240460720202223/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=3389240460720202223' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3389240460720202223'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3389240460720202223'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/09/black-hole-e-big-bank.html' title='BLACK HOLE  E BIG BANK'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNDCHTzk2PI/AAAAAAAAAHM/Olx3Wphx6XE/s72-c/300px-CERN_LHC_Tunnel1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-3612592332559802308</id><published>2008-09-15T07:46:00.000-07:00</published><updated>2008-10-18T01:44:26.500-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='prostituzione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sesso'/><title type='text'>HOMO INSIPIENS INSIPIENS</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SM57UQHYoFI/AAAAAAAAAHE/qMb_7Gz1NK8/s1600-h/Pic1177.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SM57UQHYoFI/AAAAAAAAAHE/qMb_7Gz1NK8/s320/Pic1177.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5246266203786747986" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Torna l’eterno femminino. Oggi si chiama prostituzione. Una vera novità, visto che il fenomeno è recentissimo. Conta appena quattro, cinquemila anni. La stima è approssimata per difetto.  Ricordate? &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Scendi e siedi sulla polvere, vergine figlia di Babilonia. Siedi a terra, senza trono, figlia dei Caldei, poiché non sarai più chiamata  tenera e voluttuosa.”&lt;/span&gt;(Is. 47:1). Allora non c’erano i falò che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“arden for men”&lt;/span&gt; (G. Brera in “il Giorno). Ardevano, certo, ma per divino ufficio. E le vergini sacerdotesse tali non restavano a lungo. Ma dio lo voleva. Anche oggi “tenere e voluttuose” spesso siedono a terra ma non più in nome della numerica Inanna,  Afrodite secondo i Greci, o Istar alla quale era dedicata addirittura una delle otto porte di Babilonia. Oggi non ci sono più sacri battenti per queste “sacerdotesse”, né ieratici amplessi. Solitudine, questa sì; violenza anche, quasi sempre; spesso la morte. Questo rimane attraverso i millenni: il sacrificio, il terrore, il sangue, che a volte conclude la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;tragodìa&lt;/span&gt;. Dramma arcaicamente perfetto visto che, come accadeva per il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;tragos&lt;/span&gt;, il caprone, e in epoche ancor più remote agli esseri umani “diversi” e per definizione assolutamente incolpevoli, si tratta di uccidere l’innocenza.  In alternativa di venderla, insomma di sfruttarla.  &lt;br /&gt;Ha fatto bene, dunque, Clara Sereni, sull’Unità del 13 settembre, a risollevare la questione, a presentare interrogativi: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“…non ci poniamo più il problema di come relazionarci con chi vive in condizioni di massima emarginazione, quando non di vera e propria schiavitù”.  E subito aggiunge di non aver “trovato la risposta”&lt;/span&gt;.  Poi con mossa repentina ma quasi ovvia, passa la palla con rapidissimo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;assist&lt;/span&gt;: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“ma gli uomini hanno qualcosa da dire? Si pongono il problema di dire qualcosa? &lt;/span&gt;(…) &lt;span style="font-style:italic;"&gt;giovani e meno giovani, mai un discorso che valga la pena ascoltare su come gli uomini vivono la propria sessualità  Su come si relazionano, oggi, con le donne, che siano le loro compagne o altre.”&lt;/span&gt;  Vorrebbe, Clara Sereni, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“…sentir confessare&lt;/span&gt; (è strano, anche la chiesa chiede a gran voce confessioni soprattutto a carattere sessuale. Un tempo le otteneva anche con la tortura ndr) &lt;span style="font-style:italic;"&gt;e discutere, per esempio, questo bisogno maschile inesausto&lt;/span&gt; (…) &lt;span style="font-style:italic;"&gt;di comperare&lt;/span&gt; (il bisogno non riguarda l’acquisto del corpo femminile bensì la sua fruizione. La differenza è, mi sembra, significativa. ndr) &lt;span style="font-style:italic;"&gt;corpi – giovani più che si può, femminili in prevalenza ma poi anche maschili e transgender.”&lt;/span&gt;  Se non ho capito male l’autrice si produce in un invito all’&lt;span style="font-style:italic;"&gt;outing&lt;/span&gt; o al &lt;span style="font-style:italic;"&gt;coming out&lt;/span&gt; o come si voglia definirlo.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la confessione, posso accontentare insieme regina e papa: ho spesso desiderato il contatto occasionale, rapido, privo di conseguenze durature, con una donna. Ho inevitabilmente pensato, quasi altrettanto spesso, di risolvere il problema rivolgendomi ad una prostituta. Non l’ho mai fatto. Non perché sono comunista o perché ritengo che il sesso a pagamento sia un male, o perché so che anche il cliente si colloca, per il fatto stesso di pagare, dalla parte dello sfruttatore-schiavista. Nessuno di questi o di altri nobili motivi mi ha impedito di portare a termine il mercimonio. Mi ha fermato la paura. Non una paura definibile, concreta, tangibile. Si tratta di un timore lontano ma profondo. Un sentimento indistinto, privo di contorno, inafferrabile nelle motivazioni, invincibile negli effetti. Un blocco che Clara Sereni certamente non apprezzerebbe poiché non nasce da un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“…interrogarsi sulla dicotomia donna (puttana) – madonna che (…) dilaga nei nostri figli…”&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt; Un blocco che proviene, credo, (in me, ateo, materialista, neopositivista: devo continuare?) da un radicato senso del peccato molto simile se non identico a quello dei cattolici. Eppure non credo nella condanna eterna né nella beata eternità del giusto. Questo ritengo voglia dire Ratzinger quando tuona sulle &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“radici giudaico cristiane”&lt;/span&gt; della cultura occidentale. Per quanto riguarda  il senso del peccato, ma solo in questo caso, ha qualche ragione. E'appena il caso di sottolineare che le vere radici della nostra cultura sono greco - romane. Ad ogni modo, se non ho capito male, (cosa del tutto possibile) secondo le direttive Sereni sono un fascista al quale manca il coraggio di esserlo, ma soltanto &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“…fra le lenzuola domestiche e non.”&lt;/span&gt; Intendiamoci: solo come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“maschio alfa”&lt;/span&gt;, in quanto &lt;span style="font-style:italic;"&gt;homo insipiens insipiens&lt;/span&gt;.  Perché come essere umano &lt;span style="font-style:italic;"&gt;tout court&lt;/span&gt;  sono da sempre impegnato, con risultati alterni e non definitivi, a &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“… mettere in un angolo quell’istinto primordiale…”&lt;/span&gt; (F. Piccolo, “Io, maschio meridionale”; l’Unità, 15/09/08, pag 1). Reprimo, insomma, come meglio posso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-3612592332559802308?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/3612592332559802308/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=3612592332559802308' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3612592332559802308'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3612592332559802308'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/09/homo-insipiens-insipiens.html' title='HOMO INSIPIENS INSIPIENS'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SM57UQHYoFI/AAAAAAAAAHE/qMb_7Gz1NK8/s72-c/Pic1177.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-6341269953831172633</id><published>2008-07-31T06:41:00.000-07:00</published><updated>2008-10-18T01:45:38.405-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sinistra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='alitalia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ideologia'/><title type='text'>ALITAGLIA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SJHCMNW8sRI/AAAAAAAAAGM/WoIkwBP-YMg/s1600-h/ALITAGLIA.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 328px; height: 195px;" src="http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SJHCMNW8sRI/AAAAAAAAAGM/WoIkwBP-YMg/s320/ALITAGLIA.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5229174157353988370" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Rispondo in forma epistolare al post della carissima amica Luz. &lt;a href="http://www.comeilpaneacolazione.blogspot.com/"&gt;&lt;/a&gt; Cara Luz, gli ideali di cui parli e parliamo spesso, noi di sinistra (a proposito, che significa oggi "sinistra"?) non sono solo indispensabili al nostro vivere, ma anche e soprattutto inevitabili. Senza mete ideali&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;ci si limita a&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;vegetare, a mangiare, dormire, tifare, segnare a dito, celticamente padanare. Ma niente più. C’è un altro “ma”. Parlo del fatto spiacevole che gli ideali fanno bene all’anima ma lasciano a bocca asciutta il corpo. Nel senso che nessuno è umanamente tenuto a perseguire per un’intera esistenza un ideale escatologico o realizzabile solo in una sfera ultraterrena. Insomma, chi si batte con pluridecennale perseveranza in vista di un obiettivo politico, sociale, umanitario, messianico “universale”, deve avere (e trovare) dentro di sé motivazioni sufficienti ad imprimere e a mantenere inalterata nel tempo quella che un tempo si definiva “spinta rivoluzionaria” o, in altre parrocchie, “testimonianza cristiana”. E’ questo, mi pare, il punto. Prendo un esempio a caso.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Attorno alla vicenda Alitalia si muovono, oltre ad interessi economici e politici ingentissimi, anche attori con interessi diversi pur se, in via teorica, non strettamente materiali. Prendi il sindacato. Durante l’agonia del vituperatissimo (da destra e da sinistra. Ma come è possibile scontentare re e regina insieme?) governo Prodi, sia pur con accenti un po’ diversi, il sindacato si era in pratica schierato su posizioni pressoché parallele a quelle dell’allora opposizione: difesa ad oltranza dei posti di lavoro; no ai tagli proposti dai contatti con Air France e via con la difesa di supposti “interessi dei lavoratori”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Va da sé che da quelle posizioni tralignava un evidente volontà di di mantenere, insieme agli stipendi, anche tessere e iscritti. Anche quando era a tutti (a sinistra, almeno) evidente che così si viaggiava diritti verso la trasformazione di Alitalia in Alitaglia. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;E verso il disastro proposto oggi da Berlusconi che prevede almeno 5000 esuberi oltre all’accollo del gigantesco debito da parte dello Stato. A carico nostro, dunque. Qualcuno ha smarrito la rotta? Si è rotto il trasnsponder? Anche il sindacato ha (aveva?) nelle sue radici profonde, un elemento ideologico che, lo si consideri come si vuole,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;contiene&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;geni di sinistra. Le lotte operaie (ce ne sono ancora di operai e di lotte?) organizzate&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;a cavallo fra Ottocento e Novecento, erano quasi sempre guidate da quella che il Grande Depennato dalla Storia chiamava “coscienza di classe”. Dove è finita, oggi? Ci sono ancora le “classi antagoniste” in quel senso? O stiamo scontando una assenza di elaborazione teorica disastrosa che ci lascia&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;marxisticamente e totalmente scoperti; inadeguati ad interpretare ideologicamente (non mi fa paura il termine, parlo proprio di ideologia) e da sinistra una realtà che, vedo dalle tue parole Luz, non viene più capita neppure da chi si dichiara “comunista” e a quei valori fa riferimento?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Dici: &lt;i style=""&gt;“Il PCI era un dinosauro nel cui interno si consumavano odii e ripicche, ma teneva compatti. E adesso? Tutto questo mentre la destra spadroneggia e fa scempio dell'Italia intera.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Temo che la compattezza, oggi almeno, non possa più essere considerata un valore in sé, come accadeva all’epoca, che non rinnego, dei “trinariciuti” descritti sulle pagine nerissime di &lt;i style=""&gt;“Candido”&lt;/i&gt;.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Certo dobbiamo batterci, difenderci e difendere gli interessi dei lavoratori. Almeno questo si sente dire a sinistra. Ma chi sono i lavoratori? Che cosa è diventato oggi il capitalismo della globalizzazione? E il capitale finanziario è ancora lo stesso analizzato nella secondo metà del XIX secolo da Rudolf &lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;Hilferding?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Sono &lt;/span&gt;quistioni &lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;(anche se non sono uno specialista) la cui soluzione mi sembra , così a spanne, determinante per tutte le forze che si richiamano, in un modo o nell’altro, al marxismo. Insomma per quasi tutta la sinistra. Dove sono finiti gli “intellettuali organici” di cui si occupava Gramsci?&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Oggi temo siano impegnati a guardare l’Italia e il mondo attraverso &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;nuvole fitte, da altezze stratosfericamente infinite, in &lt;/span&gt;business class &lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;su qualche volo Alitaglia. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Fin che va.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;p.s.  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ho visto questa mattina che la vignetta di  Giannelli in prima pagina sul Corriere della sera,  porta lo stesso titolo di questo post.  Potrei far valere qualche diritto di copyright. Darò mandato ai miei legali di studiare il problema.  Dimenticavo: a differenza del Corriere e di Sua Antenna Reale non possiedo legali. Vabbè. Avanti un altro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-6341269953831172633?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/6341269953831172633/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=6341269953831172633' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6341269953831172633'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6341269953831172633'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/07/alitaglia.html' title='ALITAGLIA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SJHCMNW8sRI/AAAAAAAAAGM/WoIkwBP-YMg/s72-c/ALITAGLIA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-3418254384044465676</id><published>2008-07-17T07:18:00.000-07:00</published><updated>2008-10-16T00:46:43.359-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cina'/><title type='text'>I SIGNORI DEGLI ANELLI</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SH9YZNPQc3I/AAAAAAAAAF8/905qP8CT4gQ/s1600-h/001-pechino-muraglia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SH9YZNPQc3I/AAAAAAAAAF8/905qP8CT4gQ/s320/001-pechino-muraglia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5223991282846692210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;p style="margin-right: 1.03cm; margin-bottom: 0cm;"&gt;Rispondo, qui, ad alcune osservazioni di un'amica. Si tratta di politica estera e osservazioni massmediologiche. Insomma del potere reale o supposto dei mezzi di comunicazione di massa. Postulando, in  parafrasi mcluhaniana, che mezzo, messaggio e scopo coincidano.                Ecco il testo, &lt;i&gt;sic ut est&lt;/i&gt;.  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-right: 1.03cm; margin-bottom: 0cm; font-style: italic;"&gt;“Gigia, sono d'accordo su tutto quel che sostieni a proposito di Cina, Tibet, potere massmediatico e volontà di intervento delle “potenze” occidentali. Preciso: sono d'accordo su “quasi” tutto. Non convengo, infatti, né apprezzo il sostanziale pessimismo che pervade il testo. Mi affretto a premettere che sono eticamente ma non moralmente pessimista. Sostenere, come tu fai, che nulla può cambiare perchè il potere mediatico “rimane saldo nelle mani di chi controlla il medium della comunicazione”, mi sembra osservazione fondata su considerazioni settoriali e, in qualche misura, non romantiche ma certamente sentimentali. Dunque parziali. La storia (non so dire se con l'iniziale maiuscola o minuscola) mi pare abbia finora mostrato l'esatto contrario. L'esempio più clamoroso del potere mediatico che divora i suoi controllori viene dal crollo mediaticamente tonitruante dell'ex Unione sovietica. Gli esiti storici del Paese del socialismo reale, delle troike ossificate, delle ipostatiche nomenklature brezneviane, ma anche della breve ma felice esperienza della glasnost gorbacioviana indicano tutt'altro sbocco della mediaticità globale. La stagione, fondamentale in questo ambito, di Gorbaciov, del suo  ingenuo liberalismo cautamente innovatore, parte proprio dall'erosione mediatica subita nel corso dei decenni, dal potere “soviettista”. Nonostante il ferreo controllo interno dei mezzi di comunicazione e del potere assoluto esercitato dal Pcus sulle fonti di informazione e sui media in generale. Non è più tempo di piccoli muri né di grandi muraglie. Il villaggio planetario è diventato sempre più trasparente. E la trasparenza, prima o poi,  rivela e annulla l'opacità del potere. Di qualsiasi natura esso sia. Come dice McLuhan “il mezzo è il messaggio”. Dunque, nel villaggio globale, la struttura fa aggio sul contenuto. Proprio per questo è difficile per il potere controllarne gli effetti. La comunicazione mediatica forse può davvero salvarci la vita. Certo non è detto che lo sappia fare. Comunque non da sola.  &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-right: 1.03cm; margin-bottom: 0cm; font-style: italic;"&gt; Tra poche settimane l'impero di C'in sarà esposto a un fuoco mediatico senza precedenti nella storia, su un palcoscenico planetario. Molto dipenderà da come si muoveranno i Signori degli Anelli olimpici. Dopo, nulla potrebbe più essere come prima. Forse è solo questione di tempo. Ma anche la Lunga marcia della Cina potrebbe imboccare una diversa strada proprio grazie all'attenzione del mondo. Forse saranno proprio i Portatori degli Anelli a dare la prima spinta.”&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-3418254384044465676?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/3418254384044465676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=3418254384044465676' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3418254384044465676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/3418254384044465676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/07/i-signori-degli-anelli.html' title='I SIGNORI DEGLI ANELLI'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SH9YZNPQc3I/AAAAAAAAAF8/905qP8CT4gQ/s72-c/001-pechino-muraglia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-8038193992388207255</id><published>2008-07-10T08:21:00.000-07:00</published><updated>2008-10-18T01:44:53.941-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='che guevara'/><title type='text'>PANAMERICAN</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SHYsE-ly_0I/AAAAAAAAAFs/rVvXXOTHsio/s1600-h/CaptureWiz002.bmp"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SHYsE-ly_0I/AAAAAAAAAFs/rVvXXOTHsio/s320/CaptureWiz002.bmp" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5221409282015297346" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;  &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Non è, quello compiuto da Ernesto Guevara de la Serna detto “Che”, soltanto né soprattutto “…un segmento di due vite raccontate nel momento in cui hanno percorso insieme un determinato tratto con la stessa identità di aspirazioni e sogni.” In questo, almeno, il “Che grande” ci ha mentito. La “Poderosa” impresa di Ernesto e Alberto è certamente anche un itinerario avventuroso e difficile di due amici attraverso un continente immenso. Ma è anche molto di più. Si tratta di un’impresa personale e collettiva del figlio di una terra, di un popolo, di una “nazione” lungo i sentieri della politica, del lavoro, della storia. Una storia che, attraverso occhi acuti che già vedono profeticamente la fine del viaggio, di quell’altro viaggio che si chiama vita, diventa strumento di crescita umana e formazione personale. Il racconto del grande viaggio di Ernesto e Alberto è diario di bordo, racconto di avventura e romanzo di formazione. Ma non descrive il percorso della vita di un uomo bensì la nascita di un popolo che altri popoli hanno frantumato in mille razze disperse, spesso contrapposte. Quasi sempre nel nome di un Dio lontanissimo, incomprensibile e crudele. Sempre in nome di quel Dio la cui invocazione campeggia indecente sulle banconote verdi dell’altra America, dal potere quasi assoluto.&lt;br /&gt;Si procede da sud a nord, accompagnati da una prosa scorrevole e descrittivamente meticolosa che, mentre metabolizza la storia lungo un percorso orizzontale, si immerge perfettamente verticale in profondità fino a toccare radici nascoste e lontane di una civiltà oggi quasi irriconoscibile se si pensa all’antica grandezza. Tuttavia unica.&lt;br /&gt;Il “discorso del lebbrosario” costituisce premessa e conclusione insieme del credo guevariano: “Costituiamo una sola razza meticcia che dal Messico fino allo stretto di Magellano presenta notevoli similitudini etniche. Per questo (…) brindo al Perù e all’America Unita.” Panamericanismo: il sogno del Che, la sua vita, il futuro suo e del “suo popolo”, la sua morte.&lt;br /&gt;Le parole dello sconosciuto incontrato in un villaggio di montagna rappresentano infine un proclama, un manifesto e un testamento che descrive con impressionante e chiara consapevolezza il suo destino e quello di tutte le rivoluzioni destinate fatalmente a fermarsi per consolidare il terreno conquistato con il sangue del popolo e, proprio per questo, immediatamente a soccombere trasformandosi in controrivoluzione. Il Che sa benissimo che tutti coloro che hanno lottato e sofferto per l’ideale rivoluzionario “…moriranno maledicendo il potere che hanno contribuito a creare con il proprio sacrificio a volte immenso.”&lt;br /&gt;Il giovane Ernesto Guevara della Serna è lucido profeta di sé stesso. Vede con chiarezza la propria morte. Annuncia in termini assolutamente inequivocabili che morirà “… con il pugno chiuso e la mascella serrata, in una perfetta rappresentazione dell’odio e della lotta…” Il Che sa anche che questo, non altro, è il destino di tutti i rivoluzionari. Un destino utilissimo, quasi indispensabile “…alla stessa società che lo sacrifica”. La rivoluzione divora sempre i suoi figli. Il Che grande, alla fine del viaggio, si vede “…cadere immolato per l’autentica rivoluzione uniformatrice di volontà, pronunciando un mea culpa esemplare.” Ricordate? “Fate questo in memoria di me”. Ogni epoca porta con se una croce.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Dal "diario" del Che è stato tratto un film  dal titolo "I diari della motocicletta" di  Walter Salles.  La foto che correda il testo riproduce la locandina del film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt; &lt;!--[if !supportLineBreakNewLine]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;  &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;u1:p&gt;&lt;/u1:p&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style=""&gt;&lt;span style=";font-family:Tahoma;font-size:130%;"  &gt;Ernesto Che Guevara: “LATINOAMERICANA”; Feltrinelli; pagg.128; € 5,00.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-family:Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-8038193992388207255?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/8038193992388207255/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=8038193992388207255' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/8038193992388207255'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/8038193992388207255'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/07/panamerican.html' title='PANAMERICAN'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SHYsE-ly_0I/AAAAAAAAAFs/rVvXXOTHsio/s72-c/CaptureWiz002.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-1789926925328018423</id><published>2008-05-15T01:05:00.000-07:00</published><updated>2008-10-18T01:46:10.931-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='PAVESE'/><title type='text'>PAVESE CHE VAI...</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SCv4nLWYMlI/AAAAAAAAAFc/u4JuGjiIUg8/s1600-h/lunabianca.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SCv4nLWYMlI/AAAAAAAAAFc/u4JuGjiIUg8/s320/lunabianca.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5200523546674606674" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-US"  style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="EN-US"  style="font-size:14;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;i&gt;“Una luna pesante, colore del caldo...” &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Una luna straziante che vede dall'alto ogni evento, ogni sospiro, ogni tragedia. Anche quelle minuscole che s'agitano tra le righe di uno degli autori più discussi del Dopoguerra. Tornare a&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Pavese, quarant'anni dopo, è un atto di coraggio. Forse solo di temerarietà. La prima lettura fu quasi inutile,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;poco più che bibliografica, incalzata dalla furia adolescenziale che corre veloce, che solo ti consente di praticare scalfitture e graffi sulla superficie del testo. Certamente non di leggerlo né di “sentirlo”&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;. Non c'è tempo. E Pavese, in particolare il primo Pavese, non più solo poeta né ancora del tutto romanziere, non tollera senza attriti&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;approcci superficiali. Mi smentisco immediatamente: la prima lettura, pur quasi del tutto trasparente, costituì imprinting essenziale   e necessaria inseminazione  per  il cimento futuro.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=""&gt;    Anche per questo &lt;/span&gt;il ritorno è stato facile, piacevole,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;quasi leggero. Basta capire perché. Perché scrive, lui.&lt;span style=""&gt; Perché &lt;/span&gt;si descrive.&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Perché si confessa con spudorata sincerità. Perché non si piace. C'è uno spiraglio oscuro: nulla di ciò che è suo gli piace. Così l'io si allontana sempre più dal sé, dissolvendosi riga dopo riga. Quell'io che si identifica e si confonde con l'ondulazione dolce delle Langhe, con la campagna delle stagioni crudeli, con l'agitarsi frenetico e infido degli uomini resi duri dalla terra, come la terra, con le brume gelide dell'anima. Che è l'anima del trentenne Pavese. Grande come i suoi gorghi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Le donne dei &lt;i&gt;”Paesi tuoi”&lt;/i&gt;, invece,&lt;i&gt; &lt;/i&gt;che sono tutte le donne,&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;piangono per ridere e se ridono soffrono. E se muoiono per mano d'uomo, tacciono senza rimproverare, senza condannare, perfettamente innocenti, perfettamente sacrificate. Come Gisella che &lt;i&gt;“...neanche i maiali resistono tanto”&lt;/i&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Nel primo romanzo di Pavese non ci sono personaggi. C'è un solo interprete. Vero e unico attore è l'autore che scrivendo di altri descrive se stesso, attribuendo a ciascuno tratti&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;che, a ben vedere, coincidono quasi sempre con quelli dell'ospite inquietante che dall'interno lo opprime. Anche Talino, l'animalesco Talino, è Pavese con la sua incapacità di amare e di odiare, di “vedere” gli altri. Lo spiegherà bene una figura femminile. Cate, che abita &lt;i&gt;“La casa in collina” &lt;/i&gt;scritto dieci anni dopo, dirà a Berto - Pavese come stanno davvero le cose: &lt;i&gt;“Sei buono così, senza voglia...”&lt;/i&gt;.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;La sua bontà è svogliata perché non ci crede. Non crede nel sentimento, nell'amore e neppure nell'amicizia. Non ne è capace. Venne definito spesso “neorealista”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;In realtà, fu soprattutto nichilista. Ed è stato, sempre, ciascuno dei suoi personaggi. E' stato anche il vecchio Vinverra, dal nome duro come il manico di un aratro. Vinverra impersona anche la cattiva coscienza del mondo e dello scrittore. Sa che il figlio, Talino, non è diverso da lui. E' solo più stupido e porta dentro la morte. Dice, Vinverra, parole illuminanti&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;quando uno dei bambini partoriti dalle mura stanche della cascina, fa cadere la nonna: &lt;i&gt;“...invece di battere il ragazzo gli disse soltanto: «La nonna la deve ammazzare Talino»”.&lt;/i&gt; Lapide ed epitaffio sono pronti. Il futuro è già scritto. Ma non sarà la vecchia a morire. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;Pavese produce sempre autoritratti. In &lt;i&gt;“Paesi tuoi” &lt;/i&gt;è l'autore che scrive di sé su uno specchio. Parole e righe non riescono a celare, né lo vogliono, il volto e l'animo che vi si riflette. Pavese si trafigge con acuminatissima autoanalisi. E i suoi personaggi interpretano chi li ha creati. Dicono di lui ciò che l'autore non riesce a rivelare esplicitamente poiché&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;si lascia alle spalle, sempre, qualche dolore, spesso qualche tragedia. Pavese interpreta e descrive l’umanità tutta. &lt;span style=""&gt;Il testo&lt;/span&gt; è, in questo senso, una spietata confessione. Altre ne seguiranno.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;La morte cruenta di Gisella è dunque opera di Talino - Pavese. Agisce, qui, una sorta di lavacro lustrale che libera l'autore dalla colpa di un delitto che non ha commesso in prima persona ma del quale sarebbe capace se non temesse il proprio giudizio e quello degli altri. Si finge buono perché&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;teme la critica. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;L'incestuoso Talino, sgozzando la sorella che in passato aveva violentato, compie l'orrendo rito sacrificale nel nome del Padre - Autore che agisce per interposta persona. C'è un Pavese cui non piace Pavese, che non lo approva, che non ama nulla di ciò che é l'altro sé. Sfibrato da una insopportabile tensione bipolare lo scrittore vede lucidamente il suo “doppio” e ne è atterrito. Si capirà in seguito quanto tutto ciò fosse tragicamente vero. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;i style=""&gt;“Perché la salvezza sia toccata a me e non a Gallo, non a Tono, non a Cate, non so. Forse perché devo soffrire dell'altro? Perché sono il più inutile e non merito nulla, nemmeno un castigo?.... L'esperienza del pericolo rende vigliacchi ogni giorno di più. Rende sciocchi, e sono al punto che essere vivo per caso, quando tanti migliori di me sono morti, non mi soddisfa e non mi basta. A volte, dopo aver ascoltato l'inutile radio, guardando dal vetro le vigne deserte penso che vivere per caso non è vivere. E mi chiedo se sono davvero scampato”. &lt;/i&gt;Verrà la morte...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;La fine di Gisella cesserà di essere soltanto una rappresentazione - confessione&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;diventando realtà, undici anni dopo, &lt;i&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;in una stanza d'albergo di Torino. Morendo volontariamente Pavese si identificherà, per la prima ed unica volta, in uno dei suoi personaggi positivi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style=""&gt;    &lt;/span&gt;&lt;i&gt;“Ecco dunque: nell'atto stesso di deporre la penna e di imprimere il sigillo alla mia confessione, metto fine alla vita dell'infelice Henry Jekyll”&lt;/i&gt;.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Jekyll - Pavese elimina se stesso per neutralizzare Pavese – Hyde.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Smeagol , morendo, trionfa su Gollum&lt;span style=""&gt; .&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Cesare Pavese,&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt; &lt;i style=""&gt;“Paesi tuoi”;&lt;/i&gt; &lt;b style=""&gt;Einaudi. Pagg. 134&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-1789926925328018423?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/1789926925328018423/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=1789926925328018423' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/1789926925328018423'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/1789926925328018423'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/05/pavese-che-vai.html' title='PAVESE CHE VAI...'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SCv4nLWYMlI/AAAAAAAAAFc/u4JuGjiIUg8/s72-c/lunabianca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-750673064235785756</id><published>2008-04-17T02:12:00.000-07:00</published><updated>2008-04-18T00:24:31.851-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='elezioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bossi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='berlusconi'/><title type='text'>SIAMO RIMASTI AL VERDE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SAcVktn5KGI/AAAAAAAAAE4/OerbJEHjXTM/s1600-h/bossi.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SAcVktn5KGI/AAAAAAAAAE4/OerbJEHjXTM/s320/bossi.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5190140816034179170" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Berlusconi ha stravinto anche grazie alla valanga verde leghista. Ma il problema centrale non è la Lega e i suoi conati secessionisti o razzisti, ma Sua Antenna Reale in persona. E intendo proprio lui, l'uomo Berlusconi. Infatti la questione centrale italiana, oggi, è il gigantesco macigno del conflitto di interessi che grava sui princìpi stessi della Costituzione e, a ben vedere, della democrazia italiana in generale. Di questo e solo di questo in realtà si tratta. E la gestione del tutto personale del potere legislativo, operata dall'arcoretano e dai suoi accoliti, ne costituisce una semplice e conseguente escrescenza.  Tutto nasce dalla commistione insostenibile e improponibile (in regime democratico)  di interessi sostanziosi e sostanziali, in tutti i settori strategici della vita politica, produttiva e sociale del paese - Italia.  Non c'è in pratica nessun settore significativo nel quale agiscano forti interessi che non faccia riferimento diretto all'ex palazzinaro di Milano 2.  La cui onnipresenza soffocante anche per le camicie verdi (recentemente sostituite da  più rassicuranti cravatte)   costituisce davvero l'anomalia italiana più importante.  Con  la restaurazione di Sua Maestà Berlusconi III siamo tutti diventati più poveri. Economicamente, culturalmente, umanamente poveri. Insomma siamo rimasti al verde. Dalle urne è comunque emerso un Parlamento (ed uscirà un governo), in gran parte  totalmente "sdraiato" sull'onnipotenza produttiva, finanziaria e multimediatica del "nano di Arcore" (se la ricorda, Senatur, la sua simpatica e affettuosa definizione del Cavaliere?).  Non fatevi ingannare dalle profferte dialoganti e dalle magnanime “aperture” verso ministri di altre forze politiche. Sono ministeri e funzioni &lt;i&gt;octroyées, &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;che tentano solo di illuminare la grande generosità del Signore concedente. Non servono nuovi Statuti albertini. Il 1848 è lontano. Ma il Medioevo sembra avvicinarsi. &lt;/span&gt;Qualsiasi provvedimento uscirà infatti, nei  prossimi anni, da Palazzo Chigi, da Montecitorio o da Palazzo Madama, avrà sempre e comunque al centro uno dei molteplici interessi del piccolo signore di Arcore (essendo l'imperatore, di volta in volta, Putin o Bush, indifferentemente) . Non c'è di qua delle Alpi, sopra e sotto il "padre" Po, alcun limite ormai all'invadenza  del potere di B.  Un potere al quale nessuno degli alleati sembra in grado di sottrarsi né di opporsi con qualche timido sussulto di autonoma dignità.  E' questa, cari neocelti, la vera secessione alla quale dovreste puntare.  Invece di  pensare ad un impossibile separazione dal resto dell'Italia, della misteriosa  ed inesistente (politicamente e geograficamente) entità chiamata Padania.  Questo gioco pericoloso non è destinato a durare a lungo. A meno che non si pensi a qualcos'altro che non sia democrazia.  &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-750673064235785756?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/750673064235785756/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=750673064235785756' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/750673064235785756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/750673064235785756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/04/siamo-rimasti-al-verde.html' title='SIAMO RIMASTI AL VERDE'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/SAcVktn5KGI/AAAAAAAAAE4/OerbJEHjXTM/s72-c/bossi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-6854109441171575116</id><published>2008-03-24T03:13:00.001-07:00</published><updated>2008-03-25T01:25:58.500-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pasqua neve'/><title type='text'>BIANCANEVE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R-i0YliRbsI/AAAAAAAAAEo/2XUiF5v2dV8/s1600-h/neve.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R-i0YliRbsI/AAAAAAAAAEo/2XUiF5v2dV8/s320/neve.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5181589705775476418" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenica 23 marzo 2008: Pasqua di resurrezione. Dormo quasi sempre un sonno profondo, incosciente. I miei sogni non  sanno riconoscersi.  Con stupore abbandono ad ogni risveglio questa specie di morte. Ieri la vita mi ha riconquistato tardi. Dalle tende della camera da letto filtrava una luce opaca e silenziosa. Ero coricato sul fianco destro. L'orecchio premuto sul cuscino captava il pulsare ritmato e lento delle arterie. Non era un suono, né un rumore. Era, piuttosto, uno stato d'animo. Quell'immersione bianca teneramente ottusa del primo mattino, che precede di poco l'abbandono completo del sonno. Mi stupiva, soprattutto, il silenzio. L'assenza totale di segnali esterni di vita. Persino i merli, per solito spensieratamente musicali, tacevano assorti. Faticavo a capire se si trattasse di veglia o del suo contrario. Un biancore lattiginoso, timidamente reale, percolava lento dai tendaggi. Allungai un braccio sporgendomi cautamente sull'orlo del letto. Scostai la tenda. Precipitai dalla realtà del sogno. Sogno vivo, opalescente di pura assenza. Tutto era bianco. Il silenzio calava lento, dovunque. Milioni di piccole scaglie popolavano mute lo spazio esterno. Stratificato candore modellava con sapienza afona tetti, prati, alberi, strade. Esternità anecoica priva di vita e di vite. Poi, chissadove, il suono stridente di una lama sull'asfalto a frantumare la lenta veglia. Dieci minuti più tardi, in cortile, affondavo una larga pala d'allumino nel corpo candido della neve già alta. Poco distante, nel bianco intenso di un nulla che sfarinava copioso su tutto, la piccola macchia nera di un merlo cercava inutile riparo presso un camino incappucciato. Ne avrei avuto per almeno un'ora. E pensavo a un vicinissimo futuro. A inevitabili vesciche, a una schiena rigida e dolente, a braccia pesanti e conseguentemente doloranti. Domenica 23 marzo: Pasqua di passione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-6854109441171575116?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/6854109441171575116/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=6854109441171575116' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6854109441171575116'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6854109441171575116'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/03/biancaneve.html' title='BIANCANEVE'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R-i0YliRbsI/AAAAAAAAAEo/2XUiF5v2dV8/s72-c/neve.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-6360949084121028590</id><published>2008-03-07T07:39:00.000-08:00</published><updated>2008-10-18T01:46:39.171-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mastella'/><title type='text'>CEPPI A CEPPALONI</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R9FiyfyiHRI/AAAAAAAAADg/JxUnSR7mefE/s1600-h/mastellamotor.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R9FiyfyiHRI/AAAAAAAAADg/JxUnSR7mefE/s320/mastellamotor.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5175026066491841810" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E così alla fine giustizia è fatta. Il nobile margravio di Ceppaloni. L'uomo con lo sguardo umido da  mitile ignoto ai più, dopo il suo quarto d'ora di notorietà, è tornato nell'ombra angusta del Sannio. Da alcuni giorni la valle del Sabato ha un ex in più. E un inaffidabile politicante in meno. Aveva tentato, Clemente XV, detto il Papa di Ceppaloni, il grande ricatto per evitare manette in famiglia. Senza successo. I ceppi  a Ceppaloni si sono serrati attorno agli augusti polsi della presidentessa consorte. E poichè, come è nota ed ubiqua opinione, le toghe hanno sempre un brutto colore virante dal rosso intenso al nerofumo (più frequente il primo), l'ex ministro dai grandi occhi e dal pessimo fiuto, aveva fatto il gran rifiuto. Anche se la Napoli dei rifiuti in fiamme è lontana e le strade di Ceppaloni sono linde.  Muore così, Sansone con tutti i filistei. Ma se Atene piange, Sparta non ride. E adesso che tutti hanno rifiutato le sue questuanti profferte e nessuno vuole saperne di camminare al suo fianco, annuncia con clamore che è lui a non volerne più sapere. E denuncia, in gramaglie, il “linciaggio morale” che l'ha escluso. “Non mi candiderò”: è il supremo sacrificio. Applausi da destra e da sinistra. I ceppi (morali e politici) sono scattati anche per lui. Pure il secondo rifiuto olezza di rancido. Come quello della volpe che rifiutò l'uva alla quale non poteva accedere. Come la Perpetua di don Abbondio che rimase zitella per non aver voluto nessuno. Clemente addio. E' stato breve ma melenso. Non ci riproveremo. Non gli resta che affidarsi alla clemenza della corte. Ma d'ora in avanti, per tutti noi, ogni invito ad “essere clemente” suonerà come insulto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-6360949084121028590?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/6360949084121028590/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=6360949084121028590' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6360949084121028590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6360949084121028590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/03/ceppi-ceppaloni.html' title='CEPPI A CEPPALONI'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R9FiyfyiHRI/AAAAAAAAADg/JxUnSR7mefE/s72-c/mastellamotor.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-7715584068462953611</id><published>2008-03-05T05:31:00.000-08:00</published><updated>2008-10-18T01:47:23.368-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mitologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='labirinto'/><title type='text'>LIBER-AZIONE 3 (Minotaurus)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R86kLkkjAZI/AAAAAAAAADY/x-3sKNduqvs/s1600-h/MitoTeseo.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R86kLkkjAZI/AAAAAAAAADY/x-3sKNduqvs/s320/MitoTeseo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5174253540597760402" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Minotaurus ludens. E' nel gioco, oscuro ma gioioso,  la nostra radice. Lux è gioco d'ombre. Nix, ombra d'un gioco. Voragine e Maelstrom indicano la radice del labirinto. Un luogo, in realtà, dal quale si esce sempre. E' questo il senso della spirale originaria. A meno che non si venga uccisi dalla perfidia primordiale della vita. Asterion, re della danza, signore della gioia cieca, dio dell'auto - da - sé, muore senza colpa. Mostruoso Adamo senza peccato espia una nascita non voluta. Chi può voler nascere? Questa è la trasgressione fatale che ci perde. Per sempre. A dispetto dell'amore. A causa dell'amore. E danza, Asterion, e offre e chiede amore, immerso in una gioia priva di felicità, mille volte riflessa dall'entusiasmo di infiniti specchi. “&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Osservò con diffidenza la sua immagine”&lt;/span&gt;: il dentro è fuori e fuori il dentro. Aion e Cronos si fronteggiano, per noi inutilmente. Gioca con se stesso e con tenere promesse di contatto. Ma tutto si svolge altrove. Oltre lo specchio, dove tutto inesiste. Un'innocenza mortale lo esclude e lo rinchiude: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“il labirinto c'era per causa sua e questo solo perché era stato messo al mondo... seppe, sognando, di essere un anormale cui non sarebbe mai stato concesso un linguaggio, mai fratellanza, mai amicizia, mai amore”&lt;/span&gt;.  Asterion si specchia nel sogno di un eden sconosciuto dal quale si dipana tuttavia un sottile filo rosso che s'avvicina danzando con Arianna,  Parca  purissima e sinuosa, per amore fatale tentatrice. Ma gli specchi, lucidamente ingannatori, riproducono un'apparenza di vita e producono la morte. Le immagini colpiscono con lama fedele. Teseo - l'altro &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“riavvolse il filo rosso di lana e scomparve dal labirinto e tutte le sue immagini riavvolsero il filo rosso di lana e scomparvero dal labirinto.”&lt;/span&gt;  L'umanità del mostro è sconfitta dalla mostruosità dell'uomo. La legge regna nel segno della croce - spada. E sparito era il Signore con tutte le sue schiere.&lt;br /&gt;F. Dürrenmatt; &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Minotaurus”&lt;/span&gt;; pagg. 61; ed. Marcos y Marcos.&lt;br /&gt;Nella foto: A. Canova (1757 -1822): "Teseo sul Minotauro"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-7715584068462953611?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/7715584068462953611/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=7715584068462953611' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/7715584068462953611'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/7715584068462953611'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/03/liber-azione-3-minotaurus.html' title='LIBER-AZIONE 3 (Minotaurus)'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R86kLkkjAZI/AAAAAAAAADY/x-3sKNduqvs/s72-c/MitoTeseo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-4048766093006743331</id><published>2008-03-01T07:55:00.000-08:00</published><updated>2008-03-02T05:07:20.794-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rondini'/><title type='text'>RONDINI</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R8mAeksmMYI/AAAAAAAAADQ/E-lhRzpMoA4/s1600-h/hirundo.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R8mAeksmMYI/AAAAAAAAADQ/E-lhRzpMoA4/s320/hirundo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5172806909746884994" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ho assistito ad un evento. Saranno state le nove e mezza. Cielo grigio. Temperatura tiepidamente rilassante. Ho alzato chissà perchè lo sguardo al campanile. Non ne avevo motivo. Uno dei quei gesti che si fanno senza capire, senza chiedere, senza domande imbarazzanti. Frenetiche, si muovevano a scatti rapidi e silenziosi. Senza una direzione apparente, senza una meta. Ma c'era uno scopo. Davano vita al sogno numinoso di un dio lontano. Tagliuzzavano la  volta lattiginosa con la rapidità di un chirurgo frettoloso ma sapiente. Disegnavano brevi spirali frementi. Graffiavano esili labirinti di nere scintille. Piccoli tagli, fessure minuscole che immediatamente si richiudevano nascondendo la cinerea verità del cielo. Il primo marzo sarà d'ora in poi una festa che celebrerò con attonito stupore. Grazie ad un piccolo stormo di rondini. Grazie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-4048766093006743331?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/4048766093006743331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=4048766093006743331' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4048766093006743331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/4048766093006743331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/03/ho-assistito-ad-un-evento-meraviglioso.html' title='RONDINI'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R8mAeksmMYI/AAAAAAAAADQ/E-lhRzpMoA4/s72-c/hirundo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-6543714209309517051</id><published>2008-02-27T06:19:00.000-08:00</published><updated>2008-10-18T01:47:41.162-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='relativismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='chiesa'/><title type='text'>IN CHE SENSO, SCUSI?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R8Vz9GgBEHI/AAAAAAAAADI/GyYFjLvezYw/s1600-h/V01.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R8Vz9GgBEHI/AAAAAAAAADI/GyYFjLvezYw/s320/V01.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5171667240658997362" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La X crociata voluta da Benedetto XVI è ormai in pieno svolgimento. Da quel lontanissimo 1096, quando Urbano II, al termine del Concilio tenutosi a Clermont Ferrand, in Alvernia, dichiarò aperta la prima guerra santa per la difesa del santo sepolcro, la chiesa non ha mai cessato di guerreggiare, con armi materiali o politiche. Anche se oggi gli obiettivi sono per così dire, molto meno condivisi. E i vescovi – conti non assistono più, spada in pugno, alle battaglie in difesa della cristianità. O di una più prosaica corona. Bouvines è lontana. Altri tempi, altre armi. Ultimo a seguire le orme di Goffredo di Boulogne, è l'ex vociferante vaticano e numerario dell'Opus Dei, Joaquin Navarro Valls. Il quale, abbandonato l'usbergo rossocrociato per  una certamente più agile cotta  di ottima vigogna, ha sferrato dalle pagine di Repubblica (26/02/08, pag 35) un vigoroso attacco contro le schiere dei relativisti selgiuchidi e si è lanciato alla &lt;span style="font-style:italic;"&gt;reconquista&lt;/span&gt; del “significato della vita”. Un  problema  liquidato in un centinaio di righe. Dopo una buona metà del rigaggio totale, speso come sottile introduzione al problema, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;el nuevo Cid campeador&lt;/span&gt; entra apoditticamente nel vivo della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;quaestio&lt;/span&gt;: “essere è comunque meglio di non essere”. In che senso, scusi? L'ha detto, un migliaio di anni fa, nel &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Proslogion&lt;/span&gt;, Anselmo di Canterbury, autore che immerge la penna nel calamo profondo dell'attualità, certamente noto a tutti. Chi se la sente di smentire il Dottore della Chiesa? Anselmo, prima d'Aosta,  poi di Bec, infine di Canterbury, allievo di Lanfranco di Pavia, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;(tanto nomine)&lt;/span&gt; è noto per essere il più arrembante e sfacciato distruttore di ogni logica formalmente e razionalmente attendibile, a partire da quella aristotelica. Il clerico vagante, diventato nel frattempo arcivescovo di Canterbury , spese l'intera sua vita (tra una disputa quodlibetale e l'altra) nel tentativo di dimostrare che tramite la ragione è possibile arrivare a Dio (sì, quello con la “D” maiuscola) e addirittura a comprenderlo. In che senso, scusi? Impegnatosi a fondo nella disperatissima impresa, le cui premesse teoriche sono contenute nel  “Monologion”,  scrisse in seguito il “Proslogion” la cui tesi risolutiva consiste nella cosiddetta prova ontologica dell'esistenza di Dio. Secondo Anselmo e la sua rigorosa ratio, Dio certamente esiste poichè se non esistesse non sarebbe Dio. Detto meglio e in traduzione quasi letterale: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“quando l'ateo nega l'esistenza di Dio, la nega al di fuori del proprio intelletto, cioè nella realtà. Resta comunque la presenza dell'esistenza di Dio nell' intelletto dell'ateo che lo pensa come essere Assoluto, Grandissimo, Verissimo. Ergo, è impossibile che, esistendo nel pensiero, Dio non esista anche nella realtà”&lt;/span&gt;. Chiarissimo. Nessuno sarà mai in grado di smentire questo squisito paralogismo nato dall'Irrefutabile Pensiero Inesistente di un Irrefutabilmente Inesistente Pensiero. Questa è l'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;auctoritas&lt;/span&gt; cui fa riferimento Navarro Valls. Il quale prosegue sostenendo che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“...è da preferirsi comunque e sempre l'avere qualcosa piuttosto che il non averlo.”&lt;/span&gt; Domanda stupida: anche il cancro o la sclerosi laterale amiotrofica? E con la fibrosi cistica come la mettiano? Voi preferite niente o un attacco di angina? Anselmo sarebbe certamente stato in grado di dimostrare che tali patologie sono inesistenti perchè imperfette. Ancora Joaquin da Cartagena che stavolta, per buona misura, tira in ballo Leibniz: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“...mentre dall'essere può venire tutto, dal niente non può venire proprio niente di niente.”&lt;/span&gt; L'auctoritas avrebbe potuto seraficamente obiettare: “Attenzione, Joaquin, a quel 'niente di niente'. In logica due affermazioni, come due negazioni, si annullano a vicenda generando il loro contrario e dimostrando che da niente può derivare il tutto”. Dio non conosceva le tesi Anselmian-leibniz- navarriane quando ha creato l'universo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ex nihilo&lt;/span&gt;?. Infine il dott. Navarro Valls si lancia in una spericolata affermazione  di “teologia antropologica”: “...noi, come i neonati, abbiamo bisogno sempre degli altri per vivere e per  scegliere. Tanto che le scelte altrui continuano ad influenzare la nostra vita...”. Stavolta ci ha proprio azzeccato. E' questo il punto. Da sempre noi abbiamo potuto esercitare il “libero arbitrio” soltanto dopo che qualcun altro ha effettuato per noi la scelta determinante: la creazione; o, se preferite, il concepimento. Ma questa legge universale non lascia spazio (se non &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ex post&lt;/span&gt;) ad alcun arbitrio. Libero o servo che sia. A partire dall'origine delle origini. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;À propos&lt;/span&gt;. Anch'io ho la mia auctoritas da citare. Sentite: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Voglio trovare un senso a questa vita / anche se questa vita un senso non ce l'ha”&lt;/span&gt; (&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Rossi Vasco: “Senso”;  in “Vasco buoni o cattivi”; 12, 1).&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-6543714209309517051?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/6543714209309517051/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=6543714209309517051' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6543714209309517051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/6543714209309517051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/02/in-che-senso-scusi.html' title='IN CHE SENSO, SCUSI?'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R8Vz9GgBEHI/AAAAAAAAADI/GyYFjLvezYw/s72-c/V01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-2645064445843922757</id><published>2008-02-22T07:27:00.000-08:00</published><updated>2008-02-22T07:31:26.676-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='burocrazia'/><title type='text'>C'ERA UNA SVOLTA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R77qkGgBEFI/AAAAAAAAAC4/_dYRyY6uKIE/s1600-h/coda.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R77qkGgBEFI/AAAAAAAAAC4/_dYRyY6uKIE/s320/coda.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5169827328208998482" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;State a sentire: “Con burocrazia si intende l'organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità, impersonalità. Il termine, definito in maniera sistematica da Max Weber indica il "potere degli uffici" (dal francese bureau): un potere (o, più correttamente, una forma di esercizio del potere) che si struttura intorno a regole impersonali ed astratte, procedimenti, ruoli definiti una volta per tutte e immodificabili dall'individuo che ricopre temporaneamente una funzione”.(Da Wikipedia). Colpisce in questa asettica definizione, una delle caratteristiche della B.: la razionalità. Ecco un esempio preclaro di razionalità burocratica. Dal 5   marzo prossimo venturo tutti i lavoratori dipendenti che intendono dimettersi volontariamente lo potranno fare solo tramite compilazione di un modulo informatico.  Da tale data le dimissioni presentate saranno nulle. Bene. Chi non possiede un computer nella supertecnologica società italiana? Personalmente ne conosco moltissimi. Diciamo che il 20/30% dei miei conoscenti non ne ha uno. &lt;br /&gt;Ma la razionalità è una caratteristica della burocrazia, no? Infatti ecco le alternative. La registrazione al sito del Ministero può essere effettuata personalmente (ho “personalmente” provato ad esplorare il sito http://www.sviluppoeconomico.gov.it/ ma dopo una mezz'ora ho rinunciato) o tramite un “intermediario delegato” come Comuni, sindacati, patronati, uffici provinciali e regionali del lavoro, centri per l'impiego. Sarebbe stato irrazionale inserire nell'elenco degli “intermediari” anche le aziende dalle quali il lavoratore intende dimettersi? E' “razionale” costringere il dimissionario a perdere mezza giornata di lavoro per recarsi presso la sede di un “intermediario”? L'operazione sarà gratuita? &lt;br /&gt;Siamo certi che uno dei pregi della burocrazia italiana sia la razionalità. Ma ciò di cui stiamo parlando mi pare costituisca un black out molto grave che complica  le cose invece di semplificarle. Qualche anno fa avevamo salutato con grande favore l'irruzione nel magma semisolido dell'italica burocrazia, della ventata innovatrice legata alla cosiddetta “legge Bassanini”. Autocertificazione, tracciabilità delle pratiche e così via lungo la strada maestra di una svolta epocale del rapporto fra cittadini e burocrazia. Una svolta che sotto molti aspetti si è davvero verificata. Ma c'è chi lavora duramente per invertire la marcia. C'era una svolta, or non c'è più. I burosauri non si sono estinti. A volte ritornano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-2645064445843922757?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/2645064445843922757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=2645064445843922757' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2645064445843922757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2645064445843922757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/02/cera-un-svolta.html' title='C&apos;ERA UNA SVOLTA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R77qkGgBEFI/AAAAAAAAAC4/_dYRyY6uKIE/s72-c/coda.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-410124173323362969</id><published>2008-02-20T05:12:00.001-08:00</published><updated>2008-02-20T05:36:06.473-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fiorello'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='satira'/><title type='text'>I COMICI FANNO RIDERE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R7wrbGgBEEI/AAAAAAAAACw/spvDVem9zqA/s1600-h/Saro_731.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R7wrbGgBEEI/AAAAAAAAACw/spvDVem9zqA/s320/Saro_731.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5169054216915849282" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mala tempora currunt. L'altro ieri l'Italia politicamente corretta era stata messa a soqquadro dalla “candidatura” del Grillo parlante che dal palco in piazza invitava con foga tribunizia a votare Vaffa contro tutto e tutti. Immergendo destra e sinistra nel calderone maleodorante e nullacapente del “sono tutti uguali”. Devo ammettere con amaro sconforto che simili considerazioni si manifestano sempre più spesso anche fra le mura domestiche. Stupisce che provengano da chi (io lo so bene) ha sempre visto nel far politica l'unico strumento efficace utilizzabile in democrazia per aprire la strada al “nuovo che avanza”. Ma anche i rifiuti di Napoli in un certo senso “avanzano” grazie alla politica corrente. Che in realtà non corre ma sta ben salda e gattopardescamente immobile.&lt;br /&gt;Vabbè. Ieri la parte del fustigatore del costume politico italiota se l'è assunta un altro comico(ma, forse, con qualche titolo politico in più); il padre fondatore di quel movimento che viene ormai definito giulianferrarismo. L'idea assolutamente geniale è La Moratoria. In questo caso sull'aborto. Per carità, nulla a che vedere con eventuali modifiche o interventi sulla 194. L'iniziativa giulainferrariana, come spiega con entusiastico trasporto il forzitaliota Colucci Alessandro (non lo conoscete? Ma chevviveteaffà?) mira a “risvegliare le coscienze su ciò che accade nel mondo, in particolare in Cina, Corea del Nord e India”. Ben spalleggiato in questo dal suo nume tutelare Formigoni. Che plaude all'apparentamento della lista di Ferrara con il PdL. La notizia della moratoria si è rapidamente diffusa. Tanto che a Pechino la borsa ha subìto un tracollo e P'yŏngyang ha richiamato i riservisti e chiuso la frontiera con la Lombardia.  &lt;br /&gt;Oggi è toccato al capocomico  Fiorello Rosario il quale ha implicitamente suggerito una moratoria elettorale che suona pressapoco così: se non levano il pattume da Napoli, sciopero delle urne. Si tornerà a votare solo a pulizia ultimata. Così imparano. La gag ha fatto immediatamente il Giro d'Italia in una sola tappa. Ma l'astuto Fiorello, per evitare i  controlli antidoping, si è quasi subito rimangiato la proposta. Con quale  argomento? Il solito impugnato da chi spara pirlate e poi si pente: era solo una provocazione, una battuta. La satira, si sa, non bada a spese. Anche se a volte assomiglia molto da vicino al qualunquismo.  Fiorello qualunquista? Ma va! Però, poco dopo la sparata sulla ruera napoletana ne ha tirata fuori un'altra da far invidia all'Arcoretano. Sentite il fiorelliano pronunciamento ex cathedra: “Non se ne puo' piu' di vedere gente che commette reati e non passa neanche un giorno in prigione perche' si inventano patteggiamenti della pena, riti abbreviati e buona condotta...”. Capito? Secondo il comico Fiorello,  patteggiamento, rito abbreviato e buona condotta  sono “invenzioni”. Non acquisizioni di una civiltà giuridicamente avanzata che tende a proteggere i cittadini da un uso poliziesco ed arbitrario del codice penale e a realizzare il massimo recupero del reo applicando il minimo della pena nel tempo più breve possibile. Un antico adagio meneghino recita pressapoco così: ofelee fa el so mestee. Trad.: il pasticcere faccia il suo mestiere. E il comico? Deve far ridere. Ma questo Fiorello, Grillo e Ferrara lo sanno fare benissimo. La politica però è un'altra cosa. Bella o brutta che sia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-410124173323362969?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/410124173323362969/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=410124173323362969' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/410124173323362969'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/410124173323362969'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/02/i-comici-fanno-ridere.html' title='I COMICI FANNO RIDERE'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R7wrbGgBEEI/AAAAAAAAACw/spvDVem9zqA/s72-c/Saro_731.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-5799526934409747321</id><published>2008-02-07T11:59:00.000-08:00</published><updated>2008-02-07T13:04:29.155-08:00</updated><title type='text'>EREZIONI ANTICIPATE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R6tyTpvp_oI/AAAAAAAAACM/TtullPS1pHA/s1600-h/scale.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R6tyTpvp_oI/AAAAAAAAACM/TtullPS1pHA/s320/scale.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5164347079659224706" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il ferale annuncio che ha sconvolto l'Italia non mi sconvolge, nè mi eccita in modo particolare. Stento a comprendere chi si scandalizza perchè  il Cavaliere gioca sporco pensando di trarre profitto, oltre che dalle sue numerose e lucrose attività imprenditoriali, anche dalla maialata calderolianbossiana. Suffragato in questo dal numinoso potere divinatorio di un certamente ben pilotato sondaggio. Non capisco questa sorta di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ejaculatio praecox &lt;/span&gt;che dilaga con vis epidemica tra gli italioti urnofobici e democraticocentrici. Il ricorso alle urne è, si o no?, esercizio fondamentale di democrazia? Se sì, inutile menare scandalo. Se no, si stava meglio quando si stava peggio e sarebbe meglio ponzare su qualche (inesistente) proficua alternativa alla democrazia: demagogia? Sondaggiocrazia? Democentrismo? Populismo? Democrazia assembleare con correzione  proporzionale e  collegi pronominali a scadenza trimestrale pagabile a rate settimanali?&lt;br /&gt;In realtà, mi pare, sono gli scandalizzatori medesimi a scandalizzarsi visto che una buona metà del "popolo italiano" (si proprio quello in nome del quale si esercita la giustizia, si creano le leggi, si evadono le tasse e si fanno e disfanno i governi, le pensioni e le buste paga) continua a non capire quel che succede quando si scarabocchia una croce su uno o più fogli di carta (certamente progettati da Escher, dunque impossibili da ripiegare)  per poi infilarli in una fessurina (no, non quella) praticata su uno scatolone di legno.&lt;br /&gt;E poi in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;gabina&lt;/span&gt; non è meglio andarci sulla spiaggia di Rimini? Intanto lui corre da sè. E l'altro corre per sè. Mentre la gens referendaria tira moccoli all'indirizzo di quel Fini la cui ferrea coerenza l'ha indotto nel giro di alcuni mesi a trasformarsi da convinto sostenitore e Grande Firmatario del referendum a vibratore multifrequenza e ben deciso a secondare le necessità di Sua Antenna Reale e delle sue coorti.  Che certamente annovereranno nella prossima campagna bellica anche i rifugiati politici Mastella,  Dini e le loro sommessamente indagate consorti: un sostantivo, quest'ultimo, inquietante ancorchè singolarmente plurale.&lt;br /&gt;Intanto l'altra metà degli italiani alla quale, per sfrenato desiderio di sfiga, appartengo, continua imperterrita a perfezionare il difficile esercizio descritto da herr Leopold von Sacher-Masoch. Aveva ragione Freud: il sesso è fondamentale. Anche in politica. Altrimenti non si capirebbe come possano essere sopravvissute tanto a lungo teste di razza come Borghezio, Calderoli, Bondi. Dimenticavo Castelli. Non ho dimenticato Gasparri; ma stavo parlando di teste.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-5799526934409747321?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/5799526934409747321/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=5799526934409747321' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/5799526934409747321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/5799526934409747321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/02/erezioni-anticipate.html' title='EREZIONI ANTICIPATE'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R6tyTpvp_oI/AAAAAAAAACM/TtullPS1pHA/s72-c/scale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-7381258702441064889</id><published>2008-01-24T07:27:00.000-08:00</published><updated>2008-10-18T01:51:10.550-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='annunciazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vangelo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Maria'/><title type='text'>MADRE ETERNA</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R6CQ-Jvp_jI/AAAAAAAAABY/rVu1qWZq3ko/s1600-h/Bmaschere.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R6CQ-Jvp_jI/AAAAAAAAABY/rVu1qWZq3ko/s320/Bmaschere.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5161284570408681010" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'annunciazione: "In nome del padre" inaugura il segno della croce. In nome della madre s'inaugura la vita."  Incipit ed epilogo, domanda e risposta, maschio e femmina li creò. La vita che esplode non può che venire da lei. Da lui timore e tremore,  gerarchia invincibile e non scalabile.  Certo anche clemenza. Gesto non difficile per chi può tutto. Troppa è la distanza che separa lei da lui, l'infanzia dalla giustizia, il trono dall'amore che scioglie nella vita ogni colpa, vera o presunta poichè "tutta l'immensità di prima precipita in un abbraccio".  Miriàm/Maria che è tutte le donne,  come Elhoim è "tutta la divinità", accetta l'annuncio non per impotenza nè,  in principio, per amore. Accetta tuttavia l'impensabile violenza divina perchè nel suo nome "s'inaugura la vita". La morte non la riguarda nè la teme. Il dolore irrimediabile ha già avuto un lontanissimo ed imperscrutabile inizio.  E nasce un bambino  che non piange poichè è scritto che altre lacrime scorreranno per lui, dopo di lui. Nel nome del figlio che è speranza. Un nome che  non distruggerà la legge del padre. Però la terminerà portandola "a compimento" con verbo definitivo: amore.&lt;br /&gt;Settantanove pagine di intensa poesia in prosa.&lt;br /&gt;ERRI DE LUCA "In nome della madre" pagg. 79, Euro 7.50. Feltrinelli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-7381258702441064889?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/7381258702441064889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=7381258702441064889' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/7381258702441064889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/7381258702441064889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/01/liber-azione2.html' title='MADRE ETERNA'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R6CQ-Jvp_jI/AAAAAAAAABY/rVu1qWZq3ko/s72-c/Bmaschere.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-2373993174410587299</id><published>2008-01-18T14:49:00.000-08:00</published><updated>2008-01-30T07:30:48.636-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right; color: rgb(102, 102, 0);"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-2373993174410587299?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/2373993174410587299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=2373993174410587299' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2373993174410587299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/2373993174410587299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/01/perche-trecentosessanta.html' title=''/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1435545160817683228.post-7396771808567661060</id><published>2008-01-18T06:39:00.000-08:00</published><updated>2008-10-18T01:49:17.700-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='creazionismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='evoluzionismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='darwin'/><title type='text'>LIBER - AZIONE</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R5DME22tPyI/AAAAAAAAAAs/wfcSsOMN3u0/s1600-h/cosmo_blog.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://bp2.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R5DME22tPyI/AAAAAAAAAAs/wfcSsOMN3u0/s200/cosmo_blog.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5156845957155733282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(192, 192, 192);"&gt;CREAZIONE O EVOLUZIONE?&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(192, 192, 192);"&gt; - Chi nutrisse qualche interesse per la plural tenzone tra evoluzionisti e creazionisti, ovvero fra neo razionalisti e vetero idealisti o, ancora, fra chi pensa di pensare e chi crede di pensare, potrà con profitto e piacere dar di mano all'agile volume di Telmo Pievani "Creazione senza Dio" (Einaudi; pagg. 137; € 8). Dove, con piglio esplicitamente "partigiano"  e penna (o tastiera) voltairiana l'autore solca la procellosa vicenda del confronto tra scienza e fede. Dimostrando come se la tesi  creazionista &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; color: rgb(192, 192, 192);"&gt;stricto sensu&lt;/span&gt;&lt;span style="color: rgb(192, 192, 192);"&gt; non ha bisogno di Darwin, è perfettamente vera anche l'affermazione logicamente speculare: Darwin può fare a meno di Dio. Buona lettura.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1435545160817683228-7396771808567661060?l=360gradi-helios.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/feeds/7396771808567661060/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1435545160817683228&amp;postID=7396771808567661060' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/7396771808567661060'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1435545160817683228/posts/default/7396771808567661060'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://360gradi-helios.blogspot.com/2008/01/liber-azione.html' title='LIBER - AZIONE'/><author><name>helios</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14973655471302860988</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_vFMNVTIKHP4/SNdLD0LmJ9I/AAAAAAAAAHg/StofikafvKM/S220/ELIO.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_vFMNVTIKHP4/R5DME22tPyI/AAAAAAAAAAs/wfcSsOMN3u0/s72-c/cosmo_blog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
